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Il catastrofismo di Saviano non aiuta

Il catastrofismo di Saviano non aiuta
07 Gennaio
19:47 2017

Considero un privilegio immenso l’essere nata e il vivere a Napoli. Ho in testa e nel cuore tutta la mia città, il centro storico dove sono nata ed attualmente risiedo, la zona flegrea e Bagnoli dove ho vissuto gli anni della mia giovinezza, la Napoli delle lotte operaie e della più avanzata partecipazione civica. Mi commuove la bellezza sontuosa e cupa della Sanità e conosco, per mia fortuna, le risorse immense delle periferie, perchè ci ho abitato e lavorato. Gli anni passati come assessore a Secondigliano, a Miano, a San Pietro a Patierno, sono stati anni difficili e splendidi che mi hanno fatto conoscere tesori sconosciuti e persone coraggiose. E posso dire lo stesso di Pianura, di Soccavo, di Scampia. Napoli è una città complessa, complicata piena di contraddizioni come tutte le città vere, come tutte le metropoli. Penso che questa città negli ultimi decenni sia migliorata tantissimo, considero l’attuale amministrazione una buona amministrazione, al punto di averla sostenuta con una lista e di sostenerla tutt’ora, ma non immune da carenze ed errori. Quando anche questa Amministazione sbaglia, con chiarezza e con lealtà va criticata e incentivata a fare di più e meglio. Napoli si evolve grazie ad un Sindaco che ha saputo ben interpretare il tema dei beni comuni, degli spazi liberati, del rilancio turistico e culturale della città. Sicuramente c’è bisogno di compiere un ulteriore scatto in avanti soprattutto sul tema delle periferie, del diritto allo studio, delle politiche sociali, della riqualificazione dei grandi rioni di edilizia pubblica. Tantissimo resta ancora da fare. Il catastrofismo di Saviano non aiuta e soprattutto ho l’impressione che lui Napoli non la conosca appieno, non fino in fondo. Quando insieme a “my brother” Pino De Stasio e a una banda di donne e uomini entusiasti e un pizzico folli decidemmo di dar vita a “Napoli Bene Comune” scegliemmo come nostro simbolo Pulcinella, ci sembrò fosse il modo migliore per rappresentare l’irriducibilità dei napoletani, l’ironia e la saggezza del nostro popolo. Ho amato Gomorra ma oggi preferisco i romanzi del mio amico e compagno Massimo Torre, napoletano doc, che descrive con realismo la camorra più spietata e crudele e anche la viltà e l’omertà dei deboli, le compromissioni col potere, gli interessi finanziari e speculativi, che tengono in vita il Sistema e spesso sono lontani dalla nostra città. Massimo però sa parlare anche del coraggio di tanti e della immensa capacità di resistere e di rinascere del nostro popolo, che soffre, subisce ma non si arrende mai, grazie alla forza, allo spirito dei suoi abitanti, alla risata eterna e al coraggio indomito del pPulcinella che è dentro di noi.

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Melinda Di Matteo

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