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Le priorità degli italiani per il Governo

Giugno 14
08:24 2019

Resta stabile l’agenda delle priorità degli italiani: al primo posto, indicati da oltre 8 cittadini su 10, si confermano gli interventi per l’occupazione ed il lavoro. Il 73% chiede una riduzione della pressione fiscale, mentre il 70% ritiene centrali le misure e gli investimenti per far ripartire l’economia del Paese.  Sono i dati che emergono dall’indagine condotta dall’Istituto Demopolis, nel momento in cui sembra avviarsi – tra molteplici incertezze – la “fase 2” del Governo Conte.

Significative appaiono le differenze nel podio delle priorità degli elettori dei 2 partiti di maggioranza: oltre l’80% di chi vota Matteo Salvini ritiene centrali l’abbassamento delle tasse, l’immigrazione e la sicurezza; per l’86% degli elettori del M5S, guidato da Luigi Di Maio, priorità assoluta si conferma invece il lavoro, mentre i due terzi indicano fisco e lotta alla corruzione. 

Le scelte fiscali

Restano molte le questioni aperte al vaglio del Governo giallo-verde: la flat tax, con aliquota unica al 15% per le imprese e i redditi familiari inferiori ai 50 mila euro, ipotizzata attraverso l’eliminazione delle attuali detrazioni fiscali, divide l’opinione pubblica: è ritenuta opportuna dal 48%, sbagliata dal 43% degli intervistati. Nette risultano le differenze tra gli elettorati: per la flat tax si schiera il 74% dei leghisti, la metà degli elettori 5 Stelle ed appena il 13% di chi vota il PD. 

Sullo sfondo resta la questione centrale dei rapporti con l’Europa: se fosse necessario scegliere fra introduzione della flat tax e blocco dell’aumento Iva, gli italiani non avrebbero dubbi. Il 75% preferirebbe scongiurare l’incremento dell’Iva previsto a fine anno in base alle clausole di salvaguardia. Appena il 18%, meno di un quinto dei cittadini intervistati da Demopolis, di fronte ad una scelta, opterebbe invece per l’introduzione della flat tax. 


La percezione del Governo Conte

Per la maggioranza assoluta degli italiani l’esperienza del Governo Conte deve proseguire: per il 31% dovrebbe andare avanti così; per il 20% con una ridefinizione della squadra di ministri. Poco più di 4 cittadini su 10 ritengono, invece, che sarebbe meglio aprire la crisi e tornare alle urne. Sono i dati che emergono dal sondaggio dell’Istituto Demopolis che ha analizzato gli umori dell’opinione pubblica sul futuro dell’Esecutivo dopo il voto per le Europee. 

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Significativo risulta in merito l’orientamento degli elettorati delle due forze di Governo, guidate da Salvini e Di Maio: la propensione ad evitare la crisi risulta maggioritaria. Per un rapido ritorno alle urne – secondo il sondaggio Demopolis – si schiera soltanto il 35% degli elettori leghisti ed il 10% di chi vota il Movimento 5 Stelle.   

Quasi la metà degli italiani, in base ai dati dell’Istituto Demopolis, esprime un giudizio positivo sull’intervento del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che – nei giorni scorsi in conferenza stampa – ha chiesto un’assunzione di responsabilità alle 2 forze di Governo, invitando Lega e M5S ad una “leale collaborazione” dopo settimane di conflittualità che hanno rallentato l’attività dell’Esecutivo. Una valutazione negativa è espressa da oltre un terzo dei cittadini, mentre il 16% non esprime un’opinione in merito. 

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Europee 2019: flussi e dinamiche del voto nell’analisi dell’Istituto Demopolis

Il dato più significativo che emerge dal voto del 26 maggio è il successo della Lega che passa dal milione e 700 mila voti delle Europee del 2014 ai 5 milioni e 700 mila delle Politiche 2018, per attestarsi oggi sopra i 9 milioni di voti, con una crescita di oltre il 60% in poco più di un anno. 

In termini percentuali, come emerge dal trend dell’Istituto Demopolis, il partito di Salvini incrementa il proprio consenso dal 17% del 2018 al 33% del marzo scorso, sino al 34% odierno. Il Partito Democratico di Zingaretti, polarizzando il voto di quanti non apprezzano l’attuale Governo gialloverde, si attesta al 22,7%, superando il Movimento 5 Stelle, in calo al 17%.  

Oltre 21 milioni di italiani hanno scelto l’astensione, con sperequazioni significative tra le diverse aree del Paese. Il tasso d’affluenza del 56%, 17 punti in meno rispetto alle Politiche, rappresenta un elemento centrale nell’analisi post elettorale: la motivazione e la partecipazione al voto dei diversi elettorati hanno inciso in modo differente sul peso dei partiti alle Europee, penalizzando soprattutto il M5S.  

Secondo l’analisi sui flussi elettorali, realizzata da Demopolis, 43 elettori su 100 che avevano scelto il Movimento alle Politiche hanno riconfermato il voto alle Europee. 16 su 100 hanno scelto la Lega, 4 il PD. 37 su 100, quasi 4 milioni di elettori del M5S del 2018, hanno optato per l’astensione, disertando le urne, in particolar modo nel Sud e nelle Isole. Non hanno “tradito” i 5 Stelle, pur penalizzandone il consenso. 

L’Istituto diretto da Pietro Vento ha analizzato anche la provenienza del consenso alla Lega, rispetto al voto espresso 14 mesi fa: degli oltre 9 milioni di elettori odierni, 6 su 10 avevano già votato il partito di Salvini nel 2018. A determinare la crescita del partito di Salvini sono soprattutto due flussi in ingresso: circa un milione e 700 mila elettori avevano scelto nel 2018 il Movimento 5 Stelle; 19 elettori odierni su 100 della Lega avevano votato invece nel 2018 per Forza Italia.  

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