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Il business delle agromafie vale più di quello delle Dop e Igp, vino compreso

Il business delle agromafie vale più di quello delle Dop e Igp, vino compreso
19 Febbraio
18:37 2016
Secondo il rapporto Eurispes il giro d’affari delle agromafie in Italia è stato di oltre 16 miliardi nel 2015. Secondo il rapporto Ismea-Qualivita il giro d’affari, alla produzione, delle Dop e Igp italiane nel 2014 è stato di 13,4 miliardi di euro. L’incremento di fatturato delle mafie italiane e il bluff dei controlli

L’Italia che non vogliamo

Associazione per delinquere di stampo mafioso e camorristico, concorso in associazione mafiosa, truffa, estorsione, porto illegale di armi da fuoco, riciclaggio, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, contraffazione di marchi, illecita concorrenza con minaccia o violenza e trasferimento fraudolento di valori sono le tipologie di illeciti riscontrate con più frequenza da parte delle organizzazioni criminali operanti nel settore agroalimentare con il business delle Agromafie che ha superato i 16 miliardi di euro nel 2015. Per raggiungere l’obiettivo i clan ricorrono a tutte le tipologie di reato tradizionali: usura, racket estorsivo e abusivismo edilizio, ma anche a furti di attrezzature e mezzi agricoli, abigeato, macellazioni clandestine o danneggiamento delle colture con il taglio di intere piantagioni. Non solo si appropriano di vasti comparti dell’agroalimentare e dei guadagni che ne derivano, distruggendo la concorrenza e il libero mercato legale e soffocando l’imprenditoria onesta, ma compromettono in modo gravissimo la qualità e la sicurezza dei prodotti, con l’effetto indiretto di minare profondamente l’immagine dei prodotti italiani e il valore del marchio Made in Italy.

Su tutto il territorio nazionale sono 26.200 i terreni nelle mani di soggetti condannati in via definitiva per reati che riguardano tra l’altro l’associazione a delinquere di stampo mafioso e la contraffazione. Il 53,5% si concentra in Sicilia, mentre la restante parte riguarda soprattutto le altre regioni a forte connotazione mafiosa, quali la Calabria (17,6%), la Puglia (9,5%) e la Campania (8%). Seguono con percentuali più contenute la Sardegna (2,3%), la Lombardia (1,6%), la Basilicata (1,5%) e il Piemonte (1,3%). Le altre regioni si attestano sotto l’1%.

L’Italia che vogliamo

Oltre a detenere il primato per numero di nuove registrazioni nel corso del 2015 con 9 prodotti, l’Italia si conferma il Paese con maggior numero di prodotti Dop, Igp, Stg al mondo: al 10 febbraio 2016 si contano nel nostro Paese 805 pro­dotti certificati, 282 Food e 523 Wine. Dietro di noi seguono Francia (658), Spa­gna (318), Grecia (250) e Portogallo (173). Approfondendo l’analisi a livello territoriale, le regioni con maggior numero di certificazioni sono il Veneto e la Toscana con 90 prodotti, il Piemonte con 81, la Lombardia con 77 e l’Emilia Romagna con 73.

Il valore complessivo alla produzione del sistema a indicazioni geografiche ammonta a 13,4 miliardi di euro, in crescita del +4% rispetto al 2013, e rappresenta una quota pari al 10% del fatturato totale dell’industria alimentare. In termini di export, il sistema aggiunge i 7,1 miliardi di euro, in forte crescita sull’anno precedente (+8,2%): costituisce un traino fondamentale per il made in Italy nel mondo, contribuendo per il 21% all’ammontare complessivo delle esportazioni agroalimentari nazionali.

Nel comparto Food nel 2014 è stata certificata una quantità pari a 1,47 milioni di tonnellate (+12,6% sul 2013), che ha permesso di raggiungere un valore alla produzione complessivo di 6,4 miliardi di euro per una crescita del +2,5% rispetto al 2013 (+4,2% l’incremento del valore al consumo).

Nel 2014 hanno ottenuto la certificazione Dop 13,4 milioni di ettolitri di vino (+7% su base annua). Una lieve battuta d’arresto si è avuta nel comparto delle Igp, attestate a 9,5 milioni di ettolitri di cui quasi 1 milione è stato esportato all’estero sfuso. La quantità certificata complessiva di quasi 23 milioni di ettolitri, vale 7 miliardi di euro alla produzione, per un +5% su base annua.

I controlli

I Carabinieri dei Nas, sotto il ministero della Salute, che si avvalgono di circa 1200 uomini in organico, compiono ogni anno circa 40 mila controlli, come dichiarato recentemente dal generale Vincelli alla Camera.

Gli organi di polizia e di controllo del Ministero delle politiche agricole hanno compiuto, nel 2015, 107 mila controlli, stando a un comunicato stampa del Mipaaf di fine dicembre, ovvero tre volte tanto quanto messo in atto dai Carabinieri dei Nas.

In tutto gli uomini formati e dedicati all’agroalimentare a disposizione di Ispettorato repressione frodi, Corpo Forestale dello Stato, Carabinieri dei Nac e Guardia Costiera sono circa 2500, ovvero il doppio dei Nas.

In base ai dati in mio possesso, Nac, Corpo Forestale dello Stato e Guardia Costiera insieme compiono ogni anno circa 35 mila controlli. La restante parte dovrebbe essere svolta dalla Repressione frodi, ovvero circa 72 mila controlli. Un numero molto elevato considerando che il numero totale di addetti dell’Icqrf è di 900 unità circa. Significherebbe circa 78 controlli per ogni addetto all’anno, contro i 33 dei Nas. Un’efficienza encomiabile per la pubblica amministrazione, talmente alta da risultare sospetta.

Il dubbio, infatti, è che l’Icqrf conteggi anche i controlli operati dagli organismi di certificazione delle Dop/Igp, organismi che sono vigilati proprio dall’Icqrf ma che non fanno parte dell’amministrazione pubblica.

Valoritalia, che certifica il 70% delle denominazioni di origine vitivinicole italiane, nel 2014 ha dichiarato di aver eseguito circa 15 mila controlli (10 mila in vigneto e 5 mila in cantina). Se il settore vitivinicolo vale la metà delle Dop/Igp italiane è lecito supporre che il numero di controlli annuali sulle indicazioni geografiche sia maggiore a 30 mila.

Eliminando dal conteggio dell’Icqrf i controlli effettuati dagli organismi di certificazione, i cui auditor sono stipendiati dagli stessi e non dallo Stato, oltre a svolgere un altro lavoro (certificazione e non contrasto all’illegalità) si scopre così che l’efficienza della Repressione frodi è in linea con quella dei Nas e degli altri organi di controllo e polizia.

Si scopre anche che il numero di controlli complessivi nel settore agroalimentare è di circa 100 mila ma comprensivo di quelli operati dai Carabinieri dei Nas. 100 mila controlli per un fatturato complessivo di 130 miliardi di euro del solo settore agroalimentare, senza contare quello della ristorazione/bar/horeca, anch’esso controllato dai Nas.

Vi sembrano davvero così tanti ora?

 

Tracce > Italia

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Alberto Grimelli

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