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Eurispes: il Rapporto Italia 2019 fotografa la Repubblica del “ni”

Eurispes: il Rapporto Italia 2019 fotografa la Repubblica del “ni”
Febbraio 02
08:14 2019

Il Rapporto Italia 2019, giunto quest’anno alla 31a edizione, come da tradizione, ruota attorno a 6 dicotomie, illustrate attraverso altrettanti saggi e 60 schede fenomenologiche. Vengono affrontati, quindi, attraverso una lettura duale della realtà, temi che l’Istituto ritiene rappresentativi, anche se non esaustivi, della attualità politica, economica e sociale del nostro Paese.

Le dicotomie tematiche individuate per il Rapporto Italia 2019 sono:

Pubblico/Privato • Sovranismo/Mondialismo • Lavoro/Tecnologia • Identità/Differenza • Realtà/Rappresentazione • Sicurezza/Insicurezza

Ad arricchire il Rapporto, le indagini campionarie che, nell’edizione di quest’anno, hanno sondato alcuni dei temi tradizionalmente proposti dall’Eurispes e altri di recente interesse: la fiducia nelle Istituzioni, l’opinione sull’operato del Governo, la situazione economica delle famiglie e i consumi, il mondo del lavoro, l’euro e l’Europa, l’opinione sui temi etici, il testamento biologico e il fine vita, il gioco con vincita in denaro, il rapporto dei cittadini con la televisione pubblica, il mondo degli animali, le nuove abitudini alimentari e la sensazione  di sicurezza dei cittadini.

Nel Rapporto vengono, inoltre, affrontati attraverso le schede fenomenologiche diversi altri temi di stretta attualità come, ad esempio, il caporalato e la tratta degli esseri umani, i fenomeni migratori visti attraverso i media, lo stato del sistema delle reti museali, la capacità di innovazione del Made in Italy, il digitale nei beni museali, gli sprechi alimentari, lo sviluppo del microcredito, il riciclo creativo, i temi del lavoro, il volontariato, l’uso dei farmaci, le fake news e le ricadute sui consumi, l’economia della bellezza, e ancora, il business del calcio, i vaccini, i Big Data, l’alcolismo, il tabagismo e la sugar tax.

L’edizione 2019 ruota attorno al concetto di QUALITÀ, scelto come “parola chiave”, per sottolineare, in particolare per la sua mancanza, che ci pare di ravvisare, ciò che contraddistingue le tendenze sociali, economiche, politiche e culturali in atto nel Paese.

Secondo il Presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara: «Si sta affermando nella società italiana una nuova patologia, la “qualipatia”, intesa nella accezione negativa, ovvero l’avversione ed il rifiuto per tutto ciò che richiama la qualità. Una patologia che archivia l’essere e santifica l’apparire, che esalta il contenitore a discapito del contenuto, che premia l’appartenenza e mortifica la competenza».

Fara spiega che: «La separazione tra Sistema e Paese, che abbiamo descritto nel Rapporto Italia 2018, non sembra affatto superata e il Paese resta in attesa di capire che cosa intende fare il Sistema per sanare la frattura. È caduta la cultura della programmazione. Le grandi questioni che attraversano la vita del Paese sono affrontate con la superficialità e con l’improvvisazione dettate dai tempi della comunicazione. Ogni argomento, anche se di grande rilevanza, viene affidato ad uno spot, uno slogan, un tweet. Il dibattito pubblico risulta immiserito a causa del declino della cultura dell’ascolto, del rispetto dell’altro da sé e dalla mancanza di una idea di comunità e di un senso stesso dello Stato. L’appiattimento del livello dello scambio politico a quello di eloquio da bar e, di più, l’imbarbarimento producono solo volgarità fine a se stesse».

Prosegue il Presidente Fara: «Il tratto distintivo dell’Italia di questo 2019 sembra consistere nella difficoltà di affermare la propria identità, di sapere scegliere i percorsi ai quali affidare il proprio cammino, di dimostrare la capacità di decidere e di operare per poter stare ai tempi della complessità e della globalizzazione. Il nostro si potrebbe definire “Paese del Ni”, che non riesce mai ad esprimersi in maniera definitiva con un “No” o con un “Si”. Le scelte non sono mai chiare, soggette a cambiamenti o capovolgimenti. Sul piano istituzionale, mai, nella storia recente, si erano potute osservare una tale “capacità di indecisione”, una così grande confusione di ruoli e di responsabilità, una così netta separazione tra dichiarazioni, annunci e fatti».

FIDUCIA NELLE ISTITUZIONI: L’APPREZZAMENTO AUMENTA. RITORNO DI FIAMMA PER GOVERNO E PARLAMENTO. RIMANE LO SCETTICISMO RISPETTO AI TRAGUARDI DA RAGGIUNGERE

Istituzioni: ritorno di fiamma. Aumentano i cittadini che esprimono fiducia, triplicano rispetto al 2017. Giudizi positivi su Mattarella, Governo, Parlamento, Magistratura e Forze dell’ordine.

