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A urne aperte commentare è una tentazione tanto sciocca quanto irresistibile

05 Marzo
15:08 2018

Augusto Cavadi

Fedele al motto di Oscar Wilde, mi libero dalla tentazione cedendovi.
Prima considerazione: apparteniamo a un’epoca della storia italiana fortunata. Come in pochissimi altri Paesi al mondo le elezioni possono svolgersi senza schieramenti di eserciti, osservatori stranieri, attentati ai seggi e agli elettori. Qualche sgradevole disguido organizzativo fa parte, per così dire, del colore “italiano”, ma nel complesso la giornata elettorale si è svolta in un clima tale di serenità civica di cui dobbiamo andare fieri (anche se forse non ne siamo del tutto meritevoli).
Seconda considerazione: il Meridione e le isole maggiori (Sicilia e Sardegna) hanno decretato se non la fine, certamente un’interruzione significativa, del voto di scambio clientelare-mafioso. In Sicilia, in particolare, neppure un governo di centro-destra ancora in luna di miele con l’elettorato (ma già in saldo possesso di leve del sottobosco amministrativo) è riuscito a fermare l’onda del Movimento 5 stelle: un movimento di cui si può dire tutto il male possibile, ma non certamente che sia – almeno sino a oggi – un’agenzia di favori e prebende. I miracolati dell’era Cuffaro-Lombardo, risuscitati negli ultimi mesi e riciclatisi soprattutto nel centro-destra di Musumeci e Armao ma anche nel centro-sinistra di Faraone e Orlando, non hanno compiuto – a loro volta – nessun miracolo: se hanno portato voti clientelari, sono stati comunque insufficienti.
A livello nazionale – e questa è una terza considerazione – è crollata miseramente la strategia dell’arroganza: tre dei quattro signori del “faccio-tutto-io-a-voi-basta-ammirare-quanto-sono-bravo-nel-sedurre-il-popolo-bue” (Berlusconi, Renzi e D’Alema) hanno avuto una batosta che, se non fossero appunto super-arroganti, equivarrebbe a un pensionamento definitivo dalla politica. E’ rimasto in piedi solo il quarto spadaccino: ma, se Salvini vorrà davvero diventare il leader del centro-destra, dopo aver smussato gli estremismi provinciali del padre Bossi, dovrà imparare a relazionarsi con i partner in maniera molto più elastica e amichevole. Personalmente sono sicuro che il passo indietro di un altro ego-centrato come Grillo ha fatto tanto bene al suo Movimento quanto male ha fatto Renzi non dichiarando subito (ammesso che la gente avesse creduto a uno spergiuro sperimentato) che avrebbe continuato a governare Gentiloni.
La quarta considerazione è legata strettamente alla quinta e ultima del mio ragionamento a caldo. Molti hanno votato 5 stelle perché convinti dalla presenza di persone per bene attive, da anni e senza nessuna aspirazione carrieristica, nella società civile (nella mia città, ad esempio, Steni Di Piazza, Aldo Penna, Giorgio Trizzino): più che una scommessa sul futuro, un riconoscimento del loro passato. Ed è proprio per la loro biografia che una buona percentuale di elettori (delusi dalle sinistre più o meno rosee) si aspetta che diano all’interno del loro Movimento un contributo significativo per allontanarlo da certe derive xenofobe e razziste di cui non sono mancati i segnali (primo fra tutti il rifiuto di votare a favore dello jus soli per non contrastare l’umore popolare emerso dai sondaggi). Un Movimento 5 stelle purificato da tentazioni anti-europeiste e neo-nazionaliste potrebbe allearsi in Parlamento con l’area degli scontenti di Renzi ostili a qualsiasi ipotesi di inciucio con Berlusconi, a cominciare dal malconcio Leu (che comunque, sia pur di poco, ha superato la soglia del 3%).

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Filosofo consulente riconosciuto dall’Associazione “Phronesis”

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