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Sicilia, bilancio di un anno: un 2018 da dimenticare

Sicilia, bilancio di un anno: un 2018 da dimenticare
Dicembre 31
18:40 2018

Sì, un anno da dimenticare, il 2018 per la nostra Isola. Un anno dove quasi tutti i parametri – economici, finanziari, politici e culturali – sono andati indietro. 

Pensavamo che dopo i disastri dei Governi Crocetta-PD la Sicilia sarebbe per forza di cose risalita. Ci siamo sbagliati. L’amara dimostrazione che può fare più buio di mezzanotte…

L’anno vecchio se ne va, arriva l’anno nuovo, ma la politica siciliana è sempre più vecchia. Si pensava che andando via il disastroso Governo regionale di Rosario Crocetta le cose sarebbero migliorate. Invece – e questo è veramente incredibile! – molte, troppe cose sono peggiorate.

In parte il peggioramento è dovuto alla pesante eredità del Governo Crocetta; e in parte è il frutto dell’attuale Governo di Nello Musumeci che, per fronteggiare i ‘buchi’ di Bilancio che ha ereditato dal passato non ha esitato, per esempio, a togliere fondi alla sanità pubblica.

I 115 milioni di euro destinati al pagamento delle rate dei mutui contratti dai Comuni sono stati levati alla sanità pubblica. E, qualche settimana fa, per far quadrare i conti delle variazioni di Bilancio, il Governo Musumeci non ha esitato a strappare altri 23 milioni di euro al settore dei farmaci innovativi.

Non c’è da stupirsi: ormai, per ‘risparmiare’, negli ospedali pubblici i farmaci biologici sono stati sostituiti dai bio-similari. Ci dicono che sono “la stessa cosa”, ma non ci spiegano perché i farmaci bio-similari costano meno rispetto ai farmaci biologici originali…

Sempre in materia di peggioramento della vita pubblica siciliana – in questo caso sarebbe meglio parlare di imbarbarimento – va segnalato il pagamento del parcheggio all’interno di alcuni ospedali pubblici. Non solo c’è un oggettivo peggioramento del servizio sanitario pubblico (mancano i posti letto, mancano i medici, mancano gli infermieri, manca la medicina del territorio, i Pronto Soccorso sono quasi tutti nel caos), ma in alcuni ospedali pubblici della nostra Isola si paga il parcheggio a tempo: più tempo si rimane, più si paga!

Per ‘fortuna’ c’è una provincia dove il servizio sanitario ha registrato grande attenzione da parte del Governo regionale: Catania. E’ la provincia del presidente della Regione, il già citato Musumeci, e dell’assessore alla Sanità, Ruggero Razza. Interventi in questo o quell’ospedale, nuovo Pronto Soccorso al Policlinico e via continuando. Insomma, una provincia ‘raccomandata’. Questa, anche questa è la Sicilia di oggi: due pesi e due misure.  

E il resto della sanità siciliana pubblica? A rotoli. E mentre gli ospedali pubblici della Sicilia subiscono tagli a mai finire, un centro ospedaliero privato – l’Ismett di Palermo – viene riempito di denaro pubblico. Il 2018 verrà infatti ricordato come l’anno in cui la Regione siciliana ha deciso che, per i prossimi dieci anni, l’Ismett riceverà 100 milioni di euro ogni anno e crepi l’avarizia!

L’Ismett, per la cronaca, è il Centro trapianti di organi fondato nel 1996 da Regione e università di Pittsburg. Una struttura che, oltre ai trapianti, si occupa da qualche anno a questa parte di tante altre branche della medicina: tutto pagato dalla Regione siciliana!

Non ci chiedete perché mentre nella sanità pubblica si procede con i tagli all’Ismett si continua ad erogare 100 milioni di euro all’anno: sono i misteri della Sicilia.

Ma la sanità non è il solo settore che è andato indietro. L’ambiente, ad esempio, segna tanti, troppi record negativi. L’anno che sta per concludersi ci ha regalato la crisi nella raccolta dei rifiuti. Palermo è in testa con l’immondizia nelle strade. I giorni di Natale sono stati un disastro. Ma, in realtà, tutto il 2018, per Palermo, sul fronte dei rifiuti, è stato un disastro.

Ma Palermo non è la sola città che segna record negativi sul fronte della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti. La situazione non è diversa a Messina: nella Città dello Stretto non ci sono i disastri di Palermo, ma il problema esiste: ed esiste anche a Siracusa e a Catania.

Insomma, nelle grandi città siciliane la raccolta differenziata, al di là delle cose che si raccontano, non decolla.

Il 2018 verrà ricordato anche come l’anno in cui si è capito come stanno le cose in materia di rifiuti. L’indebitamento del sistema rifiuti verso la pubblica amministrazione dell’Isola ammonta a quasi 2 miliardi di euro. E aumenta ogni mese di circa 100 mila euro. Ma non è detto che questi soldi – che in buona parte dovrebbero essere incassati dai titolari delle discariche private – verranno pagati dai cittadini siciliani. Il problema è aperto.

Il 2018, sempre in materia di rifiuti, consegna alla storia il consuntivo politico per la sinistra siciliana a ‘trazione’ PD che, nel bene e nel male – in realtà più nel male che nel bene – ha governato la Regione siciliana dal 2008 al 2017. Ebbene, quella sinistra che avrebbe dovuto privilegiare la gestione pubblica dei rifiuti imperniata sulla raccolta differenziata ha invece privilegiato la gestione privata imperniata sulle discariche private! Un fallimento culturale prima che politico. Una sinistra da dimenticare!