Aumenta il numero dei cittadini che esprimono un aumento di fiducia nei confronti delle Istituzioni rispetto al 2018, triplica rispetto a due anni fa (20,8% contro il 13% del 2018 e il 7,7% del 2017). Parallelamente, diminuiscono gli sfiduciati dal 34,4% al 29,4%. L’apprezzamento nei confronti del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si “impenna” dal 44,5% al 55,1%; in particolare, è raddoppiato il consenso da parte degli elettori del Movimento 5 Stelle (dal 30,1% al 59,4%). Cresce anche il gradimento nei confronti del Governo di oltre 15 punti rispetto all’anno scorso (36,7%). I consensi nei confronti del Parlamento arrivano al 30,8%, quelli verso la Magistratura raggiungono il 46,5%. Si conferma il sentimento di fiducia nei confronti delle Forze dell’ordine. L’Arma dei Carabinieri raccoglie l’apprezzamento di 7 italiani su 10 (70,5%; nel 2018 era il 69,4%), la Polizia del 71,5% (+4,8% rispetto al 2018), la Guardia di Finanza è pressoché stabile (68,3%; nel 2018 era il 68,5%). Trend della fiducia in crescita nei confronti della Polizia Penitenziaria (68,2%, nel 2018 era il 66,3%). Se lo scorso anno l’86,6% dei cittadini esprimeva affidamento nei confronti del Corpo dei Vigili del Fuoco, nel 2019 i fiduciosi sono arrivati all’87,3%. Sul fronte della Difesa, l’Esercito Italiano conquista due punti in più (dal 70,4% al 72,3%); stesso trend di crescita per l’Aeronautica Militare (dal 72,9% al 74,8%). Pressoché stabile la Marina Militare al 72,7%. L’Intelligence raccoglie la fiducia del 67,6% (+ 2,2% rispetto al 2018). Tra le altre Istituzioni, aumenta la fiducia per le associazioni dei consumatori (dal 51,2% al 53%), le associazioni degli imprenditori (dal 41,1% al 43,2%), i partiti, che registrano il miglior risultato dal 2009 (dal 21,6% del 2018 al 27,2%); la Scuola (dal 63,2% al 67,4%), la Protezione civile (dal 76,3% al 79,2%), l’Università (dal 69,8% al 73,5%) e il sistema sanitario (dal 61,2% al 62,3%). In calo invece la Chiesa cattolica (dal 52,6% al 49,3%) e i sindacati (40,2% al 37,9%).

Nonostante la fiducia, prevale lo scetticismo rispetto ai traguardi da raggiungere

Nell’indagine sono state poste alcune domande per capire le aspettative e il giudizio sull’operato dell’attuale Governo. I valori espressi in termini di apprezzamento per il Governo Lega-M5S non sempre concordano con il livello di fiducia nelle azioni future dell’Esecutivo. La capacità di risanare i conti pubblici convince solo il 26% dei cittadini; un terzo degli italiani (33,2%) è convinto che le politiche adottate concorreranno a rilanciare i consumi; poco più di 3 su 10 (31,5%) credono che si riuscirà a combattere la disoccupazione; il 30,8% pensa che il Governo riuscirà a dare prospettive ai giovani; il 32,9% che aumenterà la tutela dei diritti; il 29,9% è certo che questo Governo sia garanzia di unità e coesione del Paese; la capacità di tenere alta l’immagine dell’Italia nel contesto internazionale convince il 31,4% degli italiani. Solo il 28,6% è fiducioso del fatto che verranno elaborate politiche a sostegno della famiglia tali da aumentare il tasso di natalità; ancora più bassa la percentuale di chi ritiene che verrà abbassata la pressione fiscale (27,2%). Il giudizio degli italiani risulta d’altra parte più ottimista su alcuni particolari temi proposti: nel 53,3% dei casi si dicono fiduciosi sulla possibilità che il Governo sappia gestire le problematiche legate alla crisi immigrazione e nel 51% dei casi che saprà tutelare il Paese dalle minacce del terrorismo internazionale. Il sostegno del Made in Italy nel mondo sarà un fiore all’occhiello dell’Esecutivo secondo il 48,1% delle indicazioni. Le voci relative alla futura capacità di contrasto alla criminalità organizzata e quello alla microcriminalità raccolgono entrambe l’opinione positiva del 43% circa degli italiani.

