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Una prima valutazione dei risultati delle europee 2019

Una prima valutazione dei risultati delle europee 2019
Maggio 27
08:00 2019

Ovviamente per una analisi più accurata mancano ancora molti dati a partire da quelli in cifra assoluta e non percentuale e da quelli disaggregati sul territorio, qui possiamo fare solo una prima valutazione sulle tendenze più evidenti, ictu oculi. Il primo dato evidentissimo è che si conferma l’andamento “ciclonico” dei flussi elettorali che si muovono “a valanga”. Nel 2009 il Pdl di Berlusconi ebbe il 35,26% dei voti, ma quattro anni dopo, nelle politiche del 2013, prese solo il 21,56% .

Nel 2014 il Pd ebbe il 40,8%, ma 4 anni dopo, nelle politiche del 2018, ebbe il 18,76% andando oltre il dimezzamento. Nelle stesse politiche del 2018 il M5s ebbe il 32,68% ed oggi, dopo solo un anno (sono stati più bravi degli altri) sono (dovrebbero essere) al 17% stando alle proiezioni dell’ora in cui scriviamo.

Dunque quella di picchi straordinari seguiti da rovinose cadute in pochissimo tempo è ormai una costante che dura da 10 anni. Gli italiani sembrano alla costante ricerca di un nuovo pivot del sistema politico e ci provano prima con Forza Italia poi con il Pd, poi con i 5 stelle per poi ritrarsene subito violentemente. Un susseguirsi velocissimo di illusioni e delusioni.

Con ogni evidenza, i flussi elettorali principali sono stati:
a. La Lega svuota Forza Italia e saccheggia il M5s
b. Il M5s subisce una emorragia verso la Lega ma cede qualcosa anche all’astensione, al Pd e forse ai Verdi
c. Forza Italia si svena a beneficio di Lega e FdI
d. Il Pd recupera sensibilmente (e conquista lo strategico secondo posto) grazie ad un flusso di voti dall’ex Leu e qualcosa dal M5s
e. I Verdi hanno un discreto successo recuperando parte del loro elettorato tradizionale “pescando dal serbatoio Leu e da quello 5s
f. La Sinistra va malissimo recuperando molto poco del voto Leu e di quello che era andato a Potere al Popolo
g. La destra fascista (CasaPound e Fn) praticamente non esiste.

Detto questo, veniamo all’esame della situazione dei singoli partiti maggiori:

a. la Lega appare come il vincitore assoluto, che va a vele spiegate verso la conquista del governo in esclusiva (o al massimo con FdI).Sarà… ma non ci credo. Certamente Salvini ha avuto un picco inaudito raddoppiando i suoi voti, è l’unico che ha tratto beneficio dall’alleanza di governo, oggi è il riferimento incontestato di tutta la destra, all’interno Salvini mette a tacere tutti i suoi possibili oppositori: tutto vero. Però, in primo luogo nessuno gli garantisce di fare una fine migliore di Berlusconi, Renzi e Di Maio: abbiamo appena finito di ricordare l’andamento “ciclonico” delle elezioni degli ultimi 10 anni. In secondo luogo, anche se ha vinto elettoralmente, non sta affatto messo bene dal punto di vista politico: la scommessa di una Europa a trazione “sovranista” è sfumata, l’alleanza con i popolari non appare probabile, i conti economici del paese non promettono niente di buono per l’autunno e la Flat tax è distante come la Luna. Se fosse furbo, andrebbe di corsa a nuove elezioni per mettere all’incasso il risultato, prima che l’effetto delusione travolta anche lui. Dopo questo risultato, le aspettative nei suoi confronti crescono e se non fa la Flat tax e consente l’aumento dell’Iva si sfracella in men che non si dica. Ma come fa a fare queste cose con un’Europa sempre più matrigna, pronta a metter mano alle procedure di infrazione e il plotone di esecuzione delle agenzie di rating? Per cui la scelta razionale sarebbe quella di andare al voto, ma non credo che lo farà, preferirà cercare di imporre la sua linea a tutto il governo diventando il tacito Presidente del Consiglio. Ma di ozii di Capua si può anche morire.

b. Il M5s: peggio non poteva andare. Alleandosi con Salvini, Di Maio ha evocato il suo becchino. La Lega, con la sconfitta del centro destra era nell’angolo, ma il M5s l’ha chiamata al centro del palcoscenico. Poi il M5s ha consentito che lo scomodo alleato si prendesse, man mano, tutta la scena, imponendo i suoi temi (lotta all’immigrazione, legittima difesa, decreto sicurezza eccetera) riducendo il M5s al ruolo di comprimario. Ma gli errori sono stati tanti (caso Diciotti, assenza di politica estera, gestione dilettantesca delle infrastrutture, mancanza della benché minima strategia economica, sempre minore democrazia interna e gestione personalistica del movimento eccetera eccetera) che non basterebbero 5 articoli ad illustrarli. A fare le cose per bene, Di Maio dovrebbe assumersi la responsabilità del fallimento, dimettersi da capo politico del Movimebnto ed aprire una vasta ed approfondita discussione interna per la sua successione: non lo farà, è troppo innamorato di sé stesso e non ha il minimo senso di responsabilità, oltre che essere negato per la politica. D’altro canto i suoi eventuali competitori interni sono inconsistenti e non si sentono. Per cui, perché dovrebbe fare un passo indietro? Ma quando un esercito, dopo aver perso una battaglia di queste proporzioni non cambia generale, vuol dire che ha già persola guerra. Ora di Maio come la fa la sbaglia: resta nel governo? Deve adattarsi a portare il caffè a letto a Salvini ogni mattina e fargli trovare le scarpe ben pulite dietro la porta. Fa la crisi? Si espone al rischio di nuove elezioni in cui prendere un altro salasso e ridursi ad una cifra. Cerca di alzare la voce? Lo sommergono tutti di risate e pernacchie. Direi che con questo capo politico il M5s può chiudere baracca e burattini.

c. Il Pd ha avuto un risultato discreto “rimbalzando” dalla sconfitta di un anno fa. Però nella finanza, quando un titolo “rimbalza dopo un crollo, si usa dire che “anche un gatto morto lanciato dall’ultimo piano, quanto atterra un po’ rimbalza”. Per ora va bene e riconquista il secondo posto, ma ha pochi e deboli alleati, è comunque a più di 10 punti dalla Lega e non pare che Zingaretti, per ora, stia dando segni di particolari novità, salvo il fatto che è più simpatico del suo predecessore. Si limita a fare del “renzismo dal volto umano” che è decisamente troppo poco.

d. Forza Italia esce dal novero dei partito maggiori e si avvia allo scioglimento. Paga il prezzo di non avere un successore credibile a Berlusconi che ormai è logoratissimo e dell’errore di impostazioen della camopagna elettorale. Se non sei al governo, ma non sai neanche l’opposizione e non sei né carne né pesce, se il tuo orizzonte strategico è un governo di centro destra a presidenza Salvini, la gente fa prima a votare Lega.

e. Dei partiti minori parleremo in seguito.

Sull'Autore

Aldo Giannuli

Aldo Giannuli

Ricercatore in Storia Contemporanea all’Università degli Studi di Milano

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