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La crisi dei rifiuti a Palermo: le responsabilità della Regione e del Comune

La crisi dei rifiuti a Palermo: le responsabilità della Regione e del Comune
Ottobre 14
07:48 2019

Sommari

Cominciamo oggi un ‘viaggio’ nella crisi dei rifiuti a Palermo. Proveremo a raccontare il perché la discarica di Bellolampo è andata in tilt. Cercheremo di capire quali inghippi si nascondono dietro il fallimento della raccolta differenziata dei rifiuti nel capoluogo della Sicilia. Le responsabilità dei passati Governi regionali    

Che succede nella discarica di Bellolampo a Palermo? A quanto pare, c’è anche un’inchiesta della magistratura che va avanti da un anno e mezzo. Grosso modo, da quando nel capoluogo siciliano è partito il cosiddetto ‘secondo step’ della raccolta differenziata dei rifiuti: raccolta differenziata che, a Palermo, è pressoché fallimentare. Di più: da un anno e mezzo la città è sporchissima, ma nessuno è responsabile. Il tutto mentre la grande informazione italiana – quotidiani nazionali (per quello che ormai valgono, se è vero che sono sempre meno acquistati e sempre meno letti) e, soprattutto, la televisione – hanno ignorato e continuano ad ignorare la vergognosa gestione dell’immondizia a Palermo.

Ora c’è, come già accennato, un’inchiesta della magistratura di Palermo. Non sappiamo cosa accerteranno i magistrati. Ma sappiamo che ci sono già fatti acclarati e responsabilità manifeste. Vediamo di riassumere i primi e le seconde.

Cominciamo col dire che la discarica di Bellolampo dovrebbe essere già chiusa da almeno due decenni. Invece le amministrazioni comunali di Palermo – di centrodestra e di centrosinistra – hanno continuato a gestire i rifiuti con la discarica. Una follia!

In effetti, nel 2009, l’allora amministrazione comunale di Diego Cammarata (centrodestra), grazie a un progetto finanziato dal Ministero dell’Ambiente, avvia il primo step della raccolta differenziata, che inizia a coinvolgere poco più di 100 mila abitanti.

Nella primavera del 2012 al Comune di Palermo torna il centrosinistra di Leoluca Orlando. Ci si aspettava un potenziamento della raccolta differenziata. Invece – e questa è veramente un’anomalia sulla quale sarebbe opportuno indagare – il Comune di Palermo e l’Azienda che gestiva il servizio di raccolta e smaltimento di rifiuti nonché la discarca di Bellolampo realizzano, per l’appunto, la sesta vasca di Bellolampo!

A Bellolampo c’erano già cinque vasche piene di rifiuti, in alcuni casi gestite in modo approssimativo: sarebbe stato logico, tra il 2012 e il 2017, potenziare la raccolta differenziata dei rifiuti. Invece, incredibilmente, si è continuato ad ammassare rifiuti nella sesta vasca di Bellolampo!

Segnaliamo un’ulteriore stranezza: l’Azienda che oggi gestisce la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti – la RAP – gestisce anche la discarica di Bellolampo. C’è o no un oggettivo conflitto di interessi? Mettiamo il caso – la nostra è solo un’ipotesi – che i dipendenti della RAP che lavorano presso la discarica di Bellolampo, tra indennità varie, arrivano a guadagnare stipendi superiori a 3 mila euro al mese: che interesse avrebbero a far decollare la raccolta differenziata a Palermo se, con l’avvento della raccolta differenziata, molto del loro lavoro presso Bellolampo verrebbe meno?

Per appurare questo punto sarebbe necessario che un consigliere comunale di Palermo presenti una richiesta di accesso agli atti per verificare – ‘carte’ alla mano – se tra gli operai della RAP che prestano servizio a Bellolampo ci sono stipendi pari o, addirittura, superiori a 3 mila euro al mese.

Avverrà questo? No, perché nel Consiglio comunale di Palermo non c’è opposizione. I grillini sono divisi e, adesso, sono anche alleati del PD e del sindaco Orlando. Forza Italia di Gianfranco Miccichè è con Orlando.

Circa cinque anni fa, come abbiamo ricordato, è stata realizzata la sesta vasca della discarica di Bellolampo. Contemporaneamente è stato realizzato l’impianto per il Trattamento meccanico biologico (Tmb) dei rifiuti e l’impianto di compostaggio.

Va detto che, dal 2013, con oltre dieci anni di ritardo, la Regione siciliana è stata ‘costretta’ a comportarsi come si comportano tutti i Paesi civili del mondo: non può più sotterrare nelle discariche i rifiuti senza prima averli trattati per eliminare quasi tutta la frazione umida. Questo procedimento si chiama, per l’appunto, Trattamento meccanico biologico.

E’ importante sottolineare che il denaro pubblico speso dal Comune di Palermo per l’impianto per il Trattamento meccanico biologico e per l’impianto di compostaggio avrebbe dovuto far decollare la raccolta differenziata dei rifiuti. Una volta che una discarica ha a disposizione il Tmb e l’impianto di compostaggio la raccolta differenziata, in 3-4 anni, dovrebbe attestarsi sul 50-60%. Con Tmb e impianto di compostaggio in funzione ci sarebbe stato un grande recupero del materiale e la sesta vasca non si sarebbe riempita in pochi anni.