Debito pubblico, immigrazione, reddito di cittadinanza e flat tax

Rispetto ad azioni già intraprese dal Governo, la scelta di aumentare il debito pubblico per finanziare maggiori spese ha diviso il campione a metà: il 51,9% contrario, il 48,1% favorevole. Il 69% è favorevole al rimpatrio di tutti gli immigrati irregolari; parallelamente, il 68,9% è d’accordo sulla necessità di contenere l’immigrazione. Il 63,4% è d’accordo sulla riforma della legge Fornero; solo il 44,6% concorda sull’istituzione del reddito di cittadinanza e meno della metà (47,2%) sull’introduzione della flat tax. Solo 1 italiano su 10 crede che lo Stato debba vendere le proprie infrastrutture; quasi 6 su 10 sono convinti, invece, che debba possederle anche se in modi differenti (59,6%): per il 28% le infrastrutture devono essere gestite in maniera diretta dallo Stato, per il 16,8%, pur conservandone la proprietà, lo Stato deve cedere la gestione a imprese private e per il 14,8% ad imprese pubbliche.

Osserva il Presidente dell’Eurispes: «Occorre che lo Stato ritorni ad essere protagonista e guida del futuro degli italiani. Lo Stato si è via via privato di una serie di poteri e di competenze senza che ciò producesse una maggiore efficienza della macchina amministrativa e un miglioramento della qualità della vita dei cittadini. Danni altrettanto importanti li ha provocati la teoria del “privato è bello, il pubblico è brutto” che ci ha portato a smantellare la presenza dello Stato sul fronte economico e produttivo. Ci siamo privati degli asset strategici attraverso i quali l’Italia fu trasformata da paese agricolo e arretrato in una potenza economica ed industriale».

L’EUROPA CHE C’È E CHE NON C’È. PER 6 SU 10 L’ITALIA DEVE RIMANERE IN EUROPA. LA MAGGIORANZA (53,1%) VUOLE L’EURO

«Che la costruzione europea mostri più di qualche crepa è di fronte agli occhi di tutti. Così come è evidente che la stessa sopravvivenza dell’Europa sia strettamente legata alla sua capacità di ritornare allo spirito e ai valori indicati dai padri fondatori e a prendere atto dei cambiamenti epocali che sono intervenuti dopo Maastricht. Il sogno sembra essersi interrotto a metà e, in attesa, ci è stata propinata una Europa della burocrazia, delle lobbies, delle banche, della finanza e una moneta senza Stato, incoerente e troppo debole nella costruzione di quel modello di “economia sociale di mercato” che avrebbe dovuto qualificare quello europeo rispetto ai principali modelli di sviluppo esistenti nel mondo», sostiene il Presidente dell’Eurispes.

Italiani moderati, tra vantaggi e svantaggi, “meglio” rimanere nell’Unione

Quasi la metà dei cittadini (49,5%) rimane su una posizione equilibrata, affermando che per l’Italia far parte dell’Unione comporta vantaggi e svantaggi. Quasi uno su cinque (19,2%) pensa invece che per l’Italia far parte dell’Unione rappresenti un valore aggiunto, mentre il 13,4% crede sia uno svantaggio. Il 17,9% non ha voluto prendere una decisione. Oltre sei italiani su dieci (60,9%) ritengono che il nostro Paese debba restare in Europa (+12,1% rispetto all’indagine del 2017), solo il 14,2% vorrebbe uscirne definitivamente (-7,3% rispetto al 2017); ben un quarto non sa orientarsi (24,9%).

Uscire dall’euro? Vince il fronte del “no”

La maggioranza degli italiani vuole che l’euro continui ad essere la moneta corrente (53,1%), solo il 23,9% vorrebbe che l’Italia uscisse dalla moneta unica; molti (23,9%) non hanno saputo rispondere.

Quasi quattro intervistati su dieci (39,2%) ritengono che l’Italia debba rispettare una regola imposta dall’Europa anche se va contro gli interessi del Paese, ma, nello stesso tempo, credono che si debba impegnare affinché possa essere modificata. Il 20,5% suggerisce di non rispettare regole che ledono i nostri interessi e il 12,4% afferma che, anche se non condivisa, una regola va comunque rispettata. Il 27,9% non sa rispondere.

Il futuro: 4 su 10 pensano che l’Europa resisterà

Per quasi quattro cittadini su dieci (39,3%) l’Unione europea resisterà nonostante le difficoltà, il 19,3% è convinto che dopo la Brexit un altro paese membro uscirà dall’Unione, il 16,3% crede che l’Europa unita non sia destinata a durare; il 24,1% non si esprime.

