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Bilancio Regione siciliana: sbagliato l’atteggiamento del Governo con la Corte dei Conti

Bilancio Regione siciliana: sbagliato l’atteggiamento del Governo con la Corte dei Conti
Novembre 18
15:17 2019

Confessiamo che più proviamo a riflettere sulla crisi finanziaria della Regione siciliana – che, detto per inciso, è grave – più non riusciamo a capire le scelte adottate dall’attuale Governo regionale. E, soprattutto, non riusciamo a capire se è chiara a tutti la gravità di quello che sta succedendo. Perché nella storia dell’Autonomia siciliana non è mai successo che la Corte dei Conti, per approvare il Bilancio consuntivo, si sia preso tanto tempo. Di solito, il Bilancio consuntivo della Regione viene ‘parificato’ (‘parifica’ sta, grosso modo, per approvazione) tra Maggio e Giugno: quest’anno la ‘parifica’ arriverà (ma arriverà?) il 13 Dicembre. Perché un ritardo così macroscopico?

La risposta a questa domanda è semplice e complicata al tempo stesso. Proviamo a illustrare il perché sta avvenendo tutto questo (almeno dal nostro punto di vista).

In primo luogo va detto che l’attuale Governo regionale ha ereditato una situazione finanziaria pesantissima. Ignorare questo elemento contabile e politico non sarebbe corretto. Chi ha avuto modo di seguire i cinque anni del Governo regionale siciliano di Rosario Crocetta ricorderà i danni prodotti alle finanze regionali dalle scelte adottate dal passato esecutivo.

Tre, in particolare, sono i passaggi che hanno segnato, in negativo, le finanze della Regione siciliana.

Il primo passaggio è forse il più incomprensibile: nel giugno del 2014, a fronte di alcuni pronunciamenti della Corte Costituzionale in materia finanziaria favorevoli alla Regione siciliana (cosa, questa, che in verità, dal 1957 – anno in cui ha iniziato ad operare la Consulta – ad oggi non si è verificata spesso), il passato Governo ha deciso di rinunciare agli effetti positivi di tali pronunciamenti.

Dal nostro punto di vista una scelta del genere è incomprensibile. Anche perché tale scelta ha fatto perdere alla Regione siciliana circa 4 miliardi di euro!

Il secondo passaggio – sempre doloroso per la finanze regionali, ma forse politicamente più comprensibile – si verifica nel Giugno del 2016, quando alla Regione siciliana vengono inflitte pesanti penalizzazioni finanziarie. Tra le tante penalizzazioni del 2016 c’è anche la riscrittura delle norme di attuazione dell’articolo 36 dello Statuto autonomistico siciliano.

Questa riscrittura, molto sfavorevole per la Regione siciliana, è stata approvata dal Parlamento nazionale a maggioranza di centrosinistra e dal Parlamento siciliano a maggioranza di centrosinistra. Con questa riscrittura,  è avvenuto che imposte pagate in Sicilia che avrebbero dovuto restare interamente alla Regione siciliana – con riferimento soprattutto a IRPEF e IVA – sono state in buona parte devolute allo Stato.

Qui la spiegazione politica è che lo Statuto autonomistico, nella sua formulazione del 1946, era troppo favorevole alla Sicilia. Vero è che lo Stato si è sempre guardato bene dal lasciare alla Regione siciliana il 100% del gettito di IRPEF e IVA; ma lo Stato ha sempre trattenuto una quota di IRPEF e IVA della Regione siciliana violando lo Statuto!

Riscrivendo le norme di attuazione ad uso e consumo dello Stato centrale, è stato sancito che lo Stato, trattenendo quote sostanziose di IRPEF e IVA, non viola più lo Statuto siciliano. Non è una cosa da poco!

Resta da capire perché i parlamentari nazionali e regionali hanno votato una riscrittura dell’articolo 36 dello Statuto sfavorevole alla Sicilia. Forse bisognerebbe chiederlo a loro…      

Il terzo passaggio che ha segnato in negativo le finanze regionali si è verificato nel 2015, quando in applicazione della riforma della contabilità pubblica (applicazione del decreto legislativo nazionale n. 118 del 2011) dal Bilancio regionale sono stati tolti 5 miliardi e 700 milioni sbrigativamente considerati “crediti inesigibili”.

