NientediPersonale.com

In ricordo di un grande socialista: Salvatore Lauricella

In ricordo di un grande socialista: Salvatore Lauricella
08 Aprile
12:44 2018

Salvatore Lauricella – che la sua cittadina, Ravanusa, ricorda con un busto – è stato un grande politico italiano e siciliano e un grande socialista. Ed è stato uno dei pochi socialisti a tenere la schiena dritta contro Craxi che cercava di annientarlo. Non solo ha resistito e gli ha dato filo da torcere, ma….

Il busto di Salvatore Lauricella

Ravanusa, cittadina della provincia di Agrigento che gli ha dato i natali, ricorda Salvatore Lauricella con un busto. Giusto riconoscimento per un personaggio che non è stato solo un uomo politico siciliano di spicco, ma anche un ‘pezzo’ importante della storia del socialismo nella nostra Isola.
Di solito, di Lauricella e degli esponenti della sinistra siciliana della sua generazione si ricordano due passaggi storici importanti: le lotte contadine degli anni ’50 del secolo passato e la nascita dei primi Governi di centrosinistra in Italia.
E’ in Sicilia, infatti, all’indomani della ‘rumorosa’ e non esattamente cristallina esperienza dei tre Governi regionali del democristiano ‘ribelle’, Silvio Milazzo, che con un anno e mezzo di anticipo si vara il primo Governo di centrosinistra nato dall’alleanza tra DC e PSI.
Correva l’anno 1960 e il mondo era quello ‘disegnato’ a Yalta. C’era la ‘Guerra fredda’ e Occidente e Russia sovietica si fronteggiavano. Comunisti e socialisti italiani, pur essendo diversi, erano entrambi filo-sovietici. Pietro Nenni – che allora era il leader del Psi – era stato un teorico del ‘Frontismo’, alleanza tra comunisti, socialisti e altre forze minori.
Gli americani non volevano le sinistre al Governo dell’Italia. Derogarono per il Psi alleato della DC, anche se si riservarono la supervisione. E quando le cose non gli piacevano intervenivano, ora pacificamente, ora con la cosiddetta ‘Strategia della tensione’.
Anche se in posizione meno visibile, sull’Italia c’era anche l’influenza inglese e, soprattutto, francese.
Salvatore Lauricella, che era stato tra i protagonisti delle lotte contadine per la terra (lotte che in Sicilia culminarono nella riforma agraria varata dal Parlamento dell’Isola nel 1950, riforma che anticipò di dodici anni la mezza riforma nazionale voluta dal democristiano Antonio Segni, detta legge stralcio perché era uno stralcio di una riforma agraria che non arriverà mai) fu uno dei protagonisti del centrosinistra in Sicilia.
La carriera politica di Lauricella è particolare. Tutti, allora, iniziavano dal Parlamento siciliano per poi essere eletti al Parlamento nazionale. Non fu il caso di Lauricella che, da giovane, era già parlamentare nazionale della Sicilia. Di lui si ricorda la sua attività di Ministro e le tante opere pubbliche realizzate nella nostra Isola, dalle strade agli ospedali alle scuole.
Nel 1976, quando al congresso del Midas Bettino Craxi diventa segretario del Psi, Lauricella inizia a meditare una svolta. Con molta probabilità, il leader dei socialisti siciliani è tra i primi a capire che quella di Craxi non sarà una segreteria di breve momento.
Lauricella vede bene. E capisce almeno due cose essenziali.
Primo: che Craxi ha intenzione di imprimere una svolta antisocialista al Psi.
Secondo: che per attuare tale svolta – che, per certi versi, anticipa quelle che oggi sono le politiche del PD renziano – Craxi non guarderà in faccia nessuno.
Craxi decide, scientemente, di distruggere i suoi avversari interni. Non la sinistra socialista di Riccardo Lombardi e di Claudio Signorile che gli serve per ‘coprirsi a sinistra’: deve distruggere – e in buona parte ci riesce – i socialisti della sua area che si rifiutano di sottomettersi a lui.