ECONOMIA DELLE FAMIGLIE. CRESCE L’OTTIMISMO MA IL 45% È COSTRETTO AD ATTINGERE AI RISPARMI. CONSUMI, BOOM PER LA SPESA DELLE BADANTI. ACQUISTI ON LINE: OLTRE LA METÀ COMPRA SUL WEB

Secondo il Presidente Fara: «In Italia la lunga crisi ha avuto esiti diversi a causa della saldatura tra due fenomeni: nel primo caso, il disagio e la protesta hanno trovato sbocchi istituzionali che si sono evoluti dalla presenza in Parlamento sino al Governo del Paese; il secondo fenomeno è il “sommerso” che ha svolto, negli anni più duri della crisi, la funzione di un vero e proprio ammortizzatore sociale». Prosegue Fara: «Anche la odierna stentorea crescita del Pil o, peggio, la stagnazione annunciata dal Ministro Tria e segnalata con preoccupazione, non corrisponde alla realtà, ma segnala, a nostro parere, come pezzi sempre più consistenti dell’economia formale stiano progressivamente occultandosi alimentando il sommerso e dando l’idea, almeno in termini statistici ufficiali, di una crescita minore di quanto auspicato. Un fenomeno, questo, che potrà essere frenato solo attraverso un sostanzioso abbassamento della pressione fiscale, la semplificazione dei processi amministrativi, la modernizzazione del nostro obsoleto apparato burocratico, anche attraverso un veloce ricambio generazionale e, finalmente, la digitalizzazione del Paese».

Economia stabile, cresce l’ottimismo ma il 45% deve attingere ai risparmi per arrivare a fine mese

Il 41,8% dei cittadini ritiene che negli ultimi 12 mesi, la situazione economica del Paese sia rimasta stabile, con un valore superiore a quello del 2018 di quasi 3 punti (38,9%) e di quasi 20 punti rispetto al 2017 (22,2%). In parallelo, diminuiscono coloro che ravvisano un peggioramento (38,6%, -2,9% rispetto al 2018); contenuta in un 12,7% la percentuale degli ottimisti. Tuttavia, ben il 45,1% degli italiani afferma di essere costretto a utilizzare i risparmi per arrivare alla fine del mese (40,7% nel 2018) mentre un terzo non ha difficoltà (33%); il 22% riesce a risparmiare; più di 1 su 4 (27,7%) incontra difficoltà a pagare le utenze; il 21,1% a sostenere le spese mediche. Tra coloro che hanno un mutuo, quasi un terzo (32,7%) paga con fatica le rate e la metà di chi è in affitto fatica a pagare il canone. Per far fronte alle difficoltà, il 32,6% è stato costretto a ricorrere al sostegno economico della propria famiglia di origine, uno su dieci ha chiesto prestiti a privati (10,1%).

Consumi delle famiglie, boom per le spese delle badanti (+17,3%)

I consumi delle famiglie italiane rimangono mediamente stabili rispetto ai valori dello scorso anno. Secondo la rilevazione dell’Eurispes, a gennaio 2019, gli italiani hanno mantenuto le stesse abitudini per i prodotti alimentari (56,2%), gli animali domestici (58,2%), i controlli medici (52%), le automobili (51,4%), la bellezza (49,7%), l’abbigliamento (49,5%) e le pulizie domestiche (47%). Le spese si sono mantenute stabili o sono diminuite per viaggi e vacanze (in media il 43,9%), pasti fuori casa (in media il 43%), articoli tecnologici (in media il 40,6%), mobili (in media il 44,2%), attività sportive (in media il 44,6%). Per gli spettacoli il 47,4% ha speso meno, il 43,6% ha speso la stessa cifra. Un vero è proprio boomha, invece, registrato la voce di spesa dedicata alle badanti: dal 24,9% del 2018 all’attuale 42,2% di italiani che affermano di aver speso di più per questa voce; in particolare, a spendere di più sono le persone che vivono sole (62,5%). Quasi tre italiani su dieci hanno speso somme più alte per la baby sitter (29,6%); un altro 29,3% per l’istruzione scolastica privata dei figli e il 26,6% per le attività sportive ed extra scolastiche dei figli.

Acquisti on line: oltre la metà compra sul Web. Sono più uomini che donne

Oltre la metà degli italiani acquista prodotti on line (52,9%): il 24,8% lo fa “qualche volta”, quasi 1 su 4 “spesso” (18%), 1 su 10 “abitualmente” (10,1%). A fronte di un 31,4% che non acquista mai on line e di un 15,7% che lo fa “raramente”. Gli uomini acquistano on line più spesso delle donne (57,1% contro il 48,6%). Al primo posto l’acquisto di biglietti ferroviari e aerei (75,4%), seguiti dai capi di abbigliamento (63,4%), dalle apparecchiature tecnologiche (61,6%) e da viaggi e vacanze (53,7%).

