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Allenare la compassione per curare la nostra salute mentale

Allenare la compassione per curare la nostra salute mentale
Maggio 13
07:56 2019


David Keltner, professore nell’Università di Berkeley, Stati Uniti, e direttore del “Centro per la ricerca sulla bontà”, ci spiega che i valori su cui la società moderna si struttura demoliscono totalmente la nostra naturale tendenza verso la compassione o la bontà.
Il denaro è di per sé un elemento che ci individualizza, ci segrega e ci costringe a competere fra di noi. Abbiamo perso la coesione del gruppo oltre al desiderio esplicito di garantire il bene dei nostri simili, poiché ci siamo ormai trasformati nei nemici gli uni degli altri.
Questo fenomeno è talmente evidente che, proprio come spiega il professor Keltner in libri quali “Born to be good”, le persone dalle più ampie ricchezze sono di norma quelle meno compassionevoli.


La tecnica della meditazione compassionevole

È interessante scoprire che la compassione, così come la bontà, può essere appresa. Una volta consapevoli del fatto che ci siamo distanziati troppo dalla nostra essenza per navigare alla deriva nell’egoismo, nel materialismo o in una realtà priva di relazioni interpersonali autentiche, ecco che diventa necessario riflettere sulla necessità di cambiare.
Secondo uno studio pubblicato sulla rivista “Psychological Science”, attraverso la meditazione compassionevole gli adulti possono allenarsi a riattivare alcune aree del cervello assopite o semplicemente poco utilizzate.
• La meditazione compassionevole è una tecnica buddista che si basa sulle visualizzazioni.
• Si tratta, semplicemente, di immaginare situazioni personali attraverso cui ricordare una persona amata che ha vissuto un momento di difficoltà.
• Bisogna rivivere quella sofferenza così da “accendere” determinate strutture emotive come il lobo insulare, porzione del cervello legata alla necessità di offrire consolazione e sostegno.
• La visualizzazione ha inizio concentrandosi sulle persone più vicine, per poi ampliare pian piano la propria cerchia e i propri orizzonti, passando dagli amici, ai colleghi, ai vicini, a persone appena conosciute per poi arrivare ai perfetti sconosciuti.
• L’idea di base è quella di provare empatia verso i bisogni altrui, verso il loro dolore e le loro paure, avvicinandosi a chi soffre, chiunque egli sia.
Questo tipo di esercizio basato sulla meditazione, sul giusto controllo della respirazione e della profonda presa di consapevolezza delle proprie emozioni è volto a creare, secondo i neurologi, un’interessante plasticità cerebrale. Essa ci permetterebbe di alleviare lo stress, investire sul benessere e su quella ricchezza interiore capace di cambiare il mondo.
La bontà è l’unico investimento davvero infallibile.

Sull'Autore

Carluccio Bonesso

Carluccio Bonesso

Specializzato in analisi e modificazione del comportamento, area clinica e scolastica, in biofeedback e grafologia. Docente di Scienze Sociali e Filosofia.

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