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Il centrodestra siciliano riunificato? In realtà sembra un’armata Brancaleone…

Il centrodestra siciliano riunificato? In realtà sembra un’armata Brancaleone…
novembre 28
06:33 2018

A Cefalù hanno fatto finta di essere tornato uniti. In realtà, sono spaccati. E se andranno insieme alle elezioni europee è perché uniti contano di più. Ma non sarà una passeggiata. Sia perché il Governo regionale di Nello Musumeci è un disastro, sia perché sono veramente tanti   

Sembra una minestra riscaldata il comunicato stampa trionfante – e successivi articoli – sul centrodestra siciliano che si è riunificato in un incontro celebrato qualche giorno fa a Cefalù.

Tutti di nuovo insieme, uniti: Forza Italia, gli ex di AN (confluiti in Forza Italia), gli ex democristiani dell’UDC e del Cantiere Popolare. E l’ex presidente della Regione, Raffaele Lombardo con i suoi. A sentirli parlare, sono di nuovo pronti. Hanno vinto le elezioni regionali del novembre dello scorso anno, sono andati giù alle elezioni politiche dello scorso 4 marzo e, per motivi misteriosi, dovrebbero andare bene alle elezioni europee.

Perché dovrebbero andare bene? Perché i vari Gianfranco Miccichè, Saverio Romano e tutto il seguito dello ‘stravecchio’ della politica siciliana sono convinti che nel collegio Sicilia-Sardegna la Lega di Matteo Salvini non sfonderà. E sono anche convinti che tutti gli attacchi che sta subendo il Movimento 5 Stelle – dalle Tv, dai ‘Giornaloni’ nazionali, dall’Unione Europea – dovrebbero ridurre i voti di questa forza politica.

Magari hanno anche ragione. Resta una domanda: ammesso che la Lega non dovesse sfondare in Sicilia e ammesso che i grillini perdano consensi, perché i siciliani dovrebbero votare centrodestra? Che cos’hanno fatto, in un anno di Governo, il presidente della Regione Nello Musumeci e i suoi assessori?

La risposta a questa domanda è nei fatti: in questo momento – e siamo quasi a dicembre – in Assemblea regionale siciliana non c’è ancora il disegno di legge sulla legge di stabilità (leggere Bilancio e Finanziaria) 2019.

Abbiamo già scritto del nulla combinato dall’attuale Governo regionale con i fondi europei, dove si stanno certificando per ‘nuove’ opere pubbliche realizzate negli anni passati. Un inghippo contabile che consentirà di ‘giustificare’ circa 600 milioni di spesa di risorse FESR (Fondo Europea di Sviluppo Regionale) 2014-2020 mai spesi!

In agricoltura non crediamo di aver registrato grandi novità.

Nei lavori pubblici ci sono solo promesse: nei fatti i lavori in corso sulle strade e sulle autostrade siciliane proseguono a rilento. E non c’è nulla di nuovo nemmeno sulle opere ferroviarie.

La tutela dell’ambiente è un disastro che le recenti piogge hanno messo in luce.

La gestione della sanità siciliana è penosa. Due notizie danno la misura del fallimento del Governo Musumeci: l’avere ‘risparmiato’ circa 115 milioni di euro sugli ospedali siciliani per pagare le rate dei mutui dei Comuni e l’avere confermato alla guida di alcune Aziende Sanitarie Provinciali (ASP) e di alcune Aziende ospedaliere – perché questo è avvenuto – direttori generali che erano tali con il Governo di Rosario Crocetta e con il Governo di Raffaele Lombardo! 

L’elenco continua con la crisi finanziaria dei Comuni, con la crisi finanziaria della ex Province, con la gestione del personale della Regione (adesso mancano pure i soldi per chi va in pensione), con le politiche del lavoro che non ci sono, con la Formazione professionale ferma al palo (a parte i corsi avviati, che si contano sulla punta delle dita, dove non mancano i dubbi sul rispetto del contratto di lavoro), eccetera eccetera.