Perché no? Perché sì? Quasi la metà di chi rinuncia lo fa perché non ha dimestichezza con la tecnologia

La metà del campione rinuncia ad acquistare on line non perché sia ostile all’idea ma perché non ha dimestichezza con la tecnologia (47%). L’altra metà si divide tra chi preferisce valutare il prodotto dal vivo (18,3%), chi non si fida a inserire i riferimenti della carta di credito on line (13,5%), chi teme che il prodotto arrivi danneggiato (6,7%). In particolare, le donne più degli uomini sentono l’esigenza di valutare il prodotto dal vivo (23,9% contro l’11% degli uomini). Quasi 3 su 10 sono attratti dai prezzi vantaggiosi (27,1%), un quinto apprezza la vastità della scelta (20,4%), il 13,8% sceglie questa modalità per la rapidità e la praticità, il 38,7% per tutti questi motivi insieme.

LAVORO: DIMINUISCE IL PESSIMISMO, MA PIÙ DI 1 SU 5 COSTRETTO AL DOPPIO LAVORO E A LAVORARE SENZA CONTRATTO. PAGAMENTI MANCATI O IN RITARDO: DRAMMA PER 1 SU 5

Futuro, capacità di spesa e sicurezza: i lavoratori del 2019

Il 58,3% di quanti hanno partecipato all’indagine dell’Eurispes afferma di avere un lavoro. Più della metà del campione (54,2%) dichiara che la sua posizione lavorativa gli permette (“molto” e “abbastanza”) di fare progetti per il futuro (nel 2013 i pessimisti erano il 64%); resta comunque alta la percentuale di quanti non hanno questa sicurezza (45,8%). Il 69,5% di chi lavora non si sente nelle condizioni di dover cercare una nuova occupazione. Il 53,2% può sostenere con il proprio lavoro spese come l’acquisto di una casa, di un’automobile o l’accensione di un mutuo (contro il 46,8%). Rispetto al 2013 risulta aumentata di quasi 15 punti la quota di quanti possono permettersi determinate spese. Rispetto a 6 anni fa, aumenta di più di dieci punti percentuali la quota di quanti si sentono sicuri di garantire una stabilità alla propria famiglia grazie al proprio lavoro (dal 46,5% al 56,8%).

L’altra faccia del lavoro. Più di 1 su 5 costretto al doppio lavoro e a lavorare senza contratto

Una quota interessante del campione afferma di essersi trovata nell’ultimo anno nella condizione di svolgere un doppio lavoro (22,3%), lavorare senza contratto (21,2%) o svolgere un lavoro con qualifiche inferiori rispetto alle proprie competenze (24,2%). I più esposti i giovani tra 18 e 34 anni, che hanno lavorato senza contratto nel 58,6% dei casi per i 18-24enni e nel 34,7% per i 25-34enni.

I disagi sul lavoro. Irregolarità dei pagamenti per uno su cinque

I disagi più sentiti dai lavoratori italiani sono la mancanza di tempo da dedicare a se stessi (48,5%), i carichi troppo pesanti di lavoro (47,7%), gli spostamenti casa-lavoro (44,4%) e le difficoltà nel conciliare lavoro e famiglia (41,8%). Il 38,6% lamenta l’assenza di stimoli professionali, mentre sono circa il 32% coloro i quali dichiarano di avere rapporti conflittuali con i colleghi ed il 30% con i superiori. Il 28,5% ritiene che i propri diritti siano scarsamente tutelati e circa il 27% è preoccupato dalla precarietà del contratto e dall’insicurezza del posto di lavoro; circa uno su cinque (21,1%) deve fare i conti con l’irregolarità nei pagamenti. Ritardi o mancate retribuzioni sono proprio la motivazione più frequente che ha costretto a cambiare lavoro: lo ha affermato il 14,4% dei lavoratori, a cui si aggiunge un ulteriore 14,5% che ha pensato di farlo. Ad abbandonare il posto di lavoro a causa del mobbing è stato il 7,1% dei rispondenti, a cui va aggiunto il 16,5% che ci ha pensato, ma non lo ha fatto, per un totale del 23,6%. L’assenza di un contratto è stata la spinta a lasciare il lavoro nel 12,7% dei casi. Il 40,6% dei lavoratori ha pensato di mettersi in proprio avviando un’attività autonoma: fra questi il 15% lo ha fatto con successo, il 9,7% ha avviato un’attività in proprio, ma non ha avuto successo e il 15,9% vorrebbe farlo, ma non ne ha la possibilità.

SICUREZZA/INSICUREZZA. CITTÀ INSICURE PER 4 SU 10. UNO SU DUE NON SI SENTE AL SICURO NEANCHE A CASA PROPRIA. DISAGIO SOCIALE, LA CAUSA PRINCIPALE

Città insicure per 4 italiani su 10. Due su 10 temono aggressioni fisiche

Quattro italiani su dieci (39%) ritengono di vivere in città “poco” (33,1%) o “per niente” (5,9%) sicure. Al contrario, il 47,5% crede che il luogo dove vive sia “abbastanza” (39,4%) o “molto” (,8,1%) sicuro.

