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Seguendo il dibattito sul finanziamento ai partiti, vedo molti ripensamenti su una riforma voluta dal PD

Seguendo il dibattito sul finanziamento ai partiti, vedo molti ripensamenti su una riforma voluta dal PD
Dicembre 01
15:36 2019

Anche in quella occasione mi pronunciai – diversamente dal gruppo -per un miglioramento della legge ma non per l’abolizione che ritenevo rischiosa e lesiva della vita democratica e dell’autonomia dei partiti.

riporto il resoconto stenografico di alcuni stralci dei miei interventi in commissione Affari costituzionali in sede referente della Camera dei deputati 2013 e 2014

sull’Abolizione del finanziamento pubblico diretto

Giuseppe LAURICELLA (PD) ricorda come il principio democratico, sancito dall’articolo 1 della Costituzione, stia a fondamento della Costituzione stessa, la quale in ogni suo passaggio lo riafferma e lo esplicita in concreto. A questo principio fondamentale si riconnette anche il principio della tutela del pluralismo partitico, nel senso che un sistema istituzionale non può essere democratico se non ci sono più partiti politici. Questi ultimi sono un tramite imprescindibile tra la società e le istituzioni. Non è un caso che la Costituzione ne tratti nella parte I, intitolata ai diritti e ai doveri dei cittadini, e segnatamente nel titolo IV di questa, che enuncia i principi in materia di rapporti politici. Questa collocazione sistematica della disposizione sui partiti sta a significare che nel disegno costituzionale il momento essenziale sta nella libertà dei cittadini di associarsi per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale. Il metodo democratico di cui parla la Costituzione deve essere riferito, d’altra parte, tanto alla vita esterna dei partiti, nel loro confronto reciproco, quanto alla vita interna degli stessi. La Costituzione, cioè, esige, da una parte, che anche le minoranze possano partecipare alle competizioni elettorali, a prescindere dalle loro capacità di finanziamento, e, dall’altra parte, che le modalità organizzative interne dei partiti siano tali da assicurare la democrazia interna.
Rileva quindi come anche le audizioni svolte dalla Commissione abbiano confermato che, se non sussiste un obbligo costituzionale al finanziamento pubblico dei partiti, non esiste tuttavia neanche un divieto in tal senso.
Peraltro, va considerato che eliminare del tutto il finanziamento pubblico significa privare i partiti di autonomia nei confronti della finanza e dell’economia, a danno del principio democratico e a tutto vantaggio di pochi, in quanto il finanziamento pubblico è proprio il mezzo per assicurare l’autonomia della politica rispetto alla finanza e all’economia.
Nel sottolineare come le audizioni già ricordate abbiano evidenziato che nel resto dell’Europa si utilizzino sistemi di finanziamento della politica misti – cioè con finanziamento in parte pubblico, in parte privato – e che nel Regno unito si sta addirittura pensando di rafforzare il canale del finanziamento pubblico, esprime l’avviso che si dovrebbe correggere il sistema di finanziamento pubblico italiano, che ha conosciuto certamente degli eccessi, evitando però di cadere nell’eccesso opposto, passando ad un sistema basato integralmente su finanziamenti privati. A suo avviso, occorre piuttosto puntare
ad un finanziamento pubblico che sia giusto, mirato, trasparente e controllato. Così, ad esempio, nelle elezioni dove è previsto il voto di preferenza, occorre assicurare ai singoli candidati strumenti minimi per partecipare alla campagna elettorale, fissare limiti di spesa e prevedere rimborsi per le spese elettorali effettivamente sostenute.
Conclude esprimendo l’auspicio che il Parlamento non sacrifichi il principio democratico sull’onda emotiva del presente momento storico, ma sappia invece guardare al futuro per assicurare al Paese le condizioni per il pluralismo nella competizione politica.

Giuseppe LAURICELLA (PD) illustra il proprio emendamento 14.2, evidenziando come egli resti fermo nell’opinione per cui l’abolizione del finanziamento pubblico equivalga ad una violazione del principio della partecipazione democratica che è a fondamento dell’articolo 49 della Costituzione. Rileva come la dipendenza da un finanziamento privato sacrifichi l’autonomia stessa dei partiti politici.
Ritiene giusta una regolamentazione della materia ma non ne condivide una deriva in senso privatistico.
Ricorda come ultimamente vi siano state varie iniziative che rischiano di attenuare il suddetto principio democratico, quali appunto le norme sul finanziamento pubblico dei partiti, sull’innalzamento delle soglie nell’ambito della legge elettorale: occorre a suo avviso riformare senza violare i principi fondanti e fondamentali. Rileva come anche nel richiamare l’esito del referendum sul finanziamento dei partiti, va considerato come questo, al pari di una legge, può non rimanere fermo nel tempo, tenendo conto delle modifiche richieste dalla diversa situazione storica.
Evidenzia come il proprio emendamento 14.2, pur nel suo significato simbolico, tende a sancire la natura del finanziamento che non può non rimanere pubblica.

Giuseppe LAURICELLA (PD) precisa di non aver parlato di incostituzionalità, ma di aver fatto presente come l’articolo 49 della Costituzione offre come strumento di partecipazione alla vita democratica del Paese il sostegno a quelle associazioni che sono i partiti politici. Il finanziamento si lega dunque al suddetto articolo 49 e quindi senza il finanziamento pubblico si assiste necessariamente ad un decremento del tasso di democraticità del Paese.

Sull'Autore

Giuseppe Lauricella

Giuseppe Lauricella

Professore di diritto pubblico e costituzionale, avvocato cassazionista. Già Deputato nazionale del Partito Democratico. Commissione affari costituzionali.

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