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La politica nazionale raccontata da Milano e da Roma la conosciamo. Proviamo a descriverla vista dal Sud. A cominciare dalla Sicilia. La visione cambia completamente. Soprattutto in un Paese che ha rimosso dalla propria coscienza la questione meridionale

“L’Italia sarà quello che il Sud sarà”, diceva don Luigi Sturzo. A distanza di quasi settant’anni è difficile dare torto al sacerdote siciliano fondatore del Cattolicesimo sociale italiano. Perché se oggi il Mezzogiorno del nostro Paese è abbandonato, come certificato dalla SVIMEZ, non possiamo dire che nel resto d’Italia se la passino bene. Anzi. La Banca d’Italia – un’istituzione-fantasma che ormai prende ordini dalla Banca Centrale Europea (BCE), banca privata che fa solo gli interessi dei privati e non della collettività – si arrampica sugli specchi ipotizzando una crescita del nostro Paese dell’1 per cento. Evitando di dire che i segnali di crescita dell’economia italiana – veri o presunti – sono il frutto dei 12 miliardi di Euro strappati al Sud (fondi PAC) per sostenere, nel 90% dei casi, imprese del Centro Nord Italia. Con un incremento dell’occupazione dello 0,7-0,8 per cento contrabbandato come incremento del 2 per cento!
Questa vicenda dei fondi PAC destinati al Sud, ma usati per erogare sgravi fiscali nel Centro Nord Italia ci dice che, oggi, la vera emergenza del nostro Paese è il Mezzogiorno. Se i grandi giornali e le Tv, nel presentare questi piccoli segnali di ripresa dell’economia (del Centro Nord) nascondono la realtà dai fatti, ebbene, significa che, oggi più di ieri, è necessaria un’informazione che parta dal Sud. Ed è proprio questo il senso di Nientedipersonale: un quotidiano on line che ha la presunzione, se volete, di raccontare l’Italia non solo vista dal Sud, e segnatamente dalla Sicilia, ma anche di raccontare l’Italia ‘dal’ Sud e, segnatamente, dalla Sicilia.giornali

Di solito, nel nostro Paese, sono i giornali del Nord – o, al massimo, qualche giornale del Centro – a fare informazione di stampo nazionale. Nella cosiddetta Prima Repubblica, quando esistevano solo i giornali cartacei, era così: grande informazione nel Nord Italia, informazione locale nel resto del Paese. Con il tentativo di qualche giornale del Sud – per esempio Il Mattino di Napoli degli anni ’80 del secolo passato – di provare a dare un respiro nazionale all’informazione del Sud. Uno schema rotto, in parte, dall’esperienza de la Repubblica con una diffusione più capillare rispetto al Corriere della Sera e con le edizioni locali.
Con l’avvento dell’informazione on line lo scenario è in parte cambiato. La rete è democratica, aperta, fino ad oggi libera. E dà a tutti la possibilità di fare informazione. Anche su temi nazionali e internazionali. Noi intendiamo cogliere quest’opportunità. Provando, come già ricordato, a ragionare sui temi di politica nazionale e internazionale, partendo dalla Sicilia. Per riproporre un tema che oggi è sparito dall’agenda dei governi nazionali: la questione meridionale. Legando questo tema alla moneta unica europea, che oggi è la chiave di volta del futuro del vecchio Continente. Nel senso che, se la moneta unica continuerà ad essere gestita per garantire egoismi, l’Unione Europea non avrà futuro.