Negli ultimi tre anni, la paura di subire reati è rimasta invariata per la maggior parte dei cittadini (59,1%); parallelamente, rispetto al 2017, sono diminuiti coloro che hanno più paura (dal 34% al 30%), in favore di coloro che ritengono la loro paura sia diminuita (dal 7,8% al 10,9%). Gli italiani si sentono minacciati in primo luogo dal furto in abitazione (25,4%), segue il timore di subire un’aggressione fisica (20,8%, +3,8% rispetto al 2009).

Uno su due non si sente sicuro nemmeno a casa propria. Disagio sociale e pene poco severe e immigrati: considerate le principali cause

In crescita il numero di quanti dicono di sentirsi poco o per niente sicuri di uscire da soli nella zona in cui vivono di giorno: dal 27,8% del 2017 al 44% del 2019 (+16,2%). Consistente il timore di uscire soli di notte nella zona in cui si vive, passato dal 35,3% del 2017 al 42,4% del 2019 (+7,2%). Anche restare soli in casa fa più paura che in passato: non sentirsi sicuri sono ben il 46,3% degli italiani, erano appena il 27,9% nel 2017 (+18,4%).

Le principali cause della diffusione dei fenomeni criminali sono: il disagio sociale (17,8%), le pene poco severe/le scarcerazioni facili (12,6%), l’eccessiva presenza degli immigrati (11,4%). Seguono la difficile situazione economica (10,9%), il potere delle organizzazioni criminali (9,8%), l’insufficiente presenza delle Istituzioni dello Stato (9,2%), la mancanza di lavoro (8,4%), la mancanza di una cultura della legalità (8%), le scarse risorse a disposizione delle Forze dell’ordine (7%) e l’impunità legata alla lentezza dei processi (4,9%).

Il 22,5% degli italiani crede che per risolvere il problema della criminalità bisognerebbe garantire la certezza della pena, il 18,1% che sarebbe necessario rafforzare il dispiegamento delle Forze dell’ordine, il 17,8% vede la soluzione nell’inasprimento delle pene.

Quasi un cittadino su quattro pensa che legittimare il possesso di armi serva a difendersi e in un terzo dei casi sarebbero disposti ad acquistare una

La maggior parte degli italiani (68,6%) non è d’accordo con il recente provvedimento che consente ai “tiratori sportivi” di acquistare armi semiautomatiche tipo Kalashnikov fucili Ar15, e la possibilità di denunciare via e-mail il possesso di un’arma. Al contrario, per il 31,4% si tratta di un provvedimento giusto. Per il 39,7% dei cittadini la legittimazione del possesso di armi da fuoco è un pericolo perché le armi possono finire nelle mani sbagliate; tuttavia, per uno su quattro (24,2%) offre la possibilità a chiunque di difendersi dai malintenzionati e per il 22,3% è un diritto da riservare solo a categorie particolarmente esposte a rischi. Gli italiani rispondono nel 67,2% dei casi che non acquisterebbero un’arma per autodifesa mentre il 32,8% la comprerebbe.

MOLESTIE SESSUALI E STALKING. Il 14,5% DELLE MOLESTIE AVVIENE SUI LUOGHI DI LAVORO. 3 SU 10 HANNO SUBITO MOLESTIE FISICHE. IN UN QUARTO DEI CASI DI STALKING, IL PERSECUTORE È L’EX

L’“uomo nero” è negli ambienti di lavoro

Il 14,8% degli italiani, nel corso della vita, è rimasto vittima di molestie di natura sessuale. In un caso su quattro, hanno fatto questa esperienza i più giovani 18-24enni, nel 16,4% dei casi sono rimaste vittima persone tra i 35 e i 44 anni, il 15,7% ha riguardato la fascia d’età 45-64enni, uguale percentuale del 12% ha interessato la fascia over 65 e i 25-34enni. Le donne sono bersaglio privilegiato in un rapporto di 3 a 1 rispetto agli uomini: oltre 2 donne su 10 (22%) hanno fatto queste esperienze rispetto al 7,4% degli uomini. Nel 35,4% dei casi, il pericolo si insinua negli ambienti di lavoro: il 16,8% è stato molestato da un collega, il 10,8% è stato oggetto di attenzione da parte di un superiore, nel 7,8% dei casi il molestatore era il datore di lavoro. Il semplice conoscente viene indicato come l’autore della molestia nel 18,6% dei casi, il 14,4% ha indicato persone sconosciute; mentre in oltre un caso su 10 (11,4%) è stato un parente a rivolgere premure sgradite e nel 10,2% dei casi si è trattato del vicino di casa.

