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La sinistra è viva ed in risalita Adesso non rifaccia gli errori di sempre

La sinistra è viva ed in risalita Adesso non rifaccia gli errori di sempre
Marzo 11
07:52 2019

La manifestazione della Cgil, i 250.000 di Milano, le primarie Pd sono i tre segnali precisi di una ripresa vigorosa della sinistra, che, però, adesso vanno capiti bene per non rifare gli errori si sempre e disperdere anche questa occasione.

Già le elezioni regionali avevano segnato un arresto nell’emorragia di voti della sinistra, ed una ripresa dell’area, anche se non necessariamente del Pd: in Abruzzo il Pd calava ma ampiamente compensato dalle liste minori, in Sardegna il Pd ha retto, ma grazie ad un candidato governatore che non era del Pd ma veniva dalla sua sinistra.

C’è un popolo che vuole una rappresentanza di sinistra in aperto conflitto con il governo giallo verde, che è disposto a perdonare al Pd i troppi errori passati ma non per questo ad accettare che vengano ripetuti.

E’ un popolo che si riconosce prima di tutto nella cultura del lavoro (come dimostra la piazza Cgil), che si schiera decisamente contro il razzismo (come dimostra la piazza milanese), che chiede più partecipazione (come dimostra l’afflusso al di sopra di ogni previsione alle primarie).

Il primo errore che il Pd rischia di fare è pensare che il 4 marzo è stato solo un brutto sogno e che tutto sta tornando come prima. Non è così: il Pd, diciamolo francamente, è un partito finito, ma il popolo di sinistra, riconoscendolo come principale aggregazione esistente, gli concede una nuova possibilità, a patto che diventi una cosa diversa dal passato: basta con il partito dei notabili che sequestrano la discussione sulla linea politica ed usano questo monopolio solo per liti personalistiche; basta con il partito dei salotti e delle terrazze romane, basta con i comitati d’affari che sporcano il partito.

Ma, soprattutto, basta con il partito che gioca a fare la “sinistra” dell’ordine neo liberista: il neo liberismo è incompatibile con la sinistra ed essere di sinistra significa combatterlo, non civettare con esso producendo orrori come il job act, la buona scuola e la serie di “riforme” che hanno costellato la storia del Pd (e prima del Pds-Ds) dal pacchetto Treu agli abomini dell’era renziana. La sinistra che si sta riprendendo in Europa ed Usa è quella di Sanders e Corbyn (che pure hanno i loro limiti) mentre il resto della socialdemocrazia sta scomparendo: ne tenga conto Zingaretti.

E tenga conto anche del fatto che quella milanese non era una piazza targata Pd: dentro c’erano anche quelli che protestavano contro le politiche del Pd per l’immigrazione che non erano davvero il massimo.

Nessuno pretende che Zingaretti diventi Che Guevara o che il Pd diventi un centro sociale, semplicemente è bene ripensare al proprio passato ed ai troppi errori che hanno causato il collasso ed, in questo senso, aprirsi al confronto con tutta l’area dell’opposizione democratica, anche con quella più radicale sin qui ignorata, può essere molto salutare per il Pd e fornirgli diversi stimoli per ripartire. L’area dell’opposizione ha bisogno di ritrovarsi per discutere e progettare, poi magari ognuno proseguirà per la sua strada, ma con qualche idea in più: è ovvio che la Bonino e Potere al Popolo pensino cose molto diverse come anche Sinistra Italiana e Calenda, ma non dobbiamo avere paura di confrontarci con quelli diversi da noi.

E il Pd può essere chi mette in moto questo meccanismo. Abbiamo bisogno di una opera capillare di incontri, discussioni, elaborazioni ed a livello di base e sul territorio, abbiamo bisogno degli “stati generali dell’opposizione”.

Ci sono due nemici molto pericolosi da battere: in primo luogo il rischio di un regime leghista ed una sorta di Orbanizzazione dell’Italia, Dall’altro il nemico è l’autoreferenzialità di cui un po’ tutti a sinistra sono affetti. E’ bene ricordarci che siamo tutti dalla parte perdente e l’esplosione del M5s potrebbe complicare molto le cose.

L’obiettivo non deve essere quello di convincere qualcuno di qualcosa, se questo accade va bene, ma l’essenziale è che ciascuno si chieda perché l’altro pensa diversamente da sé e quali ragioni abbia.

Ma se il Pd dovesse sedersi di nuovo sulla routine, riprendere con i soliti giochi di palazzo avrebbe perso davvero l’ultimo treno.

Sull'Autore

Aldo Giannuli

Aldo Giannuli

Ricercatore in Storia Contemporanea all’Università degli Studi di Milano

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