NientediPersonale.com

Riforma della prescrizione: mi dispiace (e molto) ma devo dare ragione a Salvini

Riforma della prescrizione: mi dispiace (e molto) ma devo dare ragione a Salvini
novembre 13
07:39 2018

Pier Camillo Davigo si è fatto interprete di un pensiero di molti magistrati ed ha chiesto una riforma per la quale, dopo una sentenza di primo grado, si sospendano i termini di tempo per la prescrizione. Come si sa, il ministro della Giustizia Bonafede (5 stelle) ha presentato un disegno di legge in questo senso, salvo poi ritirarlo per le proteste degli avvocati penalisti e l’opposizione di Salvini che ha criticato la proposta dicendo che questo aprirebbe la strada ai “processi eterni”.Potete immaginare quanto mi secchi dover dare ragione al leader della Lega, ma quando uno ha ragione occorre riconoscerlo anche se è il peggiore dei nemici. 

In primo luogo, se fosse approvata, si tratterebbe di una norma gravemente incostituzionale: la Costituzione (che ho l’impressione non sia stata letta con attenzione, o forse non sia stata proprio mai letta dai 5 stelle) stabilisce che ogni cittadino è presunto innocente sino a sentenza definitiva passata in giudicato, ne consegue che una sentenza di condanna primo grado non lo rende affatto diverso da uno assolto: entrambi continuano ad essere presenti innocenti.

Secondo gli avvocati penalisti, dovremmo riformare il processo stabilendo che l’assoluzione in primo grado debba essere ritenuta definitiva, escludendo il potere dell’accusa di impugnare l’assoluzione davanti alla Corte d’Appello, per cui il processo potrebbe proseguire solo in caso di condanna. Personalmente sono contrario a questa impostazione e non solo perché, in questo modo, troppi colpevoli finirebbero per farla franca, ma perché questo, soprattutto nei casi di insufficienza di prove, potrebbe indurre troppi giudici a condannare, “tanto poi si vede in appello”.

La nostra idea di giustizia non è quella di assolvere o condannare più imputati possibile, ma di condannare i colpevoli ed assolvere gli innocenti ed entrambi nei tempi strettamente necessari: la condanna tardiva di un colpevole è ingiusta quanto tenere sotto processo un innocente per troppo tempo.

Per cui, se sospendessimo la prescrizione sia per i condannati che per gli assolti avremmo come unico risultato quello di tenere indefinitamente sotto processo sia colpevoli che innocenti (e ce ne potrebbero essere sia fra i condannati che fra gli assolti) rendendo tardive sia la liberazione dal gravame procedurale gli innocenti, sia la condanna dei colpevoli.

Se sospendessimo la prescrizione per i soli condannati si tratterebbe di una ingiustificata disparità di trattamento perché, ricordiamolo, sono presunti innocenti al pari degli assolti. Di fatto, questo spingerebbe la difesa a tardare i processi per i clienti assolti in attesa della prescrizione, anche se si trattasse di colpevoli effettivi. Al contrario, l’accusa giocherebbe tutte le sue carte per accelerare i processi agli assolti, nella speranza di una rivincita in appello. E questo provocherebbe una gara di sgambetti fra accusa e difesa che, se possibile, renderebbe ancora più inefficiente il nostro sistema giudiziario.

In ogni caso sarebbe una riforma disastrosa in un sistema giudiziario che ci mette 7-8 anni per una sentenza pevale definitivi e 10 per una civile: sono tempi che nemmeno nei paesi del terzo mondo sono ritenuti accettabili.

Poi, una riforma del genere sarebbe in contrasto con la normativa europea e dei diritti dell’Uomoche stabilisce che i cittadini hanno diritto ad una sentenza entro un “termine ragionevole” (che in teoria sarebbe di sue anni, ragion per cui lo Stato italiano è sistematicamente condannato per i ritardi della giustizia) e voi, in un sistema che è già oltre di tre o quattro volte il termine ragionevole, vorreste stabilire la sospensione della prescrizione allungando il brodo di altri anni? Non se ne parla proprio.

Il problema è che i signori magistrati devono togliersi dalla testa che “la sentenza si fa quando ho tempo”, quindi occorre stabilire termini perentori per ogni fase del processo e il punto più delicato è l’istruttoria. Certo ci sono casi molto complessi con centinaia di testimoni, incidenti procedurali, rogatorie, decine di perizie eccetera (si pensi al casi di strage o terrorismo), e magari si può pensare ad un ruolo speciale o a particolari autorizzazioni concesse all’inizio dalla Cassazione, ma nella maggior parte dei casi si tratta di cose molto più semplici ed è un sostanziale “diniego di giustizia” che un caso ordinario comporti tempi complessivi oltre i due anni).

