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Stefano Fassina pestato: le responsabilità del Governo

Stefano Fassina pestato: le responsabilità del Governo
Ottobre 02
08:29 2019

I protagonisti di un’insopportabile retorica che ci mette in guardia dal ritorno del fascismo sono i protagonisti di un atto di violenza contro una cinquantina di lavoratori di una società del Comune di Roma. Una carica della polizia travolge e ferisce anche il parlamentare nazionale Stefano Fassina. Complimenti vivissimi al Movimento 5 Stelle e al PD

Incredibile! Sì, incredibile! Adesso il potere – perché di questo si tratta: e ha poca importanza se si tratti di un esponente del Governo nazionale o della Giunta comunale di Roma – e non si limita a passare sopra i diritti dei lavoratori, ma usa anche la violenza non risparmiata nemmeno a i parlamentari che si mettono in mezzo in difesa dei lavoratori. E’ successo ieri a Roma dove il parlamentare nazionale, Stefano Fassina – che è anche consigliere comunale della Capitale – è rimasto vittima di un’azione di forza portata avanti dalle forze dell’ordine, su input di un assessore comunale della Giunta di Virginia Raggi.

Fassina si trovava davanti la sede di Roma Metropolitane, la società che fa capo al Comune di Roma che la Giunta Raggi ha deciso di porre in liquidazione. L’azienda, dal 2005, svolge il compito di stazione appaltante per la realizzazione delle opere legate al mondo dei trasporti della Capitale.

La scelta dell’amministrazione comunale è politica: e poiché il sindaco Virginia Raggi è sostenuta da una maggioranza, la scelta è legittima. Il punto non è questo. Il punto è che i dipendenti di questa azienda del Comune di Roma (o partecipata dal Comune di Roma, visto che è una società per azioni) – poco meno di cinquanta persone – hanno diritto a difendere il proprio posto di lavoro. E Fassina, ieri, era lì con i lavoratori a dargli manforte, come deve fare un esponente della sinistra.  

Fassina si trovava insieme con i lavoratori nella sede dell’azienda. Sembra che un collaboratore dell’assessore comunale alle Partecipate abbia provato ad entrare nel palazzo dove ha sede la società. Questo signore non è riuscito ad entrare. Così ha chiesto agli uomini delle forze dell’ordine di forzare la porta di entrata.

Di fatto – chiamiamo le cose con il proprio nome –  c’è stata una carica delle forze dell’ordine: e, si sa, una carica è sempre una carica. Fassina, che si trovava, come già detto, insieme con i lavoratori, è stato travolto dalla carica, è caduto ed è stato trasportato in ospedale in ambulanza.

A quanto pare, Fassina è stato schiacciato da una porta ed è caduto. Il parlamentare e consigliere comunale – che, lo ricordiamo, è stato anche sottosegretario all’Economia e ha lasciato il PD in polemica con Renzi – è stato soccorso dal personale del 118. Le sue condizioni fisiche – da quel poco che si sa – non erano proprio le migliori possibili, tant’è vero che gli è stato applicato un collarino ortopedico prima di essere trasportato all’ospedale San Giovanni.

Una donna è stata soccorsa e portata via in ambulanza, dopo essere finita anche lei a terra. Contusi anche due sindacalisti, Alberto Civica della Uil Natale Di Cola della Cgil.

Quello che ci preme sottolineare, in questa storia, è l’atmosfera di violenza che si registra oggi in Italia. E questa volta non è la violenza di chi protesta, ma la violenza di alcuni esponenti delle forze dell’ordine. Attenzione: qui la critica non è rivolta agli uomini e alle donne delle forze dell’ordine: i militari prendono ordini. Se arriva l’ordine di effettuare una carica, loro eseguono un ordine.

Il problema è la politica e, in questo caso, il Governo nazionale Conte bis. E, in particolare, il Ministro degli Interni, il Prefetto Luciana Lamorgese. La Polizia dipende dal Ministero degli Interni. E facciamo molta fatica a pensare che la carica di ieri contro poco meno di 50 lavoratori che, alla fine, stavano solo difendendo il proprio posto di lavoro sia stato un atto autonomo dei poliziotti.

Per carità: potrebbe anche essere così, potrebbe essere stato un atto autonomo dei poliziotti: ma, anche in questo caso, il Governo – e segnatamente il Ministero degli Interni – non ne esce bene.

La verità è che, in Italia, i lavoratori non hanno più diritti: e se c’è un esponente della sinistra non compromessa con l’attuale regime liberista dell’Unione Europea – ed è proprio il caso di Fassina, che ha contestato sia le scelte politiche del PD, sia le scelte di politica economica imposte dalla UE – che decide di prendere le difese dei lavoratori, il potete non esita ad esercitare la violenza anche contro di lui.

Di fatto, ieri, a Roma, il Governo Conte bis – il Governo che vede insieme Partito Democratico e Movimento 5 Stelle – ha mostrato il proprio volto militare e poliziesco: e l’ha fatto senza pensarci due volte, caricando poco meno di cinquanta lavoratori che rischiano di restare disoccupati e travolgendo, nella furia, anche un parlamentare e i sindacalisti.

Non c’erano modi alternativi per discutere con i lavoratori in lotta? Era proprio necessario il ricorso alla violenza? Sono domande inquietanti. E sono, soprattutto, interrogativi che descrivono meglio di qualunque parola il segno dei tempi che si vivono in Italia: tempi segnati, da un lato, dalla retorica antifascista e, dall’altro lato, da un Governo che, pur dichiarandosi antifascista, non esita ad utilizzare metodi tipici dei regimi polizieschi.

Sull'Autore

Angelo Forgia

Angelo Forgia

Agronomo, impegnato nel sociale, amante della natura.

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