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La mossa di Renzi? Un’operazione centrista riveduta e corretta

La mossa di Renzi? Un’operazione centrista riveduta e corretta
Settembre 20
13:30 2019

Non sarà, è chiaro, il classico centro politico italiano. Anche perché l’Unione Europea dell’euro impone regole politiche e di vita che nulla hanno a che vedere con la tradizionale moderazione del centrismo italiano. Detto questo, Renzi, dopo le elezioni regionali in Umbria, dovrebbe iniziare a dialogare con Berlusconi e con gli ex democristiani (come lui)

Angelo Forgia

Un fatto è certo: quella ‘pilotata’ da Matteo Renzi è un’operazione politica di centro. Anche se in un’Italia controllata dall’Unione Europea  parlare di centro e di sinistra sembra un po’ una forzatura. Ascoltare o leggere certi commenti, secondo i quali Renzi avrebbe lasciato il Partito Democratico perché questa forza politica “è troppo a sinistra” fa un po’ sorridere. Cosa avrebbe, infatti, “di sinistra” il PD? Praticamente nulla, a parte il passato che ormai fa solo storia.

Così, quando parliamo di centro, più che a un luogo politico caratterizzato da moderazione e capacità di mediazione, facciamo riferimento a un luogo della politica che sta tra l’area della destra sovranista e leghista (che invece esiste ancora ed è rappresentata dalla Lega di Salvini e da Fratelli d’Italia) e il PD.

Se ci ragioniamo, anche il PD, oggi, è un partito moderato. E Renzi non ha lasciato questo partito perché “troppo a sinistra” (cerchiamo di essere seri e di non fare ridere!), ma perché dentro il Partito Democratico era considerato, come lui stesso ha detto, un intruso.

Nel PD, da quando Renzi ha lasciato la segreteria nazionale, è andata in scena una lotta di potere che non si è mai interrotta. Ma è stata una lotta di potere che, con le ragioni storiche della sinistra italiana, non ha mai avuto nulla a che spartire.

Lo sanno tutti che Nicola Zingaretti è stato appoggiato dalla vecchia guardia dell’ex Pci, con in testa Massimo D’Alema e Pierluigi Bersani. E, con tutto il rispetto, facciamo molta fatica a immaginare D’Alema e Bersani due comunisti vecchia maniera!

Ricordiamoci che D’Alema, da capo del Governo italiano, ha gestito la guerra in Kosovo. Mentre Bersani, quando è stato al Governo dell’Italia, ha dato il via alle liberalizzazioni.

Insomma, Renzi è andato via dal PD perché non aveva spazio di azione. E’ giovane, è un fedele ‘servitore’ della causa europeista: anzi, proprio nel nome dell’Europa dell’euro ha cercato di far ‘inghiottire’ agli italiani le riforme costituzionali che avrebbero sfasciato, dalla base, la Costituzione italiana del 1948.

Renzi ha perso una battaglia, ma ci vuole riprovare. E ha con sé sempre l’Unione Europea dell’euro che lo sostiene. L’Italia, ormai, è un Paese a sovranità limitata: non ha una propria moneta e non può nominare un Ministro dell’Economia che non sia gradito a Bruxelles e non può fare nulla che la UE non voglia.

L’operazione di adeguamento totale dell’Italia ai dettami della UE non è riuscito con il referendum del dicembre 2016. Ma Renzi, che è un giovane quarantenne molto spregiudicato, ci vuole riprovare. E non può riprovare con il PD, partito che ha ‘usato’ senza successo. Gli serve un soggetto politico nuovo, anche perché nel Partito Democratico non gli lasciavano fare quello che lui ha in testa di fare.

E cosa ha in testa di fare Renzi? Da ‘europeista’si muoverà dentro l’alveo della UE dell’euro. Ma ha bisogno di una forza politica ampia: e, soprattutto, ha bisogno di essere lui il ‘capo’.

Pensare che Renzi si muoverà da solo non sembra una tesi credibile. In questo momento avrà per le mani, sì e no, un partito del 5-6%: non è con questi ‘numeri’ che potrà fare qualcosa per Bruxelles. E allora? E allora è probabile che proverà ad allargare la propria base operativa con chi accetterà la sua leadership.

Uno di questi potrebbe essere Berlusconi. Il quale, in questa fase – ricordiamoci che tra poco più di un mese si voterà per le elezioni regionali in Umbria – rimarrà nel centrodestra, alleato della Lega di Matteo Salvini e di Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni.

Noi pensiamo che dopo le elezioni regionali dell’Umbria il quadro politico tornerà in movimento. Berlusconi si alleerà con Renzi? Secondo noi, sì. Da soli Italia viva e Forza Italia sono ininfluenti, insieme, considerato che il Movimento 5 Stelle sembra avere esaurito il fascino che esercitava sull’elettorato in movimento (i 6 milioni di voti persi alle elezioni europee sono solo il primo passo di un ridimensionamento che dovrebbe accentuarsi, soprattutto dopo l’alleanza tra grillini e PD), potrebbero raggiungere anche il 20% dei consensi.

Ma non ci sono solo gli azzurri di Berlusconi tra i possibili alleati di Renzi. Non dimentichiamo che l’ex segretario del PD è un ex democristiano e che oggi gli ex democristiani sono in cerca di qualcosa che li tenga insieme. E chi meglio di Renzi può assolvere a questo compito?  

Quello che Renzi conta di mettere in campo non è un’area moderata classica, ma un insieme di soggetti politici che, nella cosiddetta Seconda Repubblica, si sono collocati tra il centro e la destra moderata. Ci riuscirà? Secondo noi, sì, anche perché né Berlusconi, né gli ex democristiani hanno molte scelte.

Piano piano il PD perderà tutti i ‘pezzi’ dell’ex Margherita che passeranno con Renzi. E anche gli altri ex democristiani e anche altri movimenti d’ispirazione cattolica finiranno nell’area renziana. E la stessa cosa farà Berlusconi che, in cambio, chiederà garanzie per le uniche cose che al mondo gli interessano: le proprie ‘aziende’.   

Resta una domanda: e il Governo Conte bis che è stato voluto proprio da Renzi? Questa è stata un’operazione che né gli ex comunisti del PD, né il presidente della Repubblica, Mattarella, hanno calcolato. Con la formazione di questo Governo, già debole e diviso, Renzi ha condotto un’operazione politica che gli consentirà di logorare, contemporaneamente, ciò che resta del PD e ciò che resta dei grillini.

Sarà lui, Renzi, a decidere quando e come andare avanti e quando ‘staccare la spina’. Paradossalmente, dovrebbero essere gli esponenti del PD di Zingaretti e i grillini ad aprire la crisi di Governo e ad andare al voto subito, impedendo a Renzi di perfezionare le sue future alleanze e il suo futuro rafforzamento.

Ma né il PD di Zingaretti, né i grillini, in questo momento, sono in grado di pensare qualcosa. L’unica cosa che hanno capito è che Renzi li ha in pugno. E che li logorerà facendogli perdere lentamente i consensi. Pur essendo coscienti di tutto questo resteranno ancorati alle poltrone, perché, oggettivamente –  a parte le elezioni anticipate – un’alternativa alla ‘trappola’ renziana non c’è, almeno in questa fase.

Sull'Autore

Angelo Forgia

Angelo Forgia

Agronomo, impegnato nel sociale, amante della natura.

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