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GOVERNO/Cosa si prepara per l’inverno: dalla manovra alla fine del Quantative Easing

GOVERNO/Cosa si prepara per l’inverno: dalla manovra alla fine del Quantative Easing
dicembre 03
08:09 2018

La flessione del Pil (-0,1% dopo 14 trimestri tutti con il segno più) muta seriamente il quadro politico. Neanche a dirlo, le opposizioni e la stampa se la prenderanno con il governo accusandolo di essere la causa di questa incombente recessione. Non credo di essere accusabile di indulgenza verso il governo giallo-verde, ma, onestamente, credo che sia il responsabile minore di questa prospettiva che trova le origini più lontane nel tempo e nello spazio.

Quanto al tempo, le premesse risalgono a ben più indietro e, se è vero che dalla fine del 2014 ad oggi ci sono stati solo trimestri positivi, è anche vero che i segnali di ripresa sono stati debolissimi e, se la memoria non mi inganna, non c’è stato un solo anno in cui abbiano superato il 2% di crescita e questo dopo la batosta della recessione 2009-2012. L’assurda politica di austerità inaugurata da Monti e proseguita da Gentiloni e Renzi ha fiaccato le imprese schiacciandole fra pressione fiscale e tassi bancari.

Al governo attuale si può rimproverare di non aver misurato la gravità della situazione, di aver agito poco ed annunciato troppo, di non aver preparato una vera svolta economica ed aver puntato su ricette controproducenti come la flat tax ed il reddito di cittadinanza generalizzato, ma tutto questo ha inciso molto meno dei guasti ereditati.

Il vero punto è che la debolezza di questi anni si volge in senso negativo per ragioni che stanno fuori d’Italia, appunto, lontane nello spazio: la fine del Qe e il preannuncio di una nuova ondata recessiva.

La fine del quantitative easing prevista per fine gennaio, sta già gelando i mercati, riducendo le commesse, scontando gli effetti di una possibile caduta dei consumi e questo, insieme ad altri fattori (la fine del boom cinese, le difficoltà brasiliane, l’ingigantimento del debito mondiale, l’insuccesso della riforma finanziaria abbozzata fra il 2009 ed il 2011, la traballante Europa, ecc.) fa presagire una prossima recessione generalizzata forse più grave di quella del 2008-9 (almeno secondo Nouriel Roubini che è uno che su queste cose va ascoltato).

Ovviamente l’avvicinarsi della tempesta scoraggia i nuovi investimenti ed è realistico che il prossimo trimestre andrà peggio. Per l’Italia, poi, gennaio è una doppia trappola, sia per la fine di quantative easing (che renderà più pesanti gli interessi da pagare) sia per l’arrivo del “ratone” da 100 miliardi di Bond (anche se forse il governo potrà fare qualcosa per trovare investitori stranieri o per diluire un po’ i tempi).

A questo punto la “finanziaria del popolo” al 2,4% di disavanzo è improponibile ed andiamo verso il 2%, ma forse neanche questo basterà. La solidarietà fra i due partner di governo è già molto scesa e calerà ancora nelle prossime settimane, anche se c’è ancora una rata di nomine da fare che è sempre un buon motivo per rinviare una crisi.

Ma non è detto che questo basti ad arrivare alle europee: ad esempio, se l’Italia dovesse essere in condizioni di dover richiedere l’aiuto del fondo salva-stati dell’Europa, la Bce e la Commissione Europea potrebbero imporre la condizione di un governo diverso.

Poi le strade potrebbero essere diverse: elezioni anticipate, una nuova maggioranza (gioco forza o una somma Lega-Pd-Forza Italia, Bonino, isolando il M5s oppure al contrario M5S-Pd-Bonino che isoli la Lega), oppure un governo del Presidente magari con il voto favorevole di Pd-Fi e Bonino e con l’astensione o del M5s o della Lega.

Un governo istituzionale magari presieduto dal Presidente della Camera Fico, il che metterebbe in serio imbarazzo il M5s, anche perché si renderebbe disponibile per Di Maio una poltrona di serie A. Poi ci sono sempre le scissioni e le transumanze, insomma la fantasia istituzionale cercherà qualcosa e non è detto che alle europee ci arriveremo con questo quadro politico.

Ci sono molte variabili da considerare, anche perchè non è scontato che il quadro sociale resti fermo: due mesi fa chi avrebbe previsto il movimento del gilet gialli in Francia? Detto fra parentesi ricordano molto da vicino i forconi di alcuni anni fa, non vi sembra?

Forse il passaggio dalla seconda alla terza repubblica sarà molto più accidentato e scabroso di quello dalla prima alla seconda.

Sull'Autore

Aldo Giannuli

Aldo Giannuli

Ricercatore in Storia Contemporanea all’Università degli Studi di Milano

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