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La Didattica e la Geopolitica

La Didattica e la Geopolitica
Maggio 08
08:05 2019

Nel contesto di una visione della storia volta a sottolineare soprattutto la dinamica conflittuale in qualità di docente ho tratto spunto da una ampia e dettagliata relazione di Mirko Mussetti-analista di Limes-relativa alla geopolitica del 500 e del 600 (relazione illustrata ad una mia classe) per coinvolgere due studentesse –Berrechid Yasmin e Ahmad Mehek-in un riflessione –sotto forma di relazione- sul ruolo della geopolitica come strumento ermeneutico in grado di esplicare proprio la dinamica polemologica della storia.

Ahmad Mehek ha opportunamente sottolineato come la Geopolitica, significhi analizzare i conflitti di potere in spazi determinati. Con le rivoluzionarie scoperte di Colombo iniziò un vero e proprio periodo di conquista territoriale che ebbe come protagoniste le nazioni che si affacciano sull’oceano Atlantico (Portogallo, Spagna, Francia, Paesi Bassi e Inghilterra), a discapito però delle popolazioni indigene. Inizialmente le scoperte vennero contese tra Spagna e Portogallo e per evitare conflitti militari si firmò un trattato di pace (Il Trattato di Tordesillas), approvato dal Papa in persona, che con la linea coincidente al meridiano 46° 37’ O (370 leghe ad ovest delle Isole di Capo Verde) chiamata anche linea di amicizia, divideva il mondo extraeuropeo in due parti: est appartenete al Portogallo mentre ovest alla Spagna, anche se la spartizione venne completata con il trattato di Saragozza.

Per riuscire a bilanciare le importazioni (di stoffa, spezie…) i portoghesi dovettero effettuare una vera e propria corsa ai metalli preziosi, dove inaspettatamente più che l’oro o altre pietre di valore fu remunerativo l’argento, che aveva una richiesta elevata sul mercato cinese. Alle nazioni Europee escluse dal trattato, nel frattempo non rimase altro che ricorrere alla pirateria. Infatti i governi incaricavano veri e propri corsari per derubare navi provenienti in Europa, fino a quando, Francia, Inghilterra e Paesi Bassi denunciarono il trattato firmato precedentemente acquisendo anche essi il diritto sulle terre ancora inesplorate .Opportunamente Ahmad Mehek sottolinea come l’espansione avvenne sfruttando le vie fluviali del continente, tramite gli scali portuali della costa atlantica. Perciò da non sottovalutare è il controllo sul “potere marittimo”.

Infatti, il controllo delle vie navigabili ,era essenziale per le grandi nazioni coloniali europee, non solo per gli evidenti aspetti commerciali e logistici correlati ad una efficiente penetrazione dei mercati di sbocco (es. Cina) o l’accaparramento di materie prime (es. Africa e Americhe), ma anche in termini di proiezione della potenza militare. Un concetto elaborato dall’ammiraglio americano Alfred Thayer Mahan, secondo il quale alla base dell’espansione geoeconomica occidentale sta la politica militare adottata dalle nazioni europee. Secondo il “Clausewitz del mare”, è tramite il controllo di pochi ma fondamentali key points (Gibilterra, Suez, Città del Capo, Aden, Hormuz, Malacca; all’epoca il canale artificiale di Panama non esisteva) che una nazione può divenire padrona dei Sette Mari.
Passiamo adesso alla riflessione fatta da Berrechid Yasmin.

Secondo Yasmin la Geopolitica fa parte della Geostoria, disciplina che studia le civiltà umane nella loro espansione geografica e nei loro rapporti con il territorio. La Geopolitica interpreta sia gli avvenimenti storici sia quelli contemporanei alla luce delle tre motivazioni che in tutti i tempi e in tutti i luoghi spingono i popoli e i loro governi all’azione:
-La ricerca di più risorse, sia attraverso la conquista, sia attraverso lo scambio, sia attraverso l’adozione di tecnologie nuove.
-La ricerca di confini facilmente difendibili per mettere in sicurezza persone e beni.
-L’amore per il gruppo a cui apparteniamo e per tutto ciò che ci appartiene o a cui sentiamo di appartenere: famiglia, tribù, territorio, cultura o nazione.

Queste tre forti motivazioni, sono condizionate dalla geografia del territorio su cui ogni popolo vive, perché le risorse cui si vuole avere libero accesso sono quelle del proprio territorio e dei territori conquistati. In realtà, come illustrato da Mussetti, la Geopolitica se approfondita si fa decisamente più complessa. Inanzitutto, sorge spontanea la domanda: se le motivazioni che spingono i popoli all’azione sono legate alla geografia, come mai ci sono tante variazioni nelle storie dei popoli?

Periodi di crescità e di decadenza, alleanze mutevoli, alternanze di guerre e di pace? La risposta della Geopolitica è che la tecnologia cambia la Geografia, cioè cambia il nostro utilizzo dell’ambiente geografico.Allo scopo di illustrare tutto ciò ,Yasmin analizza il Trattato di Tordesillas.I trattati sottoscritti all’epoca delle grandi scoperte, ovvero il 1500, condizionarono la visione del mondo e la geopolitica di Spagna e Portogallo sino alla fine dell’Ottocento, ma saranno e rimarranno un punto di riferimento fondamentale anche per la geopolitica contemporanea.

Il Trattato di Tordesillas, infatti, sarà di fondamentale importanza per lo sviluppo economico e per l’espansionismo di Portogallo e Spagna. Era innegabile che darsi battaglia per quelle che era una quantità enorme di terre che le due potenze avrebbero potuto liberamente “condividere”, non solo avrebbe portato ad un esorbitante spreco di denaro e uomini, ma avrebbe deteriorato entrambe le economie.

Un altro aspetto sottolineato da Yasmin è il seguente:l’argento avrebbe contribuito a sancire una forte alleanza commerciale con la Cina, alla quale venivano spedite tonnellate di dobloni intagliati.Tuttavia,l’eccessiva prestazione di lavoro imposta agli indigeni e le malattie quali, vaiolo, morbillo e varicella avevano rapidamente decimato la manodopera servile delle Americhe. Per questo, i colonizzatori ispanici si trovarono costretti ad importare manodopera servile nera, attuando scambio proficuo a livello economico tra Americhe e Africa di cotone, zucchero, tabacco e minerali.Ebbene,conclude opportunamente Yasmin,questo ingente scambio fra continenti, non è nient’altro che la prima guerra economica mondiale della storia che coinvolgeva tutti i continenti abitati: Europa, Asia, Africa e Americhe.

Sull'Autore

Giuseppe Gagliano

Giuseppe Gagliano

Presidente del Centro di Studi Strategici Carlo de Cristoforis

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