Questo passaggio non è meno controverso dei primi due che abbiamo descritto in modo sintetico. Anzi, per certi versi è il più problematico per lo Stato perché, a meno che non spariscano le ‘carte’, sarebbe più che mai opportuno tornare su questa storia, perché c’è il dubbio che buona parte di questi 5,7 miliardi di euro di crediti vantati dalla Regione non è “inesigibile”.

Noi utilizziamo il presente e non l’imperfetto, perché a nostro avviso la Regione siciliana dovrebbe chiedere la verifica di questi soldi che sono stati eliminati dalle entrate del Bilancio della Regione siciliana; giusto per capire se tali crediti sono tutti “inesigibili”.  

Questo, grosso modo, è lo scenario che ha ereditato l’attuale Governo regionale. Le scelte politiche e contabili adottate nella passata legislatura (in realtà scelte più politiche che contabili) hanno determinato un disavanzo, per il 2018, di 2,1 miliardi di euro. Questa è la cifra calcolata dalla Corte dei Conti.

A questo punto – siamo tra il Dicembre del 2017 e il Gennaio del 2018 – arrivano due decisioni a nostro avviso incomprensibili adottate dall’attuale Governo regionale.

La prima decisione è di avallare la trattenuta di 800 milioni di euro di IVA da parte del Governo nazionale. L’attuale Governo regionale – che si è insediato nel Novembre del 2017 – avrebbe potuto dire all’allora Governo nazionale di Paolo Gentiloni:

“Noi non abbiamo firmato la rivisitazione delle norme di attuazione dell’articolo 36 dello Statuto, quindi non riconosciamo gli effetti di questa riscrittura”.

Tale presa di posizione del Governo regionale siciliana avrebbe avuto solo una valenza politica, perché lo Stato avrebbe comunque incamerato gli 800 milioni di euro togliendoli alla Regione siciliana. Sarebbe stato un segnale di discontinutà importante: un segnale politico.

Ma l’attuale Governo regionale non si è opposto e ha addirittura spedito in Consiglio dei Ministri un proprio rappresentante per avallare tale atto!

La seconda decisione, a nostro modesto avviso, è ancora più incomprensibile della prima. Tra il Dicembre del 2017 e il Gennaio del 2018 il Governo regionale ha sostanzialmente contestato il ‘buco’ di 2,1 miliardi di euro accertato dalla Corte dei Conti.

Per carità: il tentativo era quello che poter gestire un Bilancio regionale 2018 senza troppe penalizzazioni: ma questo si poteva chiedere avviando un dialogo con la Corte dei Conti, non certo contrapponendosi frontalmente alla magistratura contabile.

Qual è stato il risultato ottenuto dall’attuale Governo? Che lo scorso anno la Corte dei Conti ha imposto, d’imperio, la propria tesi: il ‘buco’ è di 2,1 miliardi di euro e basta!. E non poteva essere altrimenti, anche perché, di mestiere, i giudici della Corte dei Conti si occupano di conti pubblici ed è molto improbabile che sbaglino i conti!

Questa contrapposizione – peraltro su un ‘buco’ di Bilancio che non era farina dell’attuale Governo regionale, ma del precedente – ha finito con l’incrinare i rapporti istituzionali. Tra l’altro, tutto si può dire alle Corte dei Conti per la Sicilia, ma non certo di non aver segnalato, negli anni passati, l’atteggiamento non proprio leale dello Stato nei confronti della Regione.

Insomma, la contrapposizione su fatti passati tra l’attuale Governo regionale e la Corte dei Conti, a nostro modesto avviso, non ha giovato né alla Sicilia, né allo stesso Governo. E non certo per responsabilità dei giudici contabili.

E’ in questo scenario che si inquadra il ritardo – assolutamente inusuale – della ‘parifica’ del Bilancio consuntivo che registriamo quest’anno? A nostro avviso, sì.

La domanda finale è: come finirà questa storia? Potrebbe anche non finire bene. Ricordiamoci che, appena qualche mese addietro, la Corte dei Conti ha scovato altri 400 milioni di euro di ‘buco’. D’accordo sono sempre ammanchi la cui responsabilità risale ai Governi del passato. Ma gli effetti si scaricano sull’attuale Governo.

Che significa questo? Che il 13 Dicembre, quando la Corte dei Conti si pronuncerà sul consuntivo 2018, potrebbero materializzarsi nuove, amare sorprese…

Sull'Autore

Angelo Forgia

Angelo Forgia

Agronomo, impegnato nel sociale, amante della natura.

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