In questi giorni assistiamo a una corsa, da parte di soggetti più o meno istituzionali, nel presentare un’Italia in ripresa. E’ un tentativo, goffo, di innestare una sorta di ottimismo psicologico che dovrebbe cambiare, in positivo, il clima del nostro Paese. La realtà, però, è un’altra. Anche se fanno di tutto per nasconderlo, l’Italia sconta, più di altri Paesi dell’Unione Europea, gli errori ormai strutturali nella gestione della moneta comune. Il premier Renzi non ha torto quando dice che l’economia italiana – l’economia vera, fatta dalle Pmi, dalle Piccole e medie imprese – è in ripresa. Quello che il capo del governo del nostro Paese non dice è che la ripresa italiana è frenata dall’Euro.
Ricordate, nei mesi scorsi, l’enfasi sul QE, sigla che sta per Quantitative Easing? Parliamo dell’immissione di grandi quantitativi di moneta, voluta da Mario Draghi, per rilanciare l’economia europea. Oggi del QE non ne parla più nessuno. Un modo elegante per nascondere l’ennesimo fallimento di Draghi, della BCE e dell’Unione Europea. Alla fine questa grande immissione di moneta a cosa è servita? A dare un po’ di ossigeno a certe banche europee con le ‘pance’ piene di titoli tossici. A cominciare dalla Deutsche Bank tedesca, esposta – come denunciato di recente dal sociologo Luciano Gallino – per 70 mila miliardi di Euro di titoli ‘tossici’! E’ nei ‘forzieri’ della Deutsche Bank e di altre banche come questa che sono finiti, in buona parte, i milioni e milioni di Euro immessi in circolo dalla BCE (mentre una minima parte è arrivata ai Paesi dell’Unione Europea che non ne avrebbero avuto bisogno!). Ed è a causa di banche come queste se oggi l’economia europea non decolla, con riferimento, soprattutto ad alcune aree dell’Unione Europea, Italia in testa.
Ricordiamo che, per problemi pari a un millesimo di quelli della Deutsche Bank i soloni della Banca d’Italia hanno decretato la fine del Banco di Sicilia e della Sicilcassa. Oggi la stessa Banca d’Italia tollera la presenza, in Italia, di circa 400 sportelli della Deutsche Bank. Che impieghi deve venire a fare, nel nostro Paese, una banca con 70 mila miliardi di titoli ‘tossici’ in pancia? E’ o no, in Italia, per fare raccolta di risparmio italiano da impiegare ‘chissà dove’?
In una realtà normale, le banche erogano denaro a imprese e famiglie. In alcune aree dell’Unione Europea sono le famiglie e le imprese, ormai, a sostenere le banche. Non serve forse a questo il Bail in? Si tratta di una legge, approvata dal Parlamento italiano, che farà pagare ai correntisti con più di 100 mila Euro in banca i ‘buchi’ della stessa banca. In un sistema del genere può mai germogliare la ripresa economica vera?
euroIn Italia il QE è stato un totale fallimento, anche se nessuno ne parla. Ed è proprio alla luce del fallimento della manovra di Draghi che il governo Renzi sta provando a rilanciare i consumi, portando il contante da mille e 3 mila Euro. Iniziativa che viene letta da molti osservatori come una sorta di ‘incoraggiamento’ alla criminalità organizzata a riciclare denaro nel nostro Paese. Se per rilanciare l’economia e i consumi dobbiamo ricorrere all’aiuto delle mafie (Mafia siciliana, Camorra campana, ‘Ndrangheta calabrese e sacra Corona Unita pugliese) siamo veramente messi male. Il rischio è che una mossa del genere finisca con l’alimentare l’attività delle Sezioni di Misure di prevenzione dei Tribunali italiani con annessi & connessi (basti pensare allo scandalo del Tribunale di Palermo, dove, di fatto, la Sezione per le Misure di prevenzione ha condizionato in negativo l’economia di un’intera provincia per favorire raccomandati, con il coinvolgimento di alcuni magistrati sanzionati dalla stessa magistratura).
Siamo partiti dal Sud Italia. Siamo arrivati all’Euro. Con la moneta unica, gestita male, che ci riporta al Sud, e segnatamente in Sicilia, con gli errori commessi dalla Giustizia – che è di competenza dallo Stato – nella gestione della Sezione di Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo: vicenda paradigmatica di un Paese che non è in ripresa, ma in declino. Perché quando la lotta alla mafia, alla fine, alimenta una forma di criminalità con i ‘colletti bianchi’, con un tasso di connivenza diffuso nella stessa magistratura, è chiaro che il sistema è marcio fin nelle radici (si pensi ai figli di magistrati riempiti di lucrosi incarichi in danno dell’economia, in questo caso siciliana, con beni societari sequestrati, di fatto rapinati con l’avallo della Giustizia e relativa perdita di migliaia di posti di lavoro). Bene sequestrati (e non confiscati!) che, in buona parte, avrebbero dovuto essere restituiti ai legittimi proprietari in quanto estranei al malaffare. Incredibile! E parliamo del solo caso di Palermo. Nulla sappiamo di quello che succede nelle altre province siciliane, in Calabria, in Puglia, in Campania. Ma anche nel ‘civile’ Centro Nord Italia, dove la criminalità organizzata si è ormai insediata.
Moneta unica, Giustizia, questione meridionale. Su questi e su altri temi politici, economici e sociali proveremo a ragionare. Cercando di collegarci con altre Regioni del Sud. Con un’idea della politica legata alla grande tradizione socialista italiana. Una tradizione antidogmatica, in grado di mettere in discussione i punti fermi-sbagliati di un’Unione Europea che, con l’Euro mal gestito, sta condizionando, frenandole, la vivacità e le intelligenze culturali e professionali dei tanti Sud d’Europa.