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Francesco e gli altri: Papi a confronto

Francesco e gli altri: Papi a confronto
04 Dicembre
11:53 2015

Un pontificato diverso, che ricorda con le dovute differenze dettate dal tempo, il magistero di Giovanni XXIII, è quello che questo papa, venuto “dalla fine del mondo”, sta mostrando al mondo. Francesco costituisce, infatti, sicuramente una rottura di un modello che vedeva nel vescovo di Roma più un leader religioso, che un pastore  d’anime nel segno della parola evangelica. Le sue iniziative, i suoi gesti profetici, la sua ostentata semplicità, suscitano infatti generali consensi e adesioni anche al di là del recinto della cattolicità ma, appunto per la sua diversità, anche qualche perplessità.

Nell’immaginario collettivo Francesco soddisfa quelle aspettative di autenticità, da tempo sedimentate nella comunità dei credenti. In poche parole, si potrebbe dire che egli sia il papa che tutti si aspettavano. Proprio questa novità induce, naturalmente, molti estimatori ad un confronto con quanti lo hanno preceduto sulla cattedra di Pietro e, in particolare, con Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Due papi sicuramente di diverso spessore e con orizzonti di impegno apparentemente differenti. Giovanni Paolo II aveva, infatti, rivolto la sua attenzione  alle condizioni della cattolicità nel mondo, testimoniando, anche con la sua prorompente fisicità, nei quattro angoli della terra, la presenza stessa della Chiesa non trascurando di riaffermare, contro le potenze che lo negavano, il diritto alla libertà religiosa. Benedetto XVI, forte di una robusta cultura teologica e filosofica, si era soprattutto impegnato a  ribadire i punti fermi al di là dei quali l’essere cristiano, cioè l’identità, rischiava di dissolversi.

Da questo confronto, almeno agli occhi delle masse che, è evidente, sono fortemente segnate da sentimenti emotivi più che da riflessioni razionali, i due predecessori di Francesco ne escono sicuramente perdenti consentendo, perfino, l’insinuarsi di dubbi o sospetti sulla natura stessa dei due precedenti pontificati fino a dare spazio, come accade, a scorrette interpretazioni, talora finanche demolitorie . Soprattutto il pontificato di Giovanni Paolo II è stato posto sotto attacco, a questo papa viene infatti rimproverato di essere stato disattento rispetto a certe degenerazioni, casi di inaccettabili corruzioni, che si manifestavano all’interno della Chiesa e del mondo ecclesiastico. Un esempio, quello di non avere ad esempio usato il pugno duro contro i pedofili a fronte di una estrema intransigenza nei confronti di presunte o meno deviazioni dottrinarie che percorrevano il mondo ecclesiale a cominciare dalla teologia della liberazione per finire al tradizionalismo preconciliare della Comunità di San Pio X.

Fra i critici più forti del papa polacco si sono schierati gli epigoni dello sconfitto comunismo che non gli hanno perdonato il significativo, se non addirittura decisivo, ruolo avuto nella sconfitta di un regime che aveva prodotto settant’anni di lutti e sofferenze in nome della illusoria promessa, la realizzazione di una società di eguali, che la storia ha dimostrato che non si poteva mantenere. A Benedetto XVI, spregiativamente definito “papa tedesco”, veniva , invece, rimproverato,  qualche pratica fuoritempo come il vezzo di  indossa cappelli fuori moda, ricordiamo il coprirsi il capo con il camauro o con il saturno, ma sopratutto la debolezza, tipica del carattere mite e  la difficoltà dell’uomo di studio quando si trova ad affrontare le problematiche del mondo. Eppure, richiamando l’emergenza dell’oggi, al di là dei tanti meriti pastorali e scientifici di questi due pontefici bisogna ricordare la lucidità con cui hanno guardato agli sviluppi della storia.

Molti hanno infatti dimenticato come proprio Giovanni Paolo II sia stato colui che, fra le altre cose  positive da ricordare, con più forza ha pronunciato il suo “no” alla guerra avendo intuito quali disastri avrebbero provocato le cosiddette “guerre del golfo”. Fu infatti questo papa vigoroso che, inimicandosi qualche potente della terra, tentò ogni strada per bloccare allora il rumore delle armi. Di papa Benedetto, che non è stato affatto, come qualcuno vorrebbe farci credere, il Celestino del “gran rifiuto” ma colui che ha preparato il terreno delle riforme di cui Francesco oggi si sta facendo interprete,  del suo pontificato non si può dimenticare la lucida lezione di Ratisbona, che tante polemiche ha suscitato, con la quale ha messo in chiaro ciò che, un confuso e ipocrita, “embrasson nous”  continua a volere negare. E’ dunque quantomeno scorretto, seguendo certe mode, che in nome della fascinazione che Francesco riesce a conciliare, questi due pontefici che, a mio giudizio hanno fatto storia, fossero relegati all’oblio o condannati della storia senza fare un torto alla storia stessa.

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Pasquale Hamel

Pasquale Hamel

Pasquale Hamel, nato nel 1949, residente a Palermo. Laureato in Giurisprudenza e filosofia, docente universitario, è stato funzionario parlamentare, giornalista e, attualmente, direttore del Museo del Risorgimento di Palermo. Autore di numerosi saggi sulla storia della Sicilia, si è ultimamente occupato del problema islamico.

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