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In Sicilia il FESR a valore aggiunto zero? Sembrerebbe una follia, ma…

In Sicilia il FESR a valore aggiunto zero? Sembrerebbe una follia, ma…
novembre 11
07:56 2018

Negli anni passati, nella rendicontazione della spesa dei fondi europei, per ‘arrotondare’ (cioè per non perdere fondi), si ricorreva ai ‘progetti’ di sponda’. Ma quello che starebbe succedendo negli uffici della Regione, stando a un’inchiesta dei I Nuovi Vespri, sarebbe veramente ai confini della realtà…

A seguito delle alluvioni che hanno colpito drammaticamente la nostra Isola, voglio sollecitare la Regione affinché attivi urgentemente la Misura 5 del PSR Sicilia 14-20. Si tratta del sostegno a investimenti per il ripristino dei terreni agricoli e del potenziale produttivo danneggiati da calamità naturali, avversità atmosferiche ed eventi catastrofici… Non possiamo perdere tempo troppe le aziende agricole colpite dalle alluvioni e che adesso sono in ginocchio. Il nostro dovere è quello di fornire gli strumenti per provare a tornare alla normalità”. Il parlamentare deputato del Movimento 5 Stelle, Dedalo Pignatone, alla luce dei danni provocati dal maltempo, si preoccupa di come sono stati spesi – o di come non sono stati spesi – i fondi europei in agricoltura, con riferimento ai terreni agricoli che hanno subito danni. Considerazioni giustissime. Noi aggiungiamo bisogna fare prestissimo. Ma altrettanto giusti sono gli interrogativi su come la Sicilia sta spendendo le risorse del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (FESR): si stanno realizzando le infrastrutture che servono alla nostra Isola? E che impatto hanno avuto e avranno tali investimenti sull’occupazione nella nostra Isola?

Ci poniamo queste domande perché abbiamo letto un’inchiesta sui fondi FESR in Sicilia – articolo pubblicato dal blog di politica ed economia I Nuovi Vespri che ci preoccupa, anche perché non ci risulta che i dati -molto preoccupanti – non sono stati smentiti. Vediamo di che si tratta.

Cominciamo col dire che la Programmazione è partita l’1 gennaio 2015. Alla fine di quest’anno la Regione siciliana dovrebbe rendicontare la spesa di 719 milioni di euro. Ebbene, dall’inchiesta risulta che la Regione avrebbe speso solo 6 milioni di euro! La prima domanda che ci poniamo e poniamo è: com’è possibile che in tre anni, avendo avuto a disposizione 719 milioni di euro, la Regione siciliana ne ha spesi solo 6? Ovviamente, la responsabilità di questo risultato estremamente negativo va addebitata per due anni al precedente Governo regionale di Rosario Crocetta e per un anno all’attuale Governo di nello Musumeci.

In questa inchiesta si sostiene una tesi che va in direzione opposta a quella di quasi tutti gli altri organi di informazione. La tesi generale, infatti, è che la Regione siciliana rischi un disimpegno di 550-600 milioni di euro (una quota pari a poco meno di 100 milioni di euro, infatti, sarebbe stata ‘congelata’ e verrà riprogrammata in un fondo a parte chiamato POC). Infatti, quando una Regione non arriva a spendere i fondi che le vengono assegnati, Bruxelles li ritira e li assegna ad altre Regioni europee virtuose, cioè veloci nell’impiegare tali risorse.

La tesi de ‘I Nuovi Vespri’, invece, è che la Regione siciliana non perderà un euro. E che i ritardi nella spesa di questi fondi sono voluti, perché così facendo, attraverso raggiri e artifizi contabili, questi soldi, con la connivenza dell’Unione Europea e dello Stato, possono essere utilizzati per spesa corrente, magari per pagare il precariato.

Proviamo a scendere nel dettaglio. Precisando che la spesa dei fondi europei funziona a rendiconto: le Regioni ad Obiettivo Convergenza (in Italia Campania, Puglia, Calabria e Sicilia) anticipano questi fondi e poi, dopo averli spesi e realizzato le opere, l’Unione Europea li rimborsa.

Il passaggio cruciale è la rendicontazione dei fondi. E qui arriviamo al punto centrale dell’inchiesta. Nell’articolo si sostiene che, in questi giorni, negli uffici della Regione siciliana, sarebbe in corso una rendicontazione un po’ bizzarra delle opere realizzate. Detto in parole povere, l’Amministrazione regionale starebbe contabilizzando opere realizzate nel passato, che nulla avrebbero a che vedere con la Programmazione dei fondi europei.

