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La Riscossione dei tributi in Sicilia: la storia infinita che forse finirà a Roma

La Riscossione dei tributi in Sicilia: la storia infinita che forse finirà a Roma
ottobre 28
07:49 2018

Questo settore è sempre stato contrassegnato da veleni e polemiche. Tutto comincia negli anni del Governo regionale di Silvio Milazzo. La prima fase – d’oro per chi l’ha gestita – si è chiusa nel 1981. Da allora ad oggi solo soldi buttati con assunzioni di personale a ruota libera e clintelismo. Il finale di Riscossione Sicilia spa è solo l’epilogo di una storia nata male   

Angelo Forgia

Scrivere, in Sicilia, delle esattorie, non è facile. Non per l’argomento in sé, ma per tutto ciò che di grottesco c’è in questo argomento, almeno per quello che riguarda la nostra Isola. Oggi c’è tanta, tanta confusione. Con una società – Riscossione Sicilia spa – dove abbonda il personale: circa 700 dipendenti per un’attività che potrebbe benissimo essere svolta da un ufficio della Regione, magari dell’assessorato all’Economia, con poche persone a Palermo e altrettante nelle altre otto province.

Invece la politica ha creato una società per azioni tra Stato e Regione: dove a ‘cacciare’ i soldi per tenere in piedi questo baraccone, neanche a dirlo, è la stessa Regione, ovvero gli ignari contribuenti siciliani.

La storia delle esattorie, in Sicilia, è complicata. Diventa un grande affare tra la fine degli anni ’50 e i primi anni ’60 del secolo passato. Sono gli anni del Governo regionale del democristiano ‘ribelle’, Silvio Milazzo. Ed è con questo esecutivo regionale che spuntano i nomi di due famiglie di esattori destinati, per varie ragioni, a diventare piuttosto noti: i Cambria di Messina e i Salvo di Salemi.

La storia della Sicilia degli anni ’80 e degli anni ’90 del secolo passato ci consegna le figure dei cugini Nino e Ignazio Salvo, finiti nelle cronache di mafia. Anche se la famiglia che, forse, contava di più, nel mondo delle esattorie siciliane, almeno fino agli anni ’70, era quella dei Cambria.

Con le esattorie cambia tutto nel 1971, con la grande riforma fiscale. Agli esattori rimane soltanto la riscossione mediante i cosiddetti ruoli: le pubbliche amministrazioni che si rivolgono alle esattorie per far pagare i cittadini morosi.

Non è granché. Ma c’erano le ‘tolleranze’: gli esattori trattenevano per un certo tempo i fondi riscossi, lucrando sugli interessi. Alla fine degli anni ’70 la politica siciliana chiude la stagione delle ‘tolleranze’. E la Satris – che era la società che gestiva il servizio – si ritira.

Da allora in poi le esattorie siciliane, tra alti e bassi, sono sempre andate male. Ma fino a quando c’era la Regione che ripianava, ebbene, non c’erano problemi.

L’accordo, grosso modo, era il seguente: la politica imponeva le assunzioni, il gestore andava ovviamente in deficit, e la Regione ripianava. E tutti erano contenti. Soprattutto gli assunti a ruota libera.

Oggi, però, il gioco non si può fare più. Perché la Regione siciliana è in ‘bolletta’. Come già ricordato, c’è la società per azioni Riscossione Sicilia. Che si ritrova sul ‘groppone’ circa 700 dipendenti.

Questi ultimi hanno capito che, ormai alla Regione siciliana,  non ci sono più soldi. I dipendenti di Riscossione Sicilia si sono auto-convinti che, lasciando la Regione e passando sotto le bandiere di Roma, se la passeranno meglio. Sarà così?

Non lo sappiamo. Noi, però, sappiamo due cose, che sono sotto gli occhi di tutti. Vediamole per grandi linee.

La prima cosa è che la Sicilia, negli ultimi anni, è diventata sempre più povera. Che significa questo? Che i Comuni, le ex Province e la stessa Regione potranno pure cimentarsi nell’arte della ‘spremuta’ dei cittadini, provando a cavare dalle loro tasche soldi. Messi alle strette dallo Stato, che ha tagliato fondi a Regione, ex Province e Comuni, gli amministratori di questi enti, sbagliando, pensano che i cittadini siano pozzi senza fondo ai quali spillare denaro.

Tasse di qua, imposte di là, Zone a Traffico Limitato, Autovelox: pur di scippare soldi – soprattutto i Comuni – non sanno più cosa inventarsi. Dimenticando che, in Economia, esiste una legge inesorabile: aumentando tasse e imposte, fino a un certo punto, il gettito aumenta; ma se l’incremento di tasse, imposte e balzelli vari cresce a dismisura – che è quello che sta succedendo in Sicilia – a un certo punto il gettito si riduce: e la sua riduzione finisce per l’essere direttamente proporzionale alla dabbenaggine degli amministratori pubblici che moltiplicano imposte, tasse e balzelli vari: che è – anche in questo caso – quello che sta avvenendo in Sicilia.

Che vogliamo dire? E qui arriviamo alla seconda cosa: che – sempre per restare in Sicilia, soldi ce n’è sempre di meno e la gente non può pagare – ancora una volta quello che sta succedendo in Sicilia – gli esattori si possono attaccare al tram: perché se i cittadini non hanno soldi per pagare crolla il sistema messo in atto.

Se questo scenario, poi, si verifica mentre la gestione delle esattorie siciliane è nelle mani di una società con 700 dipendenti che pensano di risolvere i propri problemi staccandosi dalla Sicilia per mettersi sotto le ali romane, bene, non rimane che augurargli buona fortuna!

Del resto, se a Roma hanno deciso di prendersi in carico i 700 dipendenti di Riscossione Sicilia spa – per la felicità dell’attuale Governo regionale che non vede l’ora di sbarazzarsi di personale che, a qualunque titolo, fino ad oggi ha retribuito – si vede che ci vedono.

Anche se i maligni potrebbero obiettare che, a Roma, potrebbero essere un po’ strabici: magari non si sono accorti che in Sicilia, con i balzelli a ruolo, non c’è molto da ‘spremere’. Anche se la cosa, in verità, è un po’ strana: come fanno a Roma a non capire che la Sicilia, economicamente parlando, è messa malissimo? Perché è stata proprio Roma – soprattutto durante i disastrosi cinque anni di Governo di Rosario Crocetta il ‘rivoluzionario’ – a svuotare le ‘casse’ della Regione siciliana, tra prelievi forzosi (un miliardo e 300 milioni all’anno: prelievo ancora in vigore) e ‘Patti’ un po’ leonini che hanno penalizzato la Sicilia.

Ah, dimenticavamo: secondo lo Statuto autonomistico siciliano la Regione dovrebbe gestire tutto il settore: l’accertamento e la riscossione delle imposte nella nostra Isola. Ma è una questione che la politica siciliana avrebbe dovuto porre nel 1971, quando, come già ricordato, entrò in vigore la grande riforma fiscale.

E oggi? Non ci resta che osservare come finirà la gita romana di Riscossione Sicilia spa. Già, come finirà? Mah…

Sull'Autore

Angelo Forgia

Angelo Forgia

Agronomo, impegnato nel sociale, amante della natura.

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