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Podemos: “La democrazia tornerà nell’economia”

Podemos: “La democrazia tornerà nell’economia”
22 Dicembre
12:24 2015

Adesso è ufficiale: dalla Spagna parte la rivolta contro la dittatura dell’euro  e contro la prevaricazione dei popoli. E’ quello che ci raccontano i risultati elettorali di queste ultime elezioni politiche il cui dato saliente è dato dall’avanzata strepitosa di Podemos, il partito di Pablo Iglesias nato dal quel movimento di indignados che ha scosso Madrid e dintorni a partire dal 2014 dichiarando guerra all’Europa delle banche e della finanza che detta le politiche antidemocratiche dell’austerity ai Governo centrali.

Gli spagnoli hanno scelto, dunque, da che parte stare consentendo ad un partito meno di due anni fa di passare dallo zero al 20%, “un risultato storico” che mette la parola fine al bipartitismo iniziato subito dopo la fine della dittatura di Franco.

E’ iniziata una nuova era. E a poco servono gli annunci di vittoria del Partido Popular del premier Mariano Rajoy che, se è vero che si conferma primo partito, ha subito un crollo che andato al di là di ogni (manovrata) previsione: 3,5 milioni di voti in meno rispetto al 2011, e per la prima volta dal 1974 fermo al 28%. Niente maggioranza, insomma. Non potrà fare nulla.

Male anche il Psoe, i socialisti che con il loro 22% registrano il risultato più basso dai tempi di Franco. Come mai? La risposta è semplice: in questi anni hanno retto il moccolo all’euro, a Rajoy e alle oligarchie finanziarie europee. Hanno smarrito, insomma, le loro origini proprio come il PD italiano, riducendosi ad appendice dei poteri forti.

Non sfonda, ma si afferma in linea con la rivolta della società spagnola, il nuovo partito dei moderati, Ciudadanos che raggiunge il 14%.

La forza dirompente di questi risultati, e in particolare di Podemos, si misura anche dall’apprensione scatenata nelle cancellerie europee dove si parla, in senso dispregiativo, di vittoria di formazioni anti-austerity, anti-euro e anti-establishment e dove si cerca di appoggiare Rajoy in tutti modi.

Segno che il messaggio è arrivato: “La democrazia tornerà nell’economia” ha tuonato Iglesias.

Ed è proprio quello che l’Ue teme, ma il processo è irreversibile.

Si è rotto dunque il bipartitismo  iniziato dopo la fine della dittatura e la Spagna dovrà, per la prima volta dal 1982, formare un governo di coalizione. Se questo non sarà possibile, si potrebbe tornare alle urne.

Ma che alleanza sarà messa in campo?

Per cominciare, Podemos e i socialisti hanno annunciato l’intenzione di votare ‘no’ a un nuovo governo guidato dal Partito popolare. Una alleanza tra loro, invece, sembra difficile per un’altra questione avversata dall’Europa dei massoni e da Madrid: la Catalogna. Per Podemos, partito democratico per antonomasia e nato dal basso, o i socialisti accettano la convocazione di un referendum per l’indipendenza della Catalogna o il Psoe non avrà alcuna possibilità di ottenere l’ipotetico appoggio di Podemos a un’investitura di Pedro Sanchez:

Non ci sono dubbi. Il referendum in Catalogna è imprescindibile per costruire un nuovo progetto storico e un nuovo progetto comune”, ha dichiarato Iglesias.

I socialisti, molti dei quali sono andalusi (e non troppo inclini alla democrazia, evidentemente) , sono contrari al referendum separatista catalano, e su questo come sull’euro in questi anni sono stati allineati sull’asse Madrid- Bruxelles che ha fatto di tutto per negare a Barcellona il diritto all’autodeterminazione. Posizione per cui, come detto, sono stati ampiamente puniti.

Vedremo cosa succederà nei prossimi giorni. Certo è che queste elezioni segnano l’inizio della fine un’era: quella delle massomafie che dettano legge in Europa.

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