Lauricella è uno di quelli che si rifiuta di mettersi agli ordini di Craxi. E il segretario decide di distruggerlo. Ma Lauricella, in Sicilia, gode della stima non soltanto di tanti socialisti, ma dell’intero mondo politico dell’Isola.
Così, nel 1981, si candida alle elezioni regionali siciliane e stringe un’alleanza con i democristiani: sarà lui, dopo la sua scontata elezione al Sala d’Ercole, il presidente dell’Assemblea regionale siciliana.
La cosa che fa imbestialire Craxi non è solo l’accordo di Lauricella con la DC (e, segnatamente, con la sinistra democristiana), ma anche il rapporto, molto stretto, che lega Lauricella a Pio La Torre, con il quale, negli anni ’50, il leader socialista aveva preso parte – come già ricordato da protagonista – alle lotte per la terra in Sicilia.
La Torre è tornato in Sicilia come segretario regionale del Pci (ruolo che aveva ricoperto negli anni Sessanta), inviso alla ‘presunta’ sinistra del Partito comunista siciliano di allora.
La Torre si era messo di traverso rispetto a un accordo militare che il Psi craxiano aveva invece avallato: i missili Cruise che, ufficialmente, venivano considerati armamenti della base militare di Comiso e che, in realtà, erano presenti in tutta la Sicilia perché mimetizzati su particolari mezzi di trasporto sempre in movimento.
La politica di La Torre era molto rischiosa, perché il Pci di Enrico Berlinguer, qualche anno prima, si era posizionato sotto “l’ombrello della Nato”. Ma Lauricella, per nulla intimorito, non lesinava il suo appoggio a La Torre.
Anche parte del mondo cattolico isolano – in testa le Acli, ma anche alcuni settori della DC – condivideva con La Torre le battaglie contro la militarizzazione della Sicilia.
Teniamo conto che, nel 1978, Aldo Moro aveva perso la vita proprio per non essere in sintonia con gli interessi americani e francesi. Stessa sorte era toccata, in Sicilia, il 6 gennaio del 1980, all’allora Presidente della Regione, Piersanti Mattarella, non a caso moroteo e fautore, nella nostra Isola, di una linea politica non dissimile da quella portava avanti da Moro a Roma.
E se nel caso di Moro a intorpidire le acque erano state le strumentalizzate Brigate Rosse, in Sicilia a rendere grigio lo scenario dell’omicidio di Piersanti Mattarella c’erano la mafia trapanese e l’ombra lunga di Vito Ciancimino.
Non c’è da stupirsi: Ciancimino, sin dai suoi primi passi nel ‘complicato’ mondo della mafia siciliana – erano gli anni dello sbarco degli americani in Sicilia durante la Seconda guerra mondiale – si muoveva a proprio agio tra onorata società siciliana e certi ambienti americani che agivano all’ombra del cosiddetto ‘Patto Atlantico’.
Posizione politica rischiosa, quella di La Torre. Che il 30 aprile del 1982 verrà trucidato insieme al suo autista Rosario Di Salvo a Palermo.
Un messaggio, il delitto La Torre, a tutta la politica siciliana e non soltanto siciliana, che si era schierata contro la militarizzazione della Sicilia (e quindi contro gli interessi della mafia, perché nel processo di controllo del territorio, a tutti i livelli, non era certo estranea la mafia).
Il messaggio è anche per Lauricella, allora presidente dell’Assemblea regionale siciliana da un anno.
Molti, forse troppi esegeti del pensiero craxiano amano ricordare il Craxi di Sigonella nella ormai nota vicenda di Abbu Abbas. E’ vero, allora Craxi si oppose agli americani. Anzi, per essere precisi, diede ordine ai militari del nostro Paese di bloccare i militari americani.
