NientediPersonale.com

Alcune atlete musulmane devono gareggiare in hijab. Invece le donne cristiane……..

Alcune atlete musulmane devono gareggiare in hijab. Invece le donne cristiane……..
16 Agosto
16:44 2016

Se non l’avete letto, leggete la breve nota di Alberto Caprotti sulla pagina web di “Avvenire” (il quotidiano della CEI, Conferenza episcopale italiana: insomma dei vescovi italiani) a proposito dell’atleta (donna) dell’Arabia Saudita che ha accettato, pur di partecipare ai Giochi olimpici, di correre i 100 metri piani interamente paludata dallo “jijab di ordinanza”: www.avvenire.it/Sport/Pagine/A-Rio-cento-metri-di-libert-La-saudita-Kariman-ha-gi-vinto-.aspx

E’ un pezzo due volte interessante: per quello che dice e per quello che non dice.

E’ interessante perché mette in evidenza il coraggio della saudita Kariman Abuljadayel , “il simbolo del futuro, della donna musulmana che si mette a correre”, accettando lo svantaggio – rispetto alle concorrenti che sfoderano “braccia lucide, sguardi aggressivi, body sgargianti” – di essere l’unica infagottata come “una tartarugona impacciata”, “la sola ad essere coperta, a non mostrare le gambe, a chinare gli occhi”.

Ma è interessante quel che il collega di “Avvenire” tace. E’ significativa l’assenza di un accenno  – almeno solo un accenno – autocritico sul dato di fatto che, un secolo fa o giù di lì, in molti Paesi a maggioranza cristiana sarebbe stato impensabile avere tante atlete disinibite come le nostre contemporanee. La paura del corpo, soprattutto del corpo femminile, è stata la regola  – dopo la fine del  Rinascimento  – nelle chiese cattoliche, ortodosse e protestanti. E se la situazione oggi, per fortuna, è cambiata, una firma cattolica di un giornale cattolico dovrebbe ammettere che ciò è avvenuto non  grazie al Magistero ecclesiastico ma nonostante esso. Senza Illuminismo, senza Romanticismo, senza Movimento femminista, senza Sessantotto…le nostre atlete si sarebbero distinte ben poco dalle colleghe musulmane (da alcune fra le tante colleghe musulmane: molte altre partecipano ai Giochi senza abbigliamenti punitivi). Se il potere politico in Occidente non si fosse, faticosamente, sganciato dal potere religioso  – come purtroppo non è avvenuto in alcuni Paesi islamici – oggi le atlete cristiane correrebbero col velo e le tuniche. O, più probabilmente, non correrebbero per nulla.

 La riprova? L’assenza totale, e ritenuta ovvia, di suore non solo dagli stadi olimpici (si può sempre sostenere che gli impegni di preghiera e di apostolato impediscono di dedicare tempo agli allenamenti, a differenza degli impegni familiari e professionali delle altre donne), ma dalle palestre, dalle piscine, dai campi sportivi. Una donna ‘consacrata’ a Dio (e in tutto e per tutto dipendente dal governo clericale maschile) deve nascondere ogni centimetro della propria pelle, ogni filo dei propri capelli, ogni curva del proprio profilo. La moglie di un operatore della Rai mi confidava il suo scandalo nel vedere giovani preti (che accompagnavano la troupe televisiva per le rubriche ‘religiose’ della domenica) trattenersi piacevolmente, in piscine di alberghi di lusso, con segretarie altrettanto giovani in topless. Non so se tale scandalo fosse giustificato né sino a che punto. Ma ciò che mi scandalizza di più è l’accanimento  – puntualmente documentato dall’agenzia di stampa “Adista” (www.adista.it) – di diverse autorità vaticane contro le Congregazioni di suore statunitensi che chiedono timidi passi di apertura al mondo e di parificazione con i confratelli maschi. Forse le donne cattoliche devo prendere “alla lettera” la punizione biblica di “lavorare col sudore della fronte” e di “partorire con dolore”, mentre gli uomini, più esperti in teologia biblica, hanno capito che si tratta di “metafore” e “esagerazioni retoriche”…

About Author

Augusto Cavadi

Augusto Cavadi

Filosofo consulente riconosciuto dall’Associazione “Phronesis”

Related Articles

1 Comment

  1. Pasquale HAMEL
    Pasquale HAMEL 16 Agosto, 20:57

    Resto badito a leggere quest’articolo. Che c’entrano le suore o le consacrate? A parte il livore dell’autore nei confronti della Chiesa, colgo una sorta di accettazione della diversità della donna nel mondo musulmano e una censura verso ogni pissibilità di critica nei confronti di stili di vita che oggi sono da considerare inaccettabili

    Reply to this comment

Write a Comment

Cerca nel sito

Seguici su




Commenti Recenti

Grazie, Livio, per queste considerazioni che meritano di essere diffuse....

Sono felice di constatare che c'è ancora chi non smette di parlare della grande Fallaci...

Questo discorso sulla laurea in giurisprudenza è molto pernicioso. L'amministrazione prevede un sistema articolato in...

Wordpress Social Share Plugin powered by Ultimatelysocial