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Divorziati e prostituti: tutti felicemente nella stessa barca

Divorziati e prostituti: tutti felicemente nella stessa barca
20 Aprile
08:17 2016

Una delle caratteristiche del giornalismo di qualità è senz’altro il coraggio di scrivere ciò che si ritiene vero, anche quando le proprie righe possono urtare i potenti. E, nei decenni del suo lavoro di vaticanista de “L’Espresso”, Sandro Magister ci aveva abituato a questa parresìa (come i Greci e i primi cristiani chiamavano la franchezza nel dire pane al pane e vino al vino, senza riserve mentali né tattiche diplomatiche). Ma da alcuni anni Magister ha trasformato il coraggio in acredine sistemica; la sincerità in aggressività metodica; la finezza della denuncia in strategia  demolitrice, capziosa e “ a prescindere”. Il bersaglio centrale di questa continua, testarda polemica è papa Francesco I : cardinali, vescovi e teologi a lui fedeli sono obiettivi secondari.

Chi segua il blog che Magister aggiorna quotidianamente può verificare a quali punte di ingiustizia arrivino i suoi attacchi. L’ultimo (al momento in cui scrivo) riguarda la Lettera “Amoris laetitia” in cui, come è noto, il papa affida ai vescovi locali la responsabilità di discernere  – caso per caso – quali divorziati risposati siano da ammettere alla comunione eucaristica. E che fa il buon Sandro ? Pubblica la lettera di un prete argentino che racconta di una prostituta che, invece di “approfittare” della misericordia divina, se ne stava su un banco in fondo alla chiesa consapevole dei suoi peccati e non si accostava alla sacra mensa. Il parallelo fra i divorziati e la prostituta è evidente: i primi dovrebbero lasciar cadere la possibilità aperta dal papa e seguire, piuttosto, l’esempio della meretrice.

Ciò che addolora in questa operazione bassamente avvocatesca (dunque, per evitare malintesi tra me e i miei amici avvocati, non bassa perché da avvocati ma bassa perché  da avvocato di bassa lega) è che rivela una presunzione pari solo all’ignoranza biblica e teologica. Essa infatti suggerisce un’equiparazione fantasiosa fra chi si trova a vivere una vita di coppia, riconosciuta legittimamente da uno Stato, e chi si trova a vivere vendendo il proprio corpo a sconosciuti approfittatori. Ma – ammessa e non concessa questa equiparazione – un papa deve o non deve seguire come modello Gesù di Nazareth? Quello stesso rabbi che ha detto di essere venuto per i malati e non per i sani, per i peccatori e non per i giusti? Quello stesso che ha bloccato la lapidazione di una adultera per mano di fanatici benpensanti e ha lodato la prostituta che gli profumava i piedi in un convito pubblico?

Di tutto questo Sandro Magister non sa nulla. O nulla vuole saperne. Per lui è più importante che un papa segua l’insegnamento dogmatico, moralistico, sessuofobico della Chiesa cattolica dal  Concilio di Trento (XVI secolo) a Benedetto XVI piuttosto che la rivoluzionaria “novella” del Cristo. Che tristezza vedere conservatori che non sanno cosa davvero valga la pena di conservare, tradizionalisti che ignorano la tradizione originaria perché abbagliati dalla tradizione recente!  Che amarezza vedere avventurosi incendiari che si avviano alla quiescenza da pompieri premurosi ! “Non giudicate affinché non siate voi stessi giudicati da Dio!” si legge in Matteo, 7, 1: ed è sconcertante constatare che l’Annunziatore di queste parole di liberazione e di mitezza sia stato trasformato, dopo la sua morte, nel Giudice universale della Cappella Sistina. Non meno sconcertante constatare che, nel XXI secolo, ci sono persone istruite che non si scandalizzano neppure di questo.

 

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Augusto Cavadi

Augusto Cavadi

Filosofo consulente riconosciuto dall’Associazione “Phronesis”

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