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Il No del PD al reddito di cittadinanza certifica che il PD non può difendere gli ultimi

Il No del PD al reddito di cittadinanza certifica che il PD non può difendere gli ultimi
Gennaio 21
14:52 2019

Ciò che i dirigenti del PD non dicono a parole lo dimostrano nei fatti. Il “No” al Reddito di cittadinanza è la prova che questo partito non ha nulla a che vedere con il vecchio Pci (per la parte che riguarda gli ex comunisti) e non ha nulla a che vedere con il solidarismo cattolico (per la parte che riguarda gli ex Dc). E’ un partito che difende gli interessi della borghesia, possibilmente benestante

“Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale. I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria”.

Quello che avete letto è un passo dell’articolo 38 della Costituzione italiana. Che è ancora più protettivo del Reddito di cittadinanza del quale tanto  si discute in questi giorni. Infatti, la rete di protezione che l’attuale Governo nazionale sta provando a introdurre in favore di chi oggi non ha né lavoro, né altre forme di tutela mette dei ‘paletti’ precisi: chi percepirà tale Reddito dovrà accettare l’offerta di lavoro che gli verrà proposta, pena la perdita dello stesso Reddito di cittadinanza. Qualcuno obietterà che la prima volta potrà rifiutare: ma poi o accetterà, o perderà l’indennità.

Viene da chiedersi allora: perché tanto astio contro uno strumento  di tutela sociale che, con forme simili, è presente in tanti Paesi europei?

E’ notizia di queste ore che il PD e Forza Italia vorrebbero – addirittura! – proporre un referendum per abolire uno strumento che ancora non è stato applicato!  

Sul partito di Berlusconi – che peraltro sta scomparendo, ‘inghiottito’ dalla Lega di Matteo Salvini – c’è poco da commentare: l’ex Cavaliere ormai è alla disperazione e, come ha detto il professore Giuliano Urbani, che nel 1994 fu tra i fondatori di Forza Italia, alle elezioni europee del prossimo mese di maggio per Berlusconi sarà un flop.

Messo in ‘fuori gioco’ dall’aggressività salviniana, Berlusconi ha sposato la linea di Confindustria, ovviamente contraria al Reddito di cittadinanza (gli industriali avrebbero preferito incassare agevolazioni in cambio di improbabili assunzioni: ma stavolta gli è andata male), nella speranza di acchiappare qualche voto da quelle parti.

Stupisce, invece, l’astio dei dirigenti del PD verso il Reddito di cittadinanza. Perché parliamo di stupore? Perché pensavamo che, con il ‘siluramento’ di Matteo Renzi questo partito avrebbe cambiato linea politica, abbandonando l’abbraccio – che alla fine si è rivelato mortale – con il credo liberista dell’attuale Unione europea.

Invece ci siamo sbagliati, perché in economia, anche se Renzi non è più al comando del PD, questo partito rimane liberista. L’opposizione al reddito di cittadinanza espresso da tanti esponenti del Partito Democratico ci dice, a chiare lettere, che questa forza politica, al di là della presenza o dell’assenza di Renzi, ha subìto ormai una trasformazione ‘genetica’ ed è diventato un partito che difende gli interessi della borghesia, non certo dei ceti popolari e, meno che mai, degli ultimi a cui è indirizzato il Reddito di cittadinanza.

Non sfugge agli occhi degli osservatori che tre forze politiche – due di opposizione e una di governo – o sono contrarie al Reddito di cittadinanza (PD e Forza Italia), o sono dubbiose e chiedono precisazioni, aggiornamenti e altro ancora (è il caso della Lega).

Ma se sul Reddito di cittadinanza la Lega non può schierarsi contro ma può solo tergiversare (perché, com’è noto, il Reddito di cittadinanza fa parte del ‘Contratto di governo’ tra Movimento 5 Stelle e la stessa Lega), sulla Tav (Alta velocità ferroviaria), la posizione di PD, Forza Italia e Lega è uguale: tutt’e tre in favore della Tav, contro il Movimento 5 Stelle che, invece, è sempre stato contrario non tanto all’Alta velocità ferroviaria in sé, quanto per l’Alta velocità ferroviaria che dovrebbe collegare Torino con Lione.

Ebbene, il vero dato politico della Tav è la presenza della Lega ‘schiacciata’ sul PD e su Forza Italia: la testimonianza, o meglio, la prova che la Lega di Salvini non mette in discussione il vecchio sistema politico e, soprattutto, gli affari del vecchio sistema politico, ma è parte integrante di questo vecchio sistema quando c’è da difendere interessi consolidati.

Va da sé, infatti, che la Tav non serve ai cittadini, ma alle imprese che la debbono realizzare (appalto da quasi 24 miliardi di euro!). E su questo punto Salvini non può mettersi contro gli interessi del Nord.

Un altro elemento che salta agli occhi – tornando al Reddito di cittadinanza – è il “No” di Cgil, Cisl e Uil. In questo caso non c’è da stupirsi non tanto e non soltanto perché queste tre organizzazioni sindacali seguono sempre il PD (con qualche eccezione per la Cgil che, in qualche occasione, ha provato a smarcarsi, anche se non ha mai ‘esagerato’…), quanto perché, oggi, la ‘Triplice’ rappresenta lavoratori e pensionati (i secondi, ormai, sono più dei primi), ma non rappresenta i disoccupati.

Per quale motivo Cgil, Cisl e Uil dovrebbero rappresentare i tanti disoccupati per i quali nessun governo e nessuna organizzazione sindacale, fino ad oggi, ha fatto qualcosa?

Anche il ‘No’ di queste tre organizzazioni sindacali alla cosiddetta quota 100, ovvero l’avvio allo smantellamento della legge Fornero non piace a Cgil, Cisl e Uil: e lì l’opposizione non è molto comprensibile: o forse è solo l’invidia, perché avrebbero dovuto essere proprio queste tre organizzazioni sindacali a opporsi a una legge infame che oltre ad aver penalizzato milioni di persone, ha creato anche la categoria degli “esodati”: cinquantenni e sessantenni rimasti senza lavoro e senza pensione!

Avendo sulla coscienza una simile nefandezza sociale è chiaro che, poi, non rimane che opporsi a chi la vuole smantellare: perché se i vertici di Cgil, Cisl e Uil, oggi, dovessero dire:

Siamo contro la legge Fornero

qualcuno potrebbe obiettare:“Scusate, ma voi quando al Governo c’era Monti con Elsa Fornero Ministro del Lavoro dove eravate?”.

Sull'Autore

Angelo Forgia

Angelo Forgia

Agronomo, impegnato nel sociale, amante della natura.

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