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Facciamo (provvisoriamente) il punto sulla vicenda dell’insegnante sospesa per non aver censurato un video e una doppia foto che collegavano le leggi razziali con l’attuale politica del governo italiano

Facciamo (provvisoriamente) il punto sulla vicenda dell’insegnante sospesa per non aver censurato un video e una doppia foto che collegavano le leggi razziali con l’attuale politica del governo italiano
Maggio 19
09:36 2019

  1. Vanno ben distinte due questioni. La prima, di merito, è se le politiche attuali di questo governo siano razziste o meno. (A mio avviso, per esempio, non lo sono: convinto che le “razze” non esistano, penso che vietare il soccorso in mare di naufraghi non sia un crimine contro una determinata etnia, bensì contro l’umanità). Ma, proprio perché se ne potrebbe discutere a lungo, significa che l’opinione affermativa non è manifestamente infondata. Dunque un burocrate non è qualificato, in quanto tale, a dirimere la questione.
  2. Ammesso che la tesi dei ragazzi fosse manifestamente infondata, si aprirebbe una questione formale di metodo: a scuola le opinioni vanno censurate in nome dell’autorità o discusse (ed eventualmente confutate) in nome della cultura? La logica del provvedimento disciplinare è obiettivamente (spero non anche nella consapevole intenzione del dottor Marco Anello) spaventosa: le idee di un alunno possono essere censurate dal docente, quelle del docente dal dirigente scolastico e così via, risalendo la scala gerarchica, dal dirigente scolastico al dirigente regionale, dal dirigente regionale al ministro dell’Istruzione, dal ministro dell’Istruzione al presidente del consiglio dei ministri…

Il ministro Salvini si è dichiarato pronto a incontrare la docente punita, ma senza accennare all’unico gesto a questo punto significativo: revocare il provvedimento nei suoi confronti e aprire un’indagine sul dottor Anello (forse più utile in altri rami dell’amministrazione pubblica, lontano dalle problematiche etiche e pedagogiche). Senza questo gesto, come sostiene in un post di FB il mio caro amico Valerio Droga, la mossa del ministro degli Interni “geniale, perché non ha criticato la sospensione della professoressa ma solo detto che gli dispiace e che verrà a spiegare le sue ragioni, cioè a fare campagna elettorale nelle scuole. È un gesto simile alla pietas degli imperatori romani, con cui risparmiavano la vita al nemico sconfitto, pur lasciandolo ovviamente sconfitto e festeggiando la vittoria. Oppure dei papi o degli inquisitori che elargivano con generosità il proprio perdono al condannato commutando il rogo o la decapitazione con il carcere a vita. Insomma, un gesto di potere, tutt’altro che fraterno. Non ha criticato la sospensione ma si è solo detto dispiaciuto, come a dire provvedimento doloroso ma giusto, che istituzionalizza ulteriormente la censura preventiva perché ‘Salvini è buono e merita rispetto e solidarietà’ e, al tempo stesso, gli dà un giorno in più di presenza sulle prime pagine dei giornali”.

  • Qualcuno sostiene che la mobilitazione attuale non ci sarebbe stata verso un governo di sinistra. Attenzione: se si lasciano passare certi precedenti, si legittimano anche eventuali governi futuri di segno opposto a usare gli stessi metodi. E’ nota l’amara considerazione di un pastore protestante tedesco (rilanciata da diversi autori): “Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me e non c’era rimasto nessuno a protestare”.

Sull'Autore

Augusto Cavadi

Augusto Cavadi

Filosofo consulente riconosciuto dall’Associazione “Phronesis”

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