Ma il vero problema del centrodestra siciliano non è questo. Quello che si percepisce – nella gestione del Governo regionale e nei partiti che lo sostengono – è il senso di precarietà: il presidente Musumeci e gli assessori, di fatto, non governano: subiscono gli eventi, dalle piogge ai ‘buchi’ del Bilancio e, di fronte alle emergenze, promettono interventi con i fondi europei che – come abbiamo già sottolineato – fino ad oggi non sono stati spesi.

La verità è che Musumeci e i suoi assessori sono nel pallone. Debbono affrontare il 2019 con un taglio di quasi 2 miliardi di euro e non sanno dove trovare i soldi.  Il tutto in uno scenario già difficilissimo.

Per il prossimo anno dovranno effettuare tagli pesantissimi: e sanno che questo avrà un costo elettorale.

Quale sarà la loro strategia? Nascondere i veri ‘numeri’ del disastro finanziario della Regione siciliana, almeno fino alle elezioni europee previste il maggio del prossimo anno. Con l’uscita del Regno Unito dalla UE, i seggi assegnati al collegio Sicilia-Sardegna passano da setta a otto. E loro, i signori del centrodestra siciliano, contano di prendere almeno due seggi.

L’incontro di Cefalù è stato convocato per ‘contarsi’. Della serie: “Quanti siamo? Forza Italia, UDC, Cantiere Popolare, Raffaele Lombardo, ‘Impresentabili’. Ce la faremo?”.

A parte le promesse, i vari Musumeci, Gianfranco Miccichè, Saverio Romano e via continuando hanno veramente poco da offrire. Chi vota per queste persone non lo fa per grandi riflessioni ‘culturali’: a parte di amici stretti, da quelle parti passa il tu dai una cosa a me e io do il voto a te. Ma se gli elettori capiscono che dietro il noi diamo una cosa a te non c’è nulla, ma solo promesse, addio voti! L’alternativa, in questi casi, è il voto di scambio più pesante…

In tutto questo, in agguato, c’è la Lega. Che già con i voti che prenderà nel Centro Nord Italia dovrebbe eleggere da uno a due europarlamentari nel collegio Sicilia-Sardegna. Se la Lega, poi, dovesse prendere un po’ di voti anche nel collegio Sicilia-Sardegna, ebbene, gli eurodeputati leghisti potrebbero diventare tre su otto.

La ressa che c’è dentro Forza Italia siciliana – da una parte Gianfranco Miccichè, dall’altra parte il sindaco di Catania, Salvo Pogliese – potrebbe portare più voti, perché le competizioni interne a una lista la rendono più competitiva.

Ma c’è la Sardegna che, cinque anni fa, grazie anche a un po’ di voti raccolti in Sicilia, ha eletto Salvatore Cicu. Che il prossimo anno si presenterà. E se confermerà i voti di cinque anni fa verrà rieletto. Agevolato, anche, dal fatto che Forza Italia si presenta divisa.

Restano i democristiani. Si parla della candidatura di Saverio Romano. Ma il nome, oltre che ormai politicamente post-datato, è anche elettoralmente fragile. Perché nell’alleanza  di centrodestra c’è anche l’UDC, che invece è in crescita e che, alle ultime elezioni regionali, ha superato in Sicilia i 100 mila voti.

Il presidente Musumeci, infine. Che le cronache danno come dentro il listone del centrodestra. Cosa un po’ strana, perché dopo qualche mese dalla sua elezione Musumeci volò a Pontida per trattare con Matteo Salvini. E per qualche mese – grosso modo fino a prima del ‘caso’ della nave ‘Diciotti’ – il governatore siciliano veniva dato in dialogo stretto con i leghisti di Salvini.

Oggi Musumeci viene dato nel centrodestra. Alleato di Gianfranco Miccichè che, in occasione della già citata vicenda della nave ‘Diciotti’ ha definito Salvini “uno stronzo”.

Di fatto, il presidente della Regione siciliana ha troncato i rapporti politici con il Governo nazionale. Evidentemente non ha bisogno di una ‘sponda’ a Roma per affrontare i problemi di Bilancio…

Sull'Autore

Angelo Forgia

Angelo Forgia

Agronomo, impegnato nel sociale, amante della natura.

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