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Qatar, Arabia, Emirati: quale scenario sull’area?

Qatar, Arabia, Emirati: quale scenario sull’area?
ottobre 27
08:35 2018

Come è noto la mattina del 5 giugno 2017, l’Arabia Saudita, il Bahrain, gli Emirati Arabi Uniti e l’Egitto (in misura minore) hanno imposto un embargo sul piccolo emirato del Qatar. L’embargo è stato accompagnato da una interruzione delle linee aeree e marittime tra questi stati e il Qatar e il richiamo degli ambasciatori inviati a Doha capitale del Qatar. Anche il regno saudita ha chiuso il confine terrestre con il Qatar. I quattro stati hanno attuato il blocco economico del Qatar sia a causa delle interferenze nelle loro politiche interne ed estere, sia della connivenza tra il Qatar e l’Iran sia infine per il sostegno dato a determinati gruppi terroristici. Il quartetto ha fornito una lista di 13 richieste per la cessazione del blocco fra le quali la chiusura del canale AL-JAZEERA e di tutti i media che il Qatar finanzia e l’allineamento del Qatar alle posizioni politiche e militari del quartetto .

Come è ampiamente noto il Qatar ha il più alto PIL pro capite del mondo che nel 2017 ha raggiunto $ 124,927. La popolazione del Qatar è poco più di 2.200.000. Nel 2016 il Qatar si posizionava come il quarto più grande produttore di gas al mondo. L’Arabia Saudita, con un PIL di $ 55.263 pro capite e una popolazione di quasi 33 milioni, nel 2015 era il secondo più grande produttore di petrolio al mondo con esportazioni di $ 152 miliardi. Secondo fonti ufficiali, gli Emirati Arabi Uniti hanno raggiunto nel 2015 quasi 9.157.000 . La sua economia, al di là delle risorse petrolifere , si basa sul turismo e sugli immobili. Con un PIL pro capite molto inferiore ai suoi alleati ($ 46,776), il Bahrain ha 1.300.000 abitanti. Un importante vantaggio in termini di risorse petrolifere e un forte sostegno saudita assicurano stabilità politica ed economica. Ebbene, l’equilibrio del potere creato tra i vari attori è sia economico che mediatico. Il secondo è usato – attraverso una guerra della informazione ben pianificata- per determinare un calo degli investimenti nell’avversario e un deterioramento della sua immagine. Nel contesto della guerra economica attuale salvaguardare l’immagine in questo equilibrio di potenza costituisce una conditio sine qua non per consolidare ed incrementare gli investimenti dall’estero e per l’estero.

Gli Emirati Arabi Uniti e il Bahrain si sono allineati con le scelte compiute dai sauditi per danneggiare -su breve termine- in modo rilevante l’immagine internazionale di Doha e –su lungo termine- per danneggiare le principali fonti finanziarie di Doha.
A tale scopo è stata pianificata una campagna mediatica prima del blocco. Canali come ALBAYNE o ALARABIYA finanziato dall’Arabia Saudita hanno organizzato numerosi dibattiti politici ed economici per “mostrare l’influenza dannosa del Qatar sulla penisola”. I media filo-sauditi in Bahrain hanno accusato il Qatar di sostenere l’opposizione alla famiglia reale. I giornali del Qatar (ALSHARQ, ALRAYA) con Al-Jazeera in testa hanno condotto una campagna contro-informativa che evidenzia gli abusi nello Yemen. I media di entrambe le parti hanno cercato di danneggiare l’immagine delle famiglie dominanti rivelando scandali di corruzione per scoraggiare gli investitori.

Il quartetto sembra intenzionato a distruggere l’economia del Qatar a lungo termine anche se le risorse del gas del Qatar sono fondamentali sia per gli Emirati Arabi Uniti che per l’Egitto (anche se in misura minore). Il quartetto ha posto in essere altre azioni offensive sul piano della guerra della informazione e della guerra economica per logorare il Qatar e ciò costringerà il Qatar ad investire sempre di più nelle risorse energetiche. D’altronde l’aumento della produzione (un aumento di quasi il 30% un mese dopo il blocco) è stato utilizzato per colmare il deficit di blocco in altri settori dell’economia. Un’altra azione offensiva consiste nel danneggiare il fondo di investimento (QIA), il braccio finanziario dell’emirato.

Un’altra azione offensiva, sul piano della guerra economica, consiste nelle restrizioni orarie imposte a Qatar Airways, restrizioni che priva la compagnia aerea di diversi milioni di viaggiatori (soprattutto provenienti dalla Arabia e dagli Emirati Arabi Uniti). La situazione impedisce lo sviluppo del turismo, che Doha ha fortemente favorito per il suo riposizionamento economico. Infatti, secondo l’autorità del turismo del Qatar, l’emirato intende raddoppiare il numero di turisti nel 2023 per raggiungere quasi 6 milioni di persone.

Una manovra più sottile ed insidiosa insieme, sempre nel contesto della guerra economica, si è concretizzata nelle manipolazioni finanziarie illegali da parte dell’ambasciatore degli Emirati e la banca del Lussemburgo Havilland con lo scopo di causare una massiccia vendita di debito sovrano del Qatar. Queste operazioni hanno determinato rilevanti perdite finanziarie.

La contro-offensiva del Qatar si è concretizzata sia nella creazione della Qatar Investment Authority con 320 miliardi di dollari sia nelle acquisizioni immobiliari, nella acquisizione di terreni agricoli in Africa sia nell’acquisto del giocatore Neymar per un importo di 220 milioni di euro nonostante il blocco e le conseguenti restrizioni finanziarie allo scopo di mostrare agli investitori una immagine finanziariamente forte.

Nonostante la chiusura del confine con l’Arabia Saudita –che ha costretto il Qatar a effettuare ingenti investimenti nel trasporto di merci che ora devono transitare solo attraverso i corridoi aerei- il Qatar ha importato 14.000 mucche per conseguire l’autosufficienza. Ebbene queste operazioni, rilevanti sotto il profilo finanziario, sono state possibili grazie al fondo di investimento sovrano (QIA). E’ difficile negare che l’indebolimento economico del Qatar diventerà sempre più costoso per i sauditi e per i suoi alleati. Infatti il blocco economico nei confronti del Qatar sta danneggiando l’economia dei paesi arabi(ad esempio l’economia saudita aveva investimenti di 330 milioni di dollari nel Qatar).

L’insegnamento che dobbiamo desumere da questi conflitti, al fine di tutelare il nostro interesse nazionale, è quello del connubio tra la guerra economica e la guerra della informazione, intreccio che costituisce un formidabile strumento per destabilizzare un paese. Ebbene questo legame costituisce una chiave interpretativa di grande rilevanza per le relazioni internazionali che, al contrario, proseguono ad interpretare la dinamica conflittuale della realtà contemporanea secondo paradigmi vetusti e non adeguati ai cambiamenti in corso.

Sull'Autore

Giuseppe Gagliano

Giuseppe Gagliano

Presidente del Centro di Studi Strategici Carlo de Cristoforis

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