Quasi 3 su 10 hanno subito molestie fisiche

La molestia sessuale più diffusa è di tipo verbale ed è costituita da battute o allusioni insistenti (79%); il 57,5% dichiara di aver ricevuto proposte sessuali esplicite; in questo caso sono le donne a subire in misura nettamente maggiore degli uomini (60,8% contro il 47,6%). Un quarto degli intervistati (24,6%) è stato vittima di molestie fisiche; il 24% ha ricevuto foto e/o video a sfondo sessuale; il 15,6% ha subito ricatti sessuali mentre quasi 1 su 10 (9%) ha patito vere e proprie aggressioni fisiche.

Nel 27,8% dei casi, la vittima ha preso di petto la situazione (27,8%); il 17,9%, invece, ha preferito far finta di nulla, il 17% ha chiesto aiuto al proprio partner, amici o parenti, il 14,8% ha deciso di evitare di frequentare il luogo dove vedeva il molestatore, il12,6% ha denunciato.

Stalking, fenomeno in crescita. In un quarto dei casi il persecutore è l’ex

Il 13,8% dei cittadini è stato vittima di stalking, l’81% non ha mai subito questo reato, il 4,4% non ha voluto rispondere. Dopo una diminuzione del fenomeno negli anni 2013-2015, se si guarda la serie storica dal 2013, nel 2019 si raggiunge il valore più alto. Circa un giovane su quattro tra i 28 e i 24 anni (21%) dichiara di aver subito atti di stalking, con un risultato superiore alla media di ben 7,2 punti percentuali. Le donne sono più spesso vittime degli uomini (15,8% contro l’11,7%). Tuttavia, il fenomeno è aumentato anche tra gli uomini negli ultimi tre anni. Le vittime indicano come stalker al primo posto l’ex partner (24,8%; era il 37,1% nel 2017); il 21,8% indica un conoscente, il 9,7% un/una collega, il 4,9% un parente.

TELEVISIONE PUBBLICA. MAMMA RAI A CACCIA DI ASCOLTI. 3 ITALIANI SU 4 SONO CONTRO LA PUBBLICITÀ SULL’EMITTENZA PUBBLICA

Mamma Rai promossa su pluralismo, ma come le Tv private insegue soprattutto gli ascolti (70,6%)

Per gli italiani, la Rai garantisce il pluralismo, inteso come l’espressione delle diverse opinioni (53,7%) e fornisce un’informazione completa e imparziale (52%). D’altra parte, ad essere convinti che la Rai garantisca la qualità dei programmi sono solo il 45,7% dei cittadini. Allo stesso modo, poco più di quattro su dieci credono che favorisca la crescita civile e culturale del Paese (43,4%).

La Rai, come le Tv private, insegue soprattutto gli ascolti: la pensano così sette cittadini su dieci (70,6%). Il campione si divide a metà rispetto ad altre affermazioni: il 51% crede che la Rai valorizzi, più delle altre reti, condotte ed esempi positivi; il 50,9% la considera più noiosa, il 50% meno creativa e coraggiosa nei contenuti; per il 49,6% rivolge più attenzione alla qualità dei programmi. D’altra parte, il 45,8% definisce la Rai più faziosa dei canali commerciali e solo il 40,3% valuta l’informazione offerta più obiettiva rispetto a quella privata.

Pubblicità in Rai: sono contro il 76,5% dei cittadini

In considerazione del fatto che i cittadini pagano il canone per il servizio della Rai, è giusto che sui canali pubblici venga trasmessa la pubblicità? A questa domanda solo il 23,5% degli italiani dà un parere positivo, ben il 76,5% invece non ritiene giusta la presenza di pubblicità nella Tv pubblica.

Nel quadro del dibattito politico e culturale sul servizio pubblico radiotelevisivo in Italia, è stata avanzata l’ipotesi di destinare le risorse pubbliche oggi assegnate alla Rai, a più aziende in concorrenza tra loro, con l’obiettivo di svolgere servizio pubblico. Su questo tema l’opinione pubblica si divide, in equilibrio quasi perfetto, in tre: poco più di un terzo (34,3%) si dice a favore dell’ipotesi, un altro terzo (33%) si dichiara contrario, mentre quasi un terzo (32,7%) non si sente in grado di pronunciarsi.

L’ITALIA SEMPRE PIÙ IN GIOCO. 3 ITALIANI SU 10 SPENDONO DENARO PER GIOCARE. Di QUESTI, LA METÀ SPERA DI “SVOLTARE” LA VITA CON UNA VINCITA

Tre italiani su 10 giocano. Il Gratta e Vinci è il più amato, 1 su 4 ha chiesto un prestito per giocare

Quasi 3 italiani 10 partecipano a giochi con vincita in denaro (28,2%), il 71,8% dichiara di non farlo mai. In particolare, il 18,3% gioca solo dal vivo, il 2% solo on line, il 7,9% in tutti e due i modi. Nel complesso, circa 1 italiano su 10 gioca on line. Il Gratta e Vinci è il gioco più amato (l’85%), seguito dal Lotto e SuperEnalotto (77,4%), lotterie (62,4%), scommesse sportive (52,7%).

