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All’Assemblea regionale siciliana si sono presi due settimane di vacanza e tutti muti…

All’Assemblea regionale siciliana si sono presi due settimane di vacanza e tutti muti…
Aprile 17
08:18 2019

Ci fu un tempo in cui l’informazione era più attenta alle cronache dell’Assemblea regionale siciliana. Oggi sembra che di quello che succede a Palazzo Reale – sede di uno dei più antichi Parlamenti del mondo – non gliene freghi niente a nessuno. Tant’è vero che un ‘buco’ di 15 giorni sta passando inosservato…

Dovere di ogni cosa è essere felicità, se non son tali le cose sono inutili o dannose”, ci ricorda Jorge Luis Borges. Questa riflessione potrebbe benissimo essere estesa all’Assemblea regionale siciliana, con riferimento, soprattutto, agli ultimi due mesi di attività (o di inattività, a seconda dei punti di vista…). C’è qualcosa di felice, qualcosa che comunica felicità nel Parlamento siciliano?

Ce lo chiediamo nella speranza che siano felici i settanta parlamentari di Palazzo Reale che, di fatto, in occasione della Santa Pasqua, hanno deciso di prendersi due settimane per riflettere sul senso della vita: la settimana che ci siamo lasciati alle spalle – almeno così ci è sembrato di aver capito – hanno deciso di non ritrovarsi a Sala d’Ercole per dedicarsi agli esercizi spirituali; mentre questa settimana – la settimana di Pasqua – gireranno le chiese di tutta la Sicilia e prenderanno parte a tutte le rappresentazioni legate alle nostre tradizioni…

Ma cosa credevate? Che i nostri valenti settanta deputati regionali non fossero legati alle tradizioni pasquali della Sicilia? Invece lo sono, eccome se lo sono!

Quindi sbaglia chi pensa che i settanta parlamentari si siano presi due settimane di vacanza: al contrario, stanno dedicando questi quindici giorni per prepararsi ‘spiritualmente’ a discutere e ad approvare nuove leggi.

Il gruppo parlamentare del PD, ad esempio, ha già pronto un disegno di legge sulla preferenza di genere nei Comuni siciliani: basta con la volgare dialettica politica nella nomina degli assessori: meglio la logica del metà e metà: metà assessori maschi e metà assessori donne. Che è, non vi sembra un argomento importante? In Sicilia ci sono forse questioni più stringenti, più pressanti, più importanti? E poi: se al PD siciliano gli togliamo la doppia preferenza di genere alle elezioni e la preferenza di genere nelle amministrazioni comunali che cosa rimane di questo partito?

Certo, è inutile nasconderlo – a che e a chi servirebbe? – la Regione siciliana è senza soldi. Il PD, che ha governato la Regione siciliana per nove anni, prima con Raffaele Lombardo il genio e poi con Rosario Crocetta il rivoluzionario, ha lasciato le ‘casse’ vuote. E quando le ‘casse’ sono vuote, si sa, un Parlamento non può approvare leggi di spesa. Che cosa dovrebbe spendere se non ci sono i soldi da spendere? Promesse e basta, come hanno fatto con la Finanziaria regionale 2019, piena di ‘accantonamenti negativi’?

(Per la cronaca, gli accantonamenti negativi non sono altro che capitoli del Bilancio o della Finanziaria coperti con soldi che non ci sono e che dovrebbero materializzarsi. Di fatto, si contravviene al principio secondo il quale non si possono approvare leggi senza copertura finanziaria: ma questo non è un problema se sono tutti d’accordo…).

Ma il tema che vogliamo trattare oggi non è tanto la mancanza di risorse finanziarie: questa condizione della Regione siciliana è già nota da tempo. Oggi, quello che ci interessa sottolineare è la ‘leggerezza’ con la quale il Parlamento della nostra Isola si è preso 15 giorni di vacanza allo stato puro senza che nessuno abbia obiettato qualcosa.

Perché scriviamo “allo stato puro”? Perché così ha voluto la presidenza dell’Assemblea regionale siciliana. E’ noto a tutti che, quando una seduta dell’Ars volge al termine, prima della chiusura dei lavori, la presidenza comunica la data di convocazione dello stesso Parlamento. In mancanza di tale comunicazione i parlamentari debbono essere convocati con un telegramma.

Perché si è arrivati ai telegrammi? Semplice – e qui entriamo nel cuore del perché l’Assemblea regionale siciliana che non lavora più -: perché il Governo di Nello Musumeci non ha una maggioranza in Aula e non riesce a far approvare qualcosa dalla stessa Aula; in più, anche quando vanno in discussione disegni di legge di iniziativa parlamentare – che quindi che potrebbero avere poco nulla a che spartire con il Governo – non si riesce a trovare un accordo per l’approvazione. Nulla di nulla.

L’immagine, insomma, è quella di un’Assemblea regionale siciliana dove predomina il tutti contro tutti. Alla base c’è una legge elettorale sbagliata: è la legge approvata dall’Ars a chiusura di legislatura nel 2001 che ha introdotto l’elezione diretta del presidente della Regione, senza però occuparsi molto della maggioranza che avrebbe dovuto sostenere il presidente eletto.

In effetti, con due soli candidati – prescindendo, ovviamente, dai comportamenti dei singoli deputati, che nel corso della legislatura possono sempre cambiare opinione, passando dalla maggioranza all’opposizione e viceversa – la maggioranza, a sostegno del Governo, dovrebbe essere assicurata. Ma in presenza di più di due candidati il problema si complica, perché non è detto che il presidente eletto riesca ad avere in Assemblea regionale siciliana la maggioranza più uno dei parlamentari.

A questo problema si sarebbe potuto ovviare quando è stata approvata la legge che ha portato i deputati dell’Ars da 90 a 70: ma non è stato fatto: segno che l’instabilità stava bene a tutti.

Così oggi abbiamo un Governo regionale privo di maggioranza e un Parlamento siciliano che decide di non riunirsi perché tanto, appena si va in Aula non si sa mai come va a finire.

Nel silenzio generale – così tanto per ricordare come stanno andando le cose – è sparito dall’Aula il disegno di legge sul cosiddetto Collegato alla Finanziaria: poco meno di 15 milioni di euro da spendere che rimangono non spesi perché i parlamentari della ‘presunta’ maggioranza di centrodestra non trovano la ‘quadra’ per spartirseli: così, piuttosto che essere impiegati in un modo che accontenterebbe alcuni e scontenterebbe altri, è stato deciso che è meglio tenerli ‘congelati’ e parlare – ovviamente senza costrutto – delle poltrone di assessori da riservare alle donne nei Comuni siciliani senza soldi…

C’è da essere “felici”, per dirla con Borges? Forse no, forse c’è da sorridere – da sorridere amaramente – pensando che, nonostante tutto ogni parlamentare dell’Ars, a fine mese, lo ‘stipendio’ se lo porta comunque a casa. Certo, non sono più i quasi 20 mila euro al mese di un tempo (questa cifra, ormai, nel silenzio generale, viene assicurata solo ai parlamentari europei): magari saranno poco più della metà: insomma sempre di più di quei 4 mila euro al mese con i quali, è noto l’attuale presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè, non riusciva a vivere…

Twitter: @forgiandp

Sull'Autore

Angelo Forgia

Angelo Forgia

Agronomo, impegnato nel sociale, amante della natura.

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