Però non va dimenticato che Craxi, negli anni precedenti, era schierato con gli americani e contro chi, in Sicilia, si opponeva alla militarizzazione della nostra Isola.
Lauricella è stato un indiscusso protagonista della vita politica italiana e siciliana. Nella seconda metà degli anni ’80 Craxi si sentiva invincibile per aver consegnato la testa dei lavoratori al parassitario capitalismo italico fatto di profittatori, di Mediobanca, di Cassa integrazione e, in generale di consociativismo, togliendo ai lavoratori la scala mobile (lo ribadiamo: sui temi economici Craxi ha anticipato le ingiustizie della legge Biagi e la sua evoluzione in Jobs Act: in pratica, un attacco al cuore del Diritto del Lavoro sancito dalla Costituzione italiana del 1948: la differenza – non di poco – è che Craxi, alla fine, era uno statista, mentre Renzi è un confusionario demagogo di bassa caratura politica: degno, alla fine, del partito del quale fa parte: il PD).
Forte di questo massacro del mondo del lavoro italiano che regalava ‘competitività’ alle imprese italiane sulla pelle dei lavoratori (sotto questo profilo i socialisti tedeschi sono più ‘intelligenti’: loro, i costi della settimana lavorativa corta, ad esempio, li stanno facendo pagare ai greci e agli italiani), Craxi, in vista delle elezioni politiche del 1987, decide di sbaragliare i socialisti siciliani che si opponevano al suo strapotere.
Lauricella e la sinistra socialista siciliana gli sbarrano la strada. Così Claudio Martelli – che era stato piazzato come capolista del Psi in Sicilia alle elezioni politiche del 1987 – Salvo Andò, Filippo Fiorino e gli altri craxiani vanno a sbattere contro il muro.
Proprio Martelli esce un po’ ‘ammaccato’ dalle elezioni politiche di quell’anno, con l’ombra di un voto mafioso che avrebbe sostenuto socialisti e Partito Radicale. Accuse prive di riscontri che, però, ‘miscelate’ da cosiddetti ‘Professionisti dell’Antimafia’ (altri profittatori ‘pennellati’ dallo scrittore Leonardo Sciascia in un celebre articolo del Corriere della Sera nel gennaio del 1987), fanno un po’ di ‘scruscio’, come si usa dire in Sicilia.
Insomma, Martelli e i craxiani non riusciranno mai a ‘craxizzare’ il Psi siciliano. E Craxi se ne ricorderà nel 1992, quando proverà a non candidare alle elezioni politiche Lauricella che, completati i dieci anni di presidenza del Parlamento siciliano, decide di tornare a Montecitorio.
Ma anche questa battaglia siciliana sarà per Craxi l’ennesima sconfitta. Perché Lauricella, tra lo stupore dei ‘pretoriani’ di Bettino, sarà in lista. Che è successo? Sulla candidatura di Lauricella alle elezioni politiche del 1992 ne sono state dette e scritte di tutti i colori. Qualcuno arriverà pure a mettere in mezzo Arafat.
Con molta probabilità, la verità l’ha raccontata al sottoscritto un vecchio giornalista siciliano. Sarebbe stata la moglie di Lauricella a prendere in pugno la situazione, chiedendo e ottenendo un incontro con la moglie di Craxi. Dicono che l’incontro fra le due donne fu molto cordiale.
Craxi poteva dire no a tutti, tranne che a una persona: e così fu.

About Author

Giulio Ambrosetti

Giulio Ambrosetti

Related Articles

0 Comments

No Comments Yet!

There are no comments at the moment, do you want to add one?

Write a comment

Write a Comment

Cerca nel sito

Seguici su




Commenti Recenti

Grazie, Livio, per queste considerazioni che meritano di essere diffuse....

Sono felice di constatare che c'è ancora chi non smette di parlare della grande Fallaci...

Questo discorso sulla laurea in giurisprudenza è molto pernicioso. L'amministrazione prevede un sistema articolato in...

Wordpress Social Share Plugin powered by Ultimatelysocial