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La credibilità del nostro Paese è al ribasso Vogliamo toccare il fondo?

La credibilità del nostro Paese è al ribasso Vogliamo toccare il fondo?
Giugno 03
07:50 2019

Chi l’avrebbe detto che avremmo rimpianto i discorsi paludati ed ermetici dei politici della prima Repubblica: quell’arte del dire e non dire, dell’alludere sibillino, del lasciare intendere con tortuose elucubrazioni. Chi avrebbe mai pensato che saremmo diventati nostalgici delle “convergenze parallele” e delle “piattaforme programmatiche”. Eppure è così, anche perché il linguaggio diretto dei politici di oggi non corrisponde a un agire franco e leale, tutt’altro.

Il rimpianto è ancora più vivo dopo le dichiarazioni rilasciate dal ministro degli Interni nel giorno dell’anniversario della Repubblica. Dichiarazioni rivolte non a quisque de populo ma al presidente della Camera, reo di aver voluto ricordare, in una giornata dedicata al tema dell’inclusione, gli immigrati e le comunità dei Rom.

Il ministro degli Interni non ha usato mezzi termini: quel richiamo ad italiani non di razza “gli ha fatto girare le scatole”.

Se Salvini avesse usato la medesima espressione da leader della Lega senza detenere gli incarichi di ministro degli Interni e di vicePremier e se il destinatario delle sue parole non fosse stato la terza carica dello Stato, il nostro commento sarebbe stato diverso. Ci saremmo indignati naturalmente, perché un politico non può parlare come si parla in un’osteria e in una caserma; perché chi rappresenta un gruppo politico non è il capo di una tifoseria organizzata; perché le parole in chi assume posizioni di responsabilità vanno sempre pesate e meditate. Ma non ci saremmo allarmati più di tanto rassegnati come siamo al crescente degrado, anche verbale, del dibattito politico.

E però quelle parole sono state dette da chi rappresenta l’istituzione volta alla tutela dell’ordine pubblico e indirizzate al presidente di un ramo del Parlamento. E ciò è grave, anzi gravissimo. Più di quanto si possa immaginare.

Come possiamo pensare che la nostra sicurezza sia garantita se il ministro degli Interni usa così disinvoltamente le parole in occasione di un evento di grande richiamo istituzionale come la Festa della Repubblica? E se quelle frasi le destina al presidente della Camera, quali altre potrà dire all’indirizzo di rappresentanti istituzionali di Paesi diversi dal nostro o di organismi sovranazionali? E con quali effetti?

La credibilità del nostro Paese è al ribasso e lo spread vola alto per una serie di motivi, non ultimo i continui litigi tra le due forze alleate del governo. Vogliamo toccare il fondo? Non occorre molto: bastano altre castronerie del ministro acchiappavoti campione di volgarità e populismo.

Le “parole sono pietre” ammonisce Carlo Levi. E Salvini sa scagliarle con incredibile facilità sulle nostre spalle di cittadini incapaci di difenderci.

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Antonino Cangemi

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