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CAFFE’ AMARO

CAFFE’ AMARO
Gennaio 03
07:44 2019

L’occasione è ghiotta, il decreto “sicurezza” ha provocato una serie di reazioni che come cartine al tornasole stanno delineando la mappa di una Italia che non è proprio una bensì è attraversata da faglie e spaccature, “Jaccata” come da tempo sostengo e come, lo stucco di decenni di cultura democristiana aveva nascosto. 
Nel suo breve scritto Francesco Picciotto delinea una sorta di trittico con tre pale, quella centrale, per ovvia posizione gerarchica vede il volto umano ma seriamente incazzato di Papa Francesco, ai lati, invece, incorniciati da un retablo che più che in oro è dipinto con i toni delle plastiche munnizze e degli smalti dei fatiscenti legni che attraversano il Canale di Sicilia, due uomini della politica italiana. Orlando, oramai anziano e quasi fuso egli stesso con le ulcere e le infinite bellezze di Palermo e l’innominabile Salvini, con una delle tante felpe usurpate ai sudori di una categoria a vostra scelta tra le tante che fanno ancora Italia.
I due in fondo, non sono antagonisti. Non lo sono perchè nessuno dei due lo è mai stato. Antagonista lo era Peppino Impastato, antagonisti lo fummo e forse siamo rimasti, quelli che sostenevamo che lo Stato così come è non può funzionare.
Forse i due si oppongono l’un l’altro, questo si. L’uno, il vecchio, nell’idea di rappresentare in fondo un’Italia che non va oltre lo stretto e che non vuole proprio alcun ponte, l’altro il giovane, nel disegnare un “popolo” che sembra disegnarsi intorno i valori che hanno fatto commercialmente forte quello spicchio di mitteleuropa che sta lì tra il Po e le Prealpi. Gente che non ama, che non sogna, che non sa proprio esprimere alcuna compassione. Gente che lavora ma lavora senza avere in se quella cultura del dare che, invece, è insita tra i mediterranei, siano essi di stirpe siculo greca e quindi xenofili, siano, invece, mussulmanamente obbligati alla quotidiana carità ed all’ospitalità.
La verità è che l’Italia non esiste, che l’Italia è una splendida costituzione senza popolo. Una voglia di umana modernità, di diritti, di partecipazione, di consapevolezza senza gente che queste cose le declini.
Oggi, saltato via lo stucco, questa “non Italia” si vede e si vede tutta e il disobbedire di Orlando è solo il primo passo verso la acquisizione di posizioni diverse.
Fuori dal contesto la frase, durissima, di un Papa che non pontifica più per i suoi parrocchiani ma per il mondo e che, finalmente riprendendo il filo interrotosi con la morte di Paolo IV, dice: “Le persone che vanno in chiesa, stanno lì tutti i giorni e poi vivono odiando gli altri e parlando male della gente sono uno scandalo: meglio vivere come un ateo anziché dare una contro-testimonianza dell’essere cristiani”.
Io non sono credente, non sono cristiano, ma non ho dubbi, il Pontefice ha colto nel segno.

Sull'Autore

Giuseppe Maria Amato

Giuseppe Maria Amato

Consulente ambientale

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