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Questione rifiuti Vogliamo far chiacchiere o rifletterci su?

Questione rifiuti  Vogliamo far chiacchiere o rifletterci su?
novembre 23
07:35 2018

Dal 19 al 25 novembre l’Unione Europea ha promosso la Settimana per la riduzione dei rifiuti.

Già – qualcuno potrebbe dire – la squinternata U.E. che fa qualcosa di utile!… Eppure l’U.E. non è costituita soltanto da quei 2 o 3 commissari che in TV bacchettano l’Italia per non rispettare le regole dei Trattati, ma è soprattutto una macchina complessa ove si producono atti legislativi di interesse comunitario, di cui alcuni vincolanti come i regolamenti, le direttive, le decisioni, le raccomandazioni. Tutti questi documenti sono il frutto di gruppi di lavoro di esperti, inviati dagli Enti istituzionali dei vari Paesi, che concordano posizioni comuni su basi strettamente tecniche: chi scrive può darne testimonianza dalla sua pregressa carriera lavorativa. Peraltro a livello internazionale questo sistema di sinergie è adottato sia a livello O.N.U. che in sedi di Organismi transnazionali.

Quindi nella partita della gestione dei rifiuti l’U.E. ha da tempo una sua ben precisa strategia che trova riscontro e confronto con gli indirizzi politici dei singoli Stati: sono essi gli attori di “governo” della partita, quelli che stabiliscono le regole e i limiti e… nel caso dei rifiuti urbani, speciali, pericolosi, ecc., c’è la rispondenza alle problematicità della tutela ambientale.

Da cosa sono generate tali regole? Dai principi dell’economia cosiddetta “circolare”, che, come noto, è basata sul riutilizzo dei materiali contenuti nei rifiuti, come plastica, carta e cartoni, vetro, metalli. Quindi un “ciclo” che, iniziando dalla fabbricazione dei prodotti, prosegue con il loro uso e consumo, con la suddivisione degli scarti (da cui nasce la “raccolta differenziata”) fino al recupero e riciclo dei materiali di base.

La gestione di questa complessa filiera, che ha come scopo ultimo l’ottimizzazione della qualità di vita e il rispetto dell’integrità dei territori, è affidata alle “buone pratiche”, che ogni partecipante alla partita ha (…avrebbe) il dovere di adottare responsabilmente.

In testa alla filiera c’è la politica industriale, che abbandonando il metodo dell’usa-e-getta per il massimo profitto, dovrebbe offrire prodotti di lunga durata, scambiabili, restituibili al produttore de-costruiti e infine ri-fabbricabili. Già questa prassi preventiva nel ridurre l’inquinamento alla fonte darebbe un grosso contributo all’obiettivo di un avvicinamento al target “rifiuti zero”, di fatto irraggiungibile ma perseguibile.

Poi è la volta delle Autorità locali responsabili sia per la promozione di una raccolta differenziata spinta (con campagne di informazione capillare) sia per uno stretto controllo e attenta verifica dello svolgimento del programma di gestione sull’intero territorio di competenza. I sindaci, quindi, svolgono un ruolo cruciale: un eventuale smaltimento illegale in grande scala e in discariche abusive, con colonne di autotreni che vanno e vengono da certi siti “di stoccaggio” non può passare inosservato. C’è sicuramente la stretta di mano tra organizzazioni criminali di stampo mafioso e gente delle Istituzioni corrotta a diversi livelli: le tante e vaste aree, denominate “terra dei fuochi”, non nascono dalla sera alla mattina, ma perché si trovano in territori abbandonati all’illegalità.

Nella sequenza della filiera dei rifiuti urbani, impostata correttamente come sopra accennato, al netto della principale parte differenziata da riciclare, rimane una piccola frazione, circa un 20-25% del totale, che viene trattata con processi meccanici e biologici abbinati: da un canto c’è il “residuo secco” o Cdr (combustibile derivato da rifiuto) da inviare ai termovalorizzatori per ottenere energia elettrica o acqua calda, dall’altro lato c’è la “frazione umida”, dalla quale con opportuni trattamenti si ricava terriccio concimato, utilizzabile in agricoltura al posto di concimi chimici.

Infine nella partita giocano un ruolo da protagonisti i cittadini: il loro è un gioco troppo spesso dilettantistico, distratto e in genere poco collaborativo. Passano da una emergenza a un’altra senza l’adozione di un approccio razionale, pur pagando tariffe rifiuti non indifferenti (al netto degli evasori). Forse piccoli e adulti dovremmo capire che lo smaltimento dei rifiuti è un compito collettivo, di ogni singolo individuo: senza di esso vivremmo con una crescente discarica a cielo aperto accanto alla porta di casa.

Cosa emerge dal quadro appena descritto? Che, trattandosi di una partita con diversi partecipanti con compiti ben precisi, basta una digressione o una pratica scorretta per bloccare o rallentare il raggiungimento dei risultati. Inoltre la quota preponderante della complessa filiera, relativa alla raccolta e selezione differenziata, è affidata sia all’Amministrazione comunale, che deve garantire un’organizzazione efficace ed efficiente (lo svuotamento programmato del cassonetto), sia al singolo utente che deve seguire modelli di consumo più sostenibile e attenersi a una accurata distinzione dei materiali destinati al riciclo (il rilascio nel cassonetto giusto).

La governance dei rifiuti urbani richiede pertanto competenze tecnico-organizzative, onestà intellettuale (e nell’agire), abbandono di strategie furbette (si va a scaricare nei territori di altri), cooperazione tra i tanti attori, maturità di coscienza nell’essere “amici” di madre-natura, già da tempo fortemente offesa nei suoi cicli e processi rigenerativi.

Manca qualcosa? Sì, la buona pratica di (ri)frequentare un buon corso di (ri)educazione civica, nel rispetto di chi e cosa ci circonda e soprattutto nel riguardo di noi stessi.

 

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Sandro Morici

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