La Sicilia, da quando esistono i fondi europei – leggiamo su ‘I Nuovi Vespri’ – ha sempre effettuato ‘magheggi’ contabili. Questo modo assurdo di spendere i fondi europei in è iniziato con il POP 1990-1993, quando la Regione siciliana ‘riuscì’ a non spendere nemmeno una lira (va detto che allora le cifre non erano da capogiro come oggi, visto che oggi parliamo di miliardi di euro). Nell’ormai lontano 1993 il Governo regionale dell’epoca salvò capre e cavoli rendicontando la spesa dei depuratori e delle reti idriche che risalivano al decennio precedente”.

Questa tecnica contabile allora veniva indicata come ricorso ai “progetti di sponda”. Nella passata legislatura hanno trovato un altro nome: “progetti retrospettivi”. Nell’attuale legislatura li chiamano “progetti trascinati”. In pratica, nel passato, per non perdere fondi europei, si ‘arrotondava’ inserendo nella rendicontazione dei fondi europei spesi alcune opere realizzate nel passato. L’Unione Europea faceva finta di non capire e tutto finiva lì.

La novità rispetto al passato – questo il senso dell’inchiesta – è che, per questi primi tre anni, la Regione siciliana starebbe rendicontando opere che poco o nulla avrebbero a che vedere con la Programmazione del FESR 2014-2020 (questa è la dizione precisa, anche se, come già accennato, il Programma è partito l’1 gennaio 2015). Il tutto per un valore di quasi 600 milioni di euro!

Nell’inchiesta vengono anche elencate le opere un po’ posto datate, che dovrebbero essere rendicontate come realizzate con l’anticipazione del FESR in questi ultimi tre anni.

Eccole:

  • “la strada a scorrimento veloce Agrigento-Caltanissetta (ovviamente alcuni lotti, perché l’opera è ancora incompleta): con tale opera dovrebbero essere rendicontati oltre 200 milioni di euro;
  • adeguamento a quattro corsie della strada statale 649 di Porto Empedocle, che dovrebbe consentire la rendicontazione di circa 260 milioni di euro;
  • raddoppio ferroviario Palermo-Carini (se non ricordiamo male, è un tratto del Passante ferroviario di Palermo ancora incompleto) che dovrebbe consentire la rendicontazione di circa 16 milioni di euro;
  • la tratta B del Passante ferroviario di Palermo, che dovrebbe consentire la rendicontazione di circa 160 milioni di euro”.

“A questi – leggiamo sempre nell’inchiesta – vanno aggiunte ‘opere’ raccattate qua e là nei vari dipartimenti regionali a tipo ‘mercato del pesce’:

  • la rendicontazione di 72 milioni di euro per la Banda ultra larga (che in questo caso è veramente ultralarga…);
  • una trentina di milioni di euro per opere idriche realizzate ai tempi del ‘diluvio universale’ dal dipartimento Acqua e Rifiuti;
  • una trentina di milioni di euro per l’energia;
  • circa 8 milioni di euro per la Protezione civile;
  • una decina di milioni per l’ambiente;
  • circa 4 milioni di euro per i Beni culturali;
  • circa 4 milioni di euro per il turismo;

e, sorpresa, circa 25 milioni di euro per una non precisata operazione ‘funanbolica’ con le Finanze (non dimentichiamo che la Regione siciliana, nel passato, ha investito con grande ‘successo’ nei ‘Derivati’…)”.

Ciò che va sottolineato è che – se le cose vanno veramente così – la Sicilia, con questa prima tranche di risorse FESR, non avrà alcun valore aggiunto.

A rendicontazione effettuata – dopo il placet dell’Unione Europea (ma possono gli uffici di Bruxelles accettare una simile rendicontazione?) – con l’avallo di Roma, questi fondi, una volta arrivati nelle ‘casse’ pubbliche amministrazioni siciliane (Regione siciliana e Comuni), potranno essere utilizzati anche come spesa corrente: precari e altro. Questo perché, in teoria, Regione siciliana e Comuni avrebbero ‘anticipato’ tali somme per realizzare opere pubbliche previste nell’attuale Programmazione europea…

A noi tutto questo sembra una follia. E siamo meravigliati che la Regione siciliana non abbia smentito questa storia veramente incredibile!  

Sull'Autore

Angelo Forgia

Angelo Forgia

Agronomo, impegnato nel sociale, amante della natura.

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