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Nel discorso di Mattarella semplicità, lotta alle diseguaglianze, ambiente e solidarietà

Nel discorso di Mattarella semplicità, lotta alle diseguaglianze, ambiente e solidarietà
01 Gennaio
08:35 2020

Il boom di ascolti in Tv e di visualizzazioni sul web del discorso di auguri di fine anno pronunciato da Mattarella non deve passare inosservato e merita un commento.

Innanzitutto, il successo di Mattarella non può spiegarsi solo con la ricchezza e la brillante sinteticità delle sue parole; né con la diversa location scelta per un evento che è qualcosa di più di un semplice rito.

 Mattarella ha toccato, con parole semplici e chiare, tantissimi temi: dalla disuguaglianza sociale alla disuguaglianza tra il settentrione e il meridione, dalla tutela dell’ambiente ai pericoli del web, dal richiamo ai valori solidali all’invito a una politica dialogante. E lo ha fatto in soli 15 minuti, con un tono colloquiale e da una sala del Quirinale meno austera rispetto a quella del suo studio. Inoltre, ha posto l’accento sull’orgoglio di essere italiani facendo leva sull’importantissimo patrimonio culturale del nostro Paese e sugli esempi virtuosi di altruismo e senso civico che ancora, malgrado tutto, ci animano. Tutto ciò senza un minimo di retorica e con riferimenti puntuali e anche personali che hanno reso il suo discorso abbastanza familiare.

Un ottimo discorso dunque, quello di Mattarella, che giorno dopo giorno diventa sempre più popolare e amato dagli italiani. Tanto che già alcuni propongono il rinnovo del suo mandato (come è accaduto non molto tempo fa per Napolitano ma in circostanze del tutto eccezionali).

Mattarella, da presidente della Repubblica, non sbaglia colpo: mostra  equilibrio, competenza, intelligenza e regge l’apparato istituzionale di un Paese oggi non del tutto saldo.

Ma la saggezza, manifestata anche nel discorso di fine anno da tutti apprezzato, è il motivo determinante il suo crescente successo?

La risposta è sì, ma va fatta una precisazione. La medesima saggezza e il medesimo discorso di fine anno in tempi diversi dagli attuali non avrebbero creato uguale entusiasmo. Sarebbero apparsi quasi normali. Gli italiani avrebbero stimato il loro presidente ma non l’avrebbero eletto – come sta per accadere – portavoce di un loro comune sentire. E’ il comune sentire del bisogno di semplicità, sincerità, lealtà, afflato umano in una politica in cui non si riconoscono più. Una politica che offre leader chiassosi e ciarlieri non più credibili. Che screditano le istituzioni. Quando invece Mattarella le risuscita sottolineandone l’importanza. A ciò si aggiunge il rilievo di quel senso di appartenenza, o se vogliamo di quel sano patriottismo – cosa diversissima del “sovranismo” -, che alimenta l’autostima degli italiani e che è espresso felicemente da Mattarella.

Non vorremmo esagerare, ma, a nostro avviso, tra la popolarità di Mattarella e l’affermazione del movimento delle “sardine” vi è almeno un punto comune: il desiderio di normalità e di buon senso, il rifiuto della politica dei facili proclami, del populismo più rozzo e del più becero sovranismo. Per dirla in altro modo: gli italiani si sono stancati dei comizi in spiaggia, delle esaltazioni da bar improvvisate nei balconi dei palazzi delle istituzioni, delle esasperazioni del web. Reclamano “colletti bianchi”, intesi non come burocrati ma come indici di pulizia morale e limpidità.

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Antonino Cangemi

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