La crisi dell’ambiente non si identifica solo con la crisi dei rifiuti. Il 2018 segna anche il fallimento nella gestione dei depuratori. In generale, i depuratori dovrebbero interessare le aree industriali. In Sicilia le aree industriali sono poche. Ma i depuratori sono stati realizzati ovunque. Uno spreco.

Ma ancora più incredibile è che, tanti depuratori realizzati in Sicilia con enorme dispendio di denaro pubblico siano sfasciati. Clamoroso il caso della provincia di Agrigento, dove tanti depuratori sono fermi e alcuni sequestrati dalla magistratura.

Un paradosso si registra a Palermo, dove due depuratori, costati una barca di soldi, funzionano: ma l’acqua depurata, invece di essere riutilizzata (per esempio in agricoltura, ma non solo), viene gettata in mare!   

Il 2018 – a proposito degli enti locali della nostra Isola – verrà ricordato come l’anno dei fallimenti di tanti Comuni siciliani. Sono una cinquantina i Comuni che hanno già dichiarato il default. Una tendenza che non si è interrotta.

Il 2018 è anche l’anno della conclamata crisi finanziaria delle ex Province, fatte fallire dai Governi nazionali e regionali di centrosinistra.

Il 2018 è anche l’anno della definitiva caduta del ‘sistema Montante’. Antonello Montante è stato il presidente di Confindustria Sicilia. Ed è stato, soprattutto, il riferimento forte della sinistra siciliana che governava la Regione siciliana. Oggi è sotto processo.

Il 2018 è anche l’anno da dimenticare per l’agricoltura siciliana. Tanti i danni prodotti dal maltempo e scarso l’interesse della politica per questo settore, che segna una pesante crisi.

E, sempre a proposito del maltempo, il 2018, con molta probabilità, più di quanto avvenuto negli anni passati, ci dice che il clima sta cambiando. All’aumento delle desertificazione della Sicilia si accompagna un clima con ‘accelerazioni’ sempre più estreme: grande caldo e piogge sempre più torrenziali che mettono a dura prova non soltanto le campagne, ma anche le città. Con un futuro che si annuncia sempre più incerto, se è vero che la prevenzione, in Sicilia, non brilla.

Il 2018 è anche l’anno del drammatico peggioramento della viabilità in Sicilia. Le strade provinciali sono tutte abbandonate, conseguenza del sostanziale anche se non dichiarato default delle ex Province. Le autostrade siciliane sono in pessime condizioni. Idem le strade a scorrimento veloce.

Due grandi arterie stradali nelle quali, da anni, vanno in scena lavori in corso – l’Agrigento-Caltanissetta e l’Agrigento Palermo – sono disastri a cielo aperto. I soldi sono stati spesi, ma i lavori vanno avanti  a singhiozzo. La dimostrazione che in Sicilia i grandi appalti non servono per risolvere i problemi dei cittadini, ma per fare ‘ingrassare’ chi li gestisce.

Il risultato è che la viabilità stradale siciliana, in questo fine 2018, è disastrosa: forse ancora più disastrosa dei Governi Crocetta e Musumeci messi insieme: o forse lo specchio di questi due Governi del disastro.

L’anno si chiude con il terremoto di Catania e dintorni. Un’altra tegola per tanti siciliani che hanno perso la casa.

Poi c’è una crisi che nessuno vede, ma che si ‘respira’ e che, forse, è alla base di tutte le altre crisi: la crisi culturale della Sicilia. I teatri siciliani – lirici e di prosa – sono in grande affanno. Non c’è nemmeno l’ombra di quello che dovrebbe e potrebbe essere non il cinema siciliano, ma di quello che la Sicilia potrebbe offrire al cinema e di quello che il cinema potrebbe offrire alla Sicilia.

C’è un vuoto culturale spaventoso, nella Sicilia di oggi. La scomparsa di Leonardo Sciascia, Gesualdo Bufalino e Vincenzo Consolo sembra aver segnato la fine di un’epopea letteraria che, fino ad oggi, non sembra sostituibile. Ma, forse, questo non dipende solo dalla Sicilia.

Forse è l’effetto di ‘trascinamento’ della cultura siciliana nella mediocrità italiana. In Italia, con la crisi iniziata nei primi anni ’90 – crisi che si è accentuata negli anni 2000 – la selezione dei grandi esponenti della cultura, che non è mai stata particolarmente selettiva, è stata via via sostituita e poi quasi del tutto sostituita dalla mediocrità.

Dietro questo livellamento verso il basso c’è la crisi della scuola e delle università italiane ‘colonizzate’ dai parenti dei docenti. C’è anche la crisi della Tv, che produce solo intrattenimento, fiction di basso livello e solo qualche sprazzo di cultura: troppo poco per un Paese come l’Italia.

Questo livellamento verso il basso – che è una caratteristica italiana dall’avvento della Seconda Repubblica ad oggi – ha probabilmente trascinato la cultura siciliana verso il basso: una cultura, quella siciliana, che oggi non sembra poter emergere.

Magari ci saranno scrittori bravi, bravi attori, bravi poeti, bravi artisti, bravi registi: ma non emergono, perché la crisi – che è culturale prima che economico e finanziaria – lo impedisce.

Insomma, il 2018, per la Sicilia, è veramente un anno da dimenticare.    

Sull'Autore

Angelo Forgia

Angelo Forgia

Agronomo, impegnato nel sociale, amante della natura.

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