La speranza di una grossa vincita è la motivazione che più spesso induce a giocare (27,9%), seguita dalla ricerca di denaro facile (22%) e solo successivamente dal divertimento (21,1%; nel 2009 erano il 27,4%). L’8,2% gioca per occupare il tempo libero, il 5,5% per il brivido del gioco, il 4,7% per tradizione familiare, stessa percentuale dice di volere mettere alla prova la sua abilità, il 3,3% spera di vincere una cifra consistente da donare a chi ne ha bisogno. Quattro giocatori su 10 confessano di sentire almeno qualche volta, di giocare troppo e spendere troppi soldi. Uno su 4 ha chiesto denaro in prestito per giocare.

Pubblicità “di Stato”: prevalgono i contrari

Secondo il 35,4% degli italiani non è giusto che lo Stato promuova il gioco lecito e responsabile mentre il 26,9% è dell’opinione opposta e il 22,5% non sa valutare. In particolare, il 30,6% del campione (giocatori e non giocatori) è contrario perché ritiene che anche il gioco lecito crei dipendenza, il 14,8% perché anche con il gioco lecito si possono perdere grosse somme; mentre il 16,6% è favorevole perché è un buon modo per scoraggiare il gioco illegale e il 10,3% perché in questo modo i giocatori sono più tutelati. Oltre 1 cittadino su 4, non necessariamente giocatore, conosce circuiti di gioco illegale.

I TEMI ETICI. ADOZIONE PER GLI OMOSESSUALI, FAVOREVOLI 4 SU 10. 3 ITALIANI SU 4 SONO PRO-EUTANASIA. AUMENTANO DEL 10% I FAVOREVOLI A RENDERE LEGALI LE DROGHE LEGGERE

Il 65% è favorevole ai diritti delle coppie di fatto. Per 3 su 10 le coppie omosessuali dovrebbero poter adottare bimbi. Il 65,1% degli italiani è favorevole alla tutela giuridica delle coppie di fatto, indipendentemente dal sesso, con un risultato in leggera flessione rispetto al 2016 (-2,5%); il dato appare invece in leggera ripresa rispetto al 2015, quando i favorevoli erano il 64,4%, ma è fortemente diminuito rispetto agli anni 2013 e 2014 (rispettivamente 77,2% e 78,6% di opinioni favorevoli).

l 31,1% dei cittadini si dice favorevole all’adozione di bimbi anche per le coppie omosessuali, a fronte del 68,9% dei contrari. Negli anni si è registrato un modesto, ma costante incremento delle persone aperte ad una eventualità del genere: dal 27,8% del 2015 al 29% del 2016, fino al dato di oggi.

Poco più della metà dei cittadini, il 50,9% si dice a favore del matrimonio tra persone dello stesso sesso, una percentuale che nel 2016 arrivava al 47,8%.

Eutanasia, sì deciso. Suicidio assistito, favorevoli 4 su 10

L’orientamento espresso sull’eutanasia è in larga maggioranza positivo: il 73,4% del campione si dichiara infatti favorevole, un dato in forte ascesa rispetto agli anni passati, quando il 55,2% (2015) e il 59,9% (2016) degli italiani esprimevano la medesima opinione. Ma gli italiani precisano che vi si dovrebbe ricorrere solo in caso di coma irreversibile (77,5%) o di estrema sofferenza fisica (64,6%). Rispetto alla possibilità di ricorrere al suicidio assistito e quindi di avvalersi dell’ausilio di un medico per porre fine alla propria vita, gli italiani esprimono un atteggiamento in maggioranza di opposizione: è contrario il 60,6% (erano il 70% nel 2016). D’altra parte, la quota di chi si dichiara a favore aumenta rispetto al 2016 di circa il 10% (dal 29,9% all’attuale 39,4%).

Sul tema dell’interruzione delle cure che tengono in vita un paziente in coma irreversibile, il 35,4% degli italiani ritiene che sia un atto di clemenza che risparmia inutili sofferenze, mentre il 32,7% ritiene sia una scelta accettabile solo se rispecchia la volontà del paziente. Il 10,2% del campione è radicalizzato su posizioni decisamente più conservatrici e ritiene che non sia accettabile, perché contrasta con la tutela della vita umana, mentre l’8,9% ritiene che equivalga ad un omicidio.

Testamento biologico accolto positivamente dal 67,9% dei cittadini

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