Invece cos’è successo? E’ successo che l’impianto di compostaggio non è mai entrato in funzione. Una scelta folle, adottata dalla RAP, l’Azienda partecipata dallo stesso Comune di Palermo che si occupa della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti e che, come già accennato, gestisce anche la discarica di Bellolampo.

A questo punto una domanda è d’obbligo: com’è stato utilizzato l’impianto per la produzione di compost di Bellolampo? E’ stato utilizzato per biostabilizzare i rifiuti che vengono fuori dall’impianto per il Trattamento meccanico e biologico.

Piano piano stiamo entrando nell’inghippo di Bellolampo. Scopriamo, infatti, che l’impianto per il Trattamento meccanico e biologico della discarica di Bellolampo è stato sovraccaricato. Ed è stato sovraccaricato perché nella discarica di Bellolampo, per anni, sono finiti i rifiuti di altri Comuni del Palermitano.

Negli anni passati ci sono state ordinanze del Governo regionale che hanno disposto di utilizzare la discarica di Bellolampo per abbancare rifiuti di altri Comuni. Qui c’è un punto cruciale: la Regione poteva ‘ordinare’ al Comune di Palermo di prendere a Bellolampo i rifiuti di altri Comuni?

Secondo noi, no, perché la Regione siciliana non ha alcuna competenza sulla gestione dei rifiuti urbani. A meno che non ci sono state di mezzo gravissime emergenze. Ci sono state? A noi, più che emergenze, quelle andate in scena in Sicilia, in materia di rifiuti, sono sembrati fenomeni di menefreghismo e disorganizzazione.

La Regione, in materia di rifiuti urbani, deve solo programmare gli interventi d’accordo con i Comuni, non firmare ordinanze per incasinare una discarica – in questo caso quella di Bellolampo – creando disagi!    

Il Comune di Palermo avrebbe potuto opporsi? A nostro avviso, sì. Gli amministratori comunali sapevano benissimo che accettando i rifiuti di altri Comuni si sarebbe da un lato bloccata la produzione di compost e la raccolta differenziata dei rifiuti (cose avvenute); e, dall’altro lato, la sesta vasca si sarebbe riempita di rifiuti in tempi brevi: altra cosa che è avvenuta.

Ancora: il Comune di Palermo non ha preso i rifiuti di altri Comuni gratis: si è fatto pagare fior di quattrini! Vero è che ci sono Comuni che non hanno pagato, ma ce ne sono altri che hanno pagato.

Tirando le somme, il caos nella gestione dei rifiuti a Palermo e , in generale, in Sicilia, è esploso nella scorsa legislatura, quando il passato Governo regionale di Rosario Crocetta in cui primeggiava il PD ha puntato sulle discariche.

A nostro avviso, la Regione si è ‘infilata’ in un settore, quello dei rifiuti urbani, dove ha competenze solo in materia di programmazione; l’ha fatto all’inizio cercando di razionalizzare la gestione del settore: cosa, questa, che è costato il posto di assessore regionale nella Giunta Crocetta a Nicolò Marino, che è stato ‘silurato’ proprio perché si è scontrato con il sistema di potere che in Sicilia governava le discariche private (oggi lo scenario è cambiato, sia perché i ‘Signori delle discariche private’ contano meno, sia perché l’attuale Governo regionale di Nello Musumeci sta applicando la legge occupandosi solo della programmazione degli interventi e non entrando nel merito della gestione dei rifiuti solidi urbani: gestione che, per legge, spetta ai Comuni).     

Siamo così arrivati ai giorni nostri. Al vertice dell’assessorato regionale che si occupa della programmazione (della programmazione e non della gestione dei rifiuti urbani!) è arrivato il veneto Alberto Pierobon, uomo che ha grande esperienza in materia di gestione dei rifiuti.

Appena si è accorto di quello che avveniva a Bellolampo, l’assessore regionale Pierobon ha intimato al Comune di Palermo e alla RAP di mettere subito in funzione l’impianto di compostaggio dei rifiuti. E il motivo è semplice: se non funziona l’impianto di compostaggio la raccolta differenziata dei rifiuti non può aumentare! E infatti, a Palermo, la raccolta differenziata dei rifiuti è ferma al 10-11%, cioè nulla!

La RAP si è vista costretta a far funzionare l’impianto di compostaggio. Abbiamo già sottolineato che Comune e RAP non avevano mai messo in funzione l’impianto di compostaggio utilizzandolo per biostabilizzare i rifiuti che vengono fuori da un impianto di Tmb: impianto che rimane, ancora oggi, sovraccaricato. Senza il trattamento di biostabilizzazione i rifiuti che vengono fuori dal Tmb di Bellolampo non risultano adeguati a quelli che, in termini tecnici, si definiscono gli “indici respirometrici”. Così viene fuori il cattivo odore che, da settimane, infastidisce gli abitanti di alcuni quartieri di Palermo: Borgo nuovo, viale Michelangelo, via Leonardo da Vinci e via continuando.

La mancata biostabilizzazione comporta anche un’alta percentuale di frazione umida che rimane nei rifiuti: percentuale che va oltre i limiti di legge e che non convince i titolati delle altre discariche della Sicilia, che non vogliono prendersi i rifiuti di Palermo.

Fine prima puntata/ Continua 

Sull'Autore

Angelo Forgia

Angelo Forgia

Agronomo, impegnato nel sociale, amante della natura.

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