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“Italiani brava gente”

“Italiani brava gente”
Novembre 06
08:40 2019

Uno slogan che abbiamo sentito ripetere troppe volte. Sino al punto di crederci. Oggi però più di un fatto autorizza a dubitarne. Sono tanti gli episodi e i segnali, provenienti da più parti, che disegnano il volto dell’Italia e degli italiani diversi da come li si era sinora immaginati. I cori razzisti che si ripetono  con assiduità negli stadi, la volgare violenza nei social, l’esasperata avversione (vorremmo evitare di usare la  parola odio) nei confronti degl’immigrati, le manifestazioni sempre più ricorrenti di una destra inneggiante al fascismo e al nazismo, la denigrazione dei comportamenti ispirati da sentimenti umani di solidarietà e di contro l’ostentazione del cinismo più becero, gli atti di violenza contro le donne e di discriminazione dei diversi più frequenti rispetto al passato.

Tutto ciò ci fa chiedere: siamo ancora brava gente? O qualcosa è cambiato o sta cambiando nel nostro dna? In che misura ci stiamo imbarbarendo, e perché?

La recente astensione da parte di tutta la destra, non solo quella di Salvini e della Meloni, sulla mozione presentata al senato dalla Segre può aiutarci a capire meglio. Come mai un intero schieramento politico, quello appunto della destra, che ricomprende anche (almeno in teoria) forze moderate e di ispirazione liberale, ha assunto una  simile determinazione che non trova alcuna plausibile giustificazione logica? L’antirazzismo e il contrasto alle discriminazione sono valori fondanti della nostra Costituzione e disconoscerli significa, a rigore di ragionamento, porsi fuori da quello che una volta veniva definito “arco costituzionale”. A chi può nuocere  una commissione che indaghi sui fenomeni di razzismo e di discriminazione? Nessuno, tra chi è cresciuto nel rispetto dei più elementari principi di civiltà, può difendere gli ultras degli stadi che espongono striscioni razzisti o fischiano i calciatori di colore, come pure è impensabile che non si condanni la violenza sulle donne. Fare chiarezza sugli episodi di razzismo e di violenza discriminatoria – innegabilmente diffusi, come attesta la cronaca – per contrastarli nel modo più efficace è un’esigenza pacifica. E qui la destra e la sinistra non c’entrano affatto. O meglio non dovrebbero entrarci. Eppure –come si è visto- c’entrano.

Seguendo la logica del calcolo politico, fra l’altro, l’astensione della destra non avrebbe portato acqua al suo mulino. Quell’astensione, rivelando il volto truce di una destra divenuta estrema, avrebbe allontanato i consensi di quella gran parte degli italiani che da sempre hannno privilegiato le posizioni moderate. Ma non è stato così: i sondagi fanno registrare la crescita di favori per la destra, anche dopo la sua astensione su un tema di tanto rilievo civile quale l’antirazzismo. Tema che non ammette se e ma.

Che se ne deduce? Qualcosa di allarmante: gli “italiani brava gente” si vanno progressivamente imbastardendo; la xenofobia li sta invadendo; per molti di essi l’antirazzismo non è più un valore, ciò che più gli importa è non trovarsi tra i piedi gli immigrati.

Perché si sta manifestando questo mutamento antropologico negli italiani è difficile da comprendere e da spiegare. Però si sta verificando. Lasciamo ai sociologi l’analisi delle cause. Tra le quali comunque è facile cogliere l’irresponsabile comunicazione politica fomentatrice di odio messa in atto da Salvini e dai suoi seguaci.

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Antonino Cangemi

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