NientediPersonale.com

Quel poco che resta della sinistra in Sicilia

Quel poco che resta della sinistra in Sicilia
Dicembre 22
07:21 2018

E, riflettendo e analizzando la realtà che si ‘disegna’ sotto i nostri occhi resta veramente poco. Il Pd siciliano è in disfacimento, tra renziani e anti-renziani che si somigliano tanto… Nella primavera del 2016 stava per nascere qualcosa di diverso dal PD: ma i ‘marpioni’ della vecchia e fallimentare sinistra siciliana hanno distrutto tutto

Cosa rimane della sinistra siciliana? E, in particolare, cosa rimane del PD? Domande tutt’altro che oziose, visto il caos che imperversa in questo partito. E se a Roma è una girandola di candidature per la segreteria nazionale, nella nostra Isola le ‘primarie’ del PD si sono trasformate in una designazione tragicomica del segretario regionale: una poltrona assegnata a tavolino all’ex sottosegretario Davide Faraone, renziano di vecchia data. Nomina rocambolesca, dopo il ritiro dalle citate primarie della sua mancata avversaria, Teresa Piccione.

Tutto è strano in un partito che, in Sicilia, ha poco di sinistra e molto di confusionario. Teresa Piccione non ha alle spalle una storia di sinistra comunista: vicina al capogruppo del Partito Democratico in Assemblea regionale siciliana, Giuseppe Lupo, cislino, ‘passo’ politico da tardo democristiano, la candidata, anzi, l’ex candidata alle primarie per la segreteria regionale del partito si è ritirata dalla competizione – supponiamo d’accordo con i suoi sponsor (e tra questi, oltre a Lupo, l’ex assessore regionale Antonello Cracolici) – pensando che Faraone e i suoi avrebbero accettato la sfida in un congresso regionale aperto, da celebrare magari il prossimo gennaio.

Non hanno calcolato, però, che Faraone e i suoi, in questa fase che precede la battaglia per la segreteria nazionale, sono impegnati a mettere ‘bandierine’ dove capita. E il motivo c’è: il ‘capo’ di Faraone – Matteo Renzi – sa che non sarà facile battere il suo vero avversario, Nicola Zingaretti. In questa fase i renziani puntano ad occupare le posizioni strategiche sia per contarsi al momento del voto per la segreteria nazionale, sia – in caso di una vittoria di Zingaretti – per prepararsi a un’opposizione interna.

Ci sarebbe anche una terza ipotesi, per ora messa da parte: l’uscita dal PD per dare vita a una nuova forza politica, magari con Berlusconi. E uscire dal partito abbandonando la segreteria regionale sarebbe un bel colpo!

Insomma, Renzi gioca a tutto campo. E la Sicilia è finita nelle ‘grinfie’ dei renziani. Tra le proteste degli avversari – Lupo, Cracolici e la stessa Piccione – che, forse, non immaginavano che Faraone decidesse di prendersi la segreteria del partito in Sicilia senza giocare la partita del congresso.

Ma il tema, oggi, non sono le proteste e i ricorsi di Lupo, Cracolici, Teresa Piccione e via continuando. La vera domanda è: la baraonda che oggi imperversa nel PD, dalla Sicilia a Roma e viceversa, che cosa ha a che vedere con la sinistra italiana, ammesso che in Italia esista ancora una sinistra degna di questo nome?

Restando in Sicilia, se guardiamo a chi sono, oggi, i soggetti che danno vita al PD dell’Isola, beh, non è facile non deprimersi. Di Lupo e Teresa Piccione abbiamo già detto: molto a che vedere con la vecchia Dc, poco a che vedere con la sinistra. Tra gli alleati di questi moderati c’è il già citato Cracolici. In teoria, è un prodotto del vecchio Pci: ma è un prodotto venuto su in modo un po’ strano, se è vero che è stato tra quelli che, quando nel cielo del PD brillava la stella renziana, è passato, armi e bagagli, sotto le bandiere renziane.

Oggi Cracolici si accredita tra gli anti-renziani. Ma si può dimenticare ciò che ha fatto appena qualche anno fa? Non ricordiamo di aver visto l’ex assessore regionale impegnato nel referendum sulle trivelle in mare volute dal Governo Renzi; e non ricordiamo un suo impegno contro il referendum sulle riforme costituzionali volute da Renzi: anzi. A che titolo e con quale credibilità politica, oggi, Cracolici si presenta come anti-renziano? Ma davvero ciò che si fa poi non conta nulla nel giudizio degli elettori? Invece i cittadini ricordano, eccome se ricordano! E si è visto alle ultime elezioni politiche, quando il PD è crollato.

Del resto, se andiamo a vedere che cosa c’è tra i renziani ‘siculi’ – con in testa Faraone, il renziano che si è auto-proclamato segretario del PD siciliano – che cosa troviamo? Altri moderati che poco o nulla hanno a che vedere con la tradizione della sinistra siciliana. Un esempio? Il parlamentare regionale Luca Sammartino, rampollo di una famiglia imprenditoriale di Catania. Che c’entra con la sinistra Sammartino? Nulla!

Ebbene, se andiamo a vedere che cos’è, oggi, il PD siciliano ci accorgiamo che tutta la vecchia guardia ex comunista non conta più nulla. Inutile cercare ex socialisti nel Pd siciliano: al massimo si possono raccattare degli ‘avanzi’ che contano quanto gli ex comunisti: cioè niente.

E allora? E allora la speranza di una sinistra in Sicilia passa inevitabilmente da qualcosa di diverso, molto diverso, dal PD. In effetti, qualcosa stava nascendo nella primavera del 2016, quando tanti giovani siciliani si stavano aggregando, ovviamente tenendosi ben distanti dal disastroso Governo regionale targato Rosario Crocetta-PD.

La partenza è stata buona. Poi sono arrivati i soliti noti della sinistra siciliana che, da un ventennio, non ne hanno azzeccata una: capi e capetti di Rifondazione comunista, SEL, Sinistra Italiana.

Il progetto ha perso slancio. Ma, tutto sommato, alle elezioni regionali, pur personalizzando tutto su Claudio Fava, sono arrivati 100 mila voti (e un solo seggio a causa di una legge elettorale sbagliata perché antidemocratica).

Ma il peggio doveva arrivare: e si è materializzato – il peggio – con la lista Liberi e Uguali: in Sicilia una miserevole sommatoria di soggetti che dovevano arraffare il seggio al Parlamento nazionale. Per regalare cinque anni di legislatura a questi soggetti (qualcuno, addirittura, nemmeno siciliano) è stata sacrificata un’esperienza che poteva prendere un’altra piega.

Oggi al disastro del PD si somma il disastro di Liberi e Uguali. L’unica speranza è la nascita e la crescita di qualcosa di diverso dal passato. Ma questa è un’altra storia.          

Sull'Autore

Angelo Forgia

Angelo Forgia

Agronomo, impegnato nel sociale, amante della natura.

0 Commenti

Non ci sono ancora commenti!

Non ci sono commenti. Vuoi aggiungerne uno tu?

Scrivi un commento

Scrivi un commento

Rispondi

Cerca nel sito

Seguici su

Iscriviti al blog tramite email




Commenti Recenti

Questo discorso sulla laurea in giurisprudenza è molto pernicioso. L'amministrazione prevede un sistema articolato...

Miccichè usci dal governo Lombardo lasciando aperta la porta agli inciuci di Lumia e Cracolici,...

Mi permetto di sottolineare che, se è vero che Armao sia stato uomo della squadra...

Wordpress Social Share Plugin powered by Ultimatelysocial