Per cui tempi perentori e sanzioni disciplinari sino al licenziamento per i magistrati che vadano oltre quei limiti. O, più mitemente, si potrebbe bloccare la carriera dei magistrati in debito di decisioni. Dunque, i magistrati pensino bene prima di concedere troppi rinvii, magari di otto o nove mesi, prima di accogliere troppe eccezioni procedurali eccetera. E questo vale anche e soprattutto, per la giustizia civile: si capisce perché centinaia di aziende straniere scappano dal un paese che ci mette dieci anni anche per recuperare un credito!

Dunque, è arrivato il momento di punire i magistrati che non lavorato o lavorano male. Ma perché le sanzioni siamo una minaccia reale occorre sottrarre la competenza disciplinare al Csm, un giudice eletto dai diretti interessati, sarebbe come far eleggere la Corte dagli imputati, dobbiamo ripensare questo assetto sia sul piano costituzionale che su quello della legislazione ordinaria.

E intanto due cose: i magistrati (che devono aumentare, sono troppo pochi) devono fare solo i magistrati e niente altro. Anche se gli orrori del passato in cui legioni di magistrati facevano di tutto (curatori, tutori, distaccati alle più diverse mansioni e sino a giudici sportivi) meno che quello per cui erano retribuiti, ci sono ancora troppi distacchi, occorre stabilire che i magistraticon incarichi extragiudiziari non possano essere più dell’1%, compresi quelli per il Ministero di Grazia e Giustizia.

Ancora, i magistrati facciano i magistrati e non si occupino dei problemi amministrativi, dunque ci sia una doppia dirigenza e i problemi amministrativi siano affidati a dirigenti, appunto, amministrativi responsabili davanti al Csm, per evitare pasticci del potere politico. I magistrati che pretendono di mettere becco nelle questioni amministrative fanno disastri e si pensi alla vicenda del tribunale di Bari, dove il disastro lo combinarono un paio di Presidenti innamorati dell’idea della cittadella della giustizia, che alla fine ha portato all’attuale situazione da Africa sub Sahariana (e chiedo scusa all’Africa Sub Sahariana).

Però anche i signori avvocati, che fanno tanto gli innocenti, hanno la loro bella parte di responsabilità. E ci può stare che un difensore tiri per arrivare alla prescrizione di un cliente indifendibile, ma un ricorso eccessivo a tattiche ostruzionistiche e sistematico e da parte di tutti porta alla paralisi del sistema. Constatato che la nobile categoria forense non sa autodisciplinarsi, non c’è che da ridurre drasticamente le risorse procedurali a sua disposizione. Magari il magistrato può stabilire che, oltre un certo limite, ogni iniziativa dilatoria che non è possibile respingere, provochi una sospensione dei termini della prescrizione per un tempo pari alla sua durata, o che stabilisca un aggravio delle spese processuali – in modo da disincentivare eccessivi fervori dilatori- oppure stabilire che il processo prosegue pendente l’eccezione sollevata. Insomma ci sono diverse possibilità.

Infine le responsabilità dello Stato: con le risorse esistenti non si fa nulla. Insomma non possiamo spendere più per ospitare un mondiale di calcio che per il funzionamento della giustizia. Poi le spese vanno riconsiderate: siamo sicuri di doverci tenere quel gioiello esclusivo che è la legge Breganze e successiva Breganzona? Ne riparleremo nel dettaglio.

Poi credo che vada riconsiderato l’aspetto procedurale. Forse è il caso di ammettere che il processo accusatorio è stato un fallimento e forse conviene tornare al processo inquisitorio che, tutto sommato, funzionava meglio ed era paradossalmente, più efficiente, per non dire del processo civile, magari stabilendo che, al di sotto di certo valore, non si dà adito a processo civili che vada oltre la conciliazione obbligatoria: non è possibile che si debba arrivare sino in Cassazione per stabilire una lite condominiale! Anche gli italiani devo darsi una regolata e capire che non si puà adire alla giustizia per ogni fesseria.

Ecco per rimettere a posto il sistema giudiziario accetterei anche un disavanzo maggiore del 2,4%altro che le mance elettorali di questo governo!

Sull'Autore

Aldo Giannuli

Aldo Giannuli

Ricercatore in Storia Contemporanea all’Università degli Studi di Milano

Cerca nel sito

Seguici su

Iscriviti al blog tramite email




Commenti Recenti

Questo discorso sulla laurea in giurisprudenza è molto pernicioso. L'amministrazione prevede un sistema articolato...

Miccichè usci dal governo Lombardo lasciando aperta la porta agli inciuci di Lumia e Cracolici,...

Mi permetto di sottolineare che, se è vero che Armao sia stato uomo della squadra...

Social media & sharing icons powered by UltimatelySocial