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Perché flat tax e reddito di cittadinanza non funzioneranno e peggioreranno tutto

Perché flat tax e reddito di cittadinanza non funzioneranno e peggioreranno tutto
ottobre 02
07:23 2018

Iniziamo dalla flat tax: l’idea di base è questa: “abbassiamo fortemente le tasse dei super contribuenti, quelli da centinaia di milioni di euro in su, questo attirerà molti contribuenti stranieri il cui gettito colmerà e supererà la differenza fra il gettito attuale e quello che gli attuali contribuenti risparmieranno. Così la pressione fiscale pro capite diminuirà, riprenderanno i consumi e ci sarà la ripresa economica.

Insomma: oggi incassiamo 100, con il taglio, gli attuali contribuenti verseranno 60, ma l’arrivo dei nuovi produrrà un gettito aggiuntivo di 45 per cui il totale farà 105 e distribuito su una base più ampia di contribuenti”.

Bene, ma saremmo più convinti se ci si desse un calcolo facile facile che dica quale sarà il taglio di entrate per lo Stato e quanto dovrà essere il gettito aggiuntivo per ripianare il differenziale e, magari, incrementare il gettito. E, quindi, quanti contribuenti stranieri e di che portata dovrebbero spostare il domicilio fiscale in Italia. Nessuno, sinora, si è degnato di fare questo conticino della serva.

In secondo luogo, ci chiediamo: ma perché, sinora, il numero dei contribuenti, che hanno optato per paesi a bassa pressione fiscale, è stato così limitato? In fondo, la cosa ha funzionato per piccoli paesi come l’Estonia o singoli stati degli Usa (come il South Dakota) ai quali bastava un gettito aggiuntivo abbastanza contenuto, ma, sinora, nessun grande paese industrializzato (salvo il caso particolare e limitato della Russia) ha tentato la carta della flat tax. Ma, soprattutto, perché questi “migranti del fisco” dovrebbero scegliere l’Italia, avendo a disposizione diversi paesi che già praticano una bassa pressione? Cosa offriamo di più e di diverso? Con il 15% (che qualcuno vorrebbe portare al 20%) non siamo neppure quelli con il tetto più basso.

Infime, nell’improbabile caso che la cosa funzioni, quale sarebbe la reazione dei nostri “compagni di viaggio” nella Ue? Abbiamo calcolato il rischio di una guerra fiscale? Tutto sommato, la cosa convince decisamente poco.

E meno ancora convince il reddito di cittadinanza la cui idea base è questa: il RdC da un lato è una misura di giustizia sociale, dall’altro, allargando il monte salari (o comunque la massa di denaro della domanda) stimola i consumi e, così, riattiva il circolo virtuoso consumi-occupazione e rilancia l’economia. Anche qui manca uno straccio di progetto sostenuto da qualche calcolo. Ragioniamoci un po’ su lasciando momentaneamente da parte il tema della giustizia sociale, che affronteremo prossimamente, e concentriamoci sull’aspetto dello stimolo alla domanda come leva della ripresa.

Non abbiamo nessun dato su quale sarà l’entità del reddito ed a quali condizioni, unico indicatore assai vago è la cifra di 10 miliardi annui che la componente M5s chiede venga stanziata per varare il RdC e riaggiustare le pensioni minime. Ragioniamo su questa che, grosso modo, sarebbe un incremento un po’ inferiore al 4% dell’attuale massa di denaro spendibile per l’acquisto di beni e servizi (calcoliamo molto a braccio). Non sarebbe poco, considerato l’effetto moltiplicatore del “rimbalzo” (spedi 100 euro dal sarto che, in parte li spende per suoi consumi dal macellaio, che a sua volta ne spende una porzione per suoi acquisti dal panettiere eccetera), Non sarebbe… se si trattasse di un gettito tutto aggiuntivo e tutto speso in consumi. Ma non è così,

In primo luogo il gettito è solo parzialmente aggiuntivo, sia perché riassorbe altri stimoli precedenti (come il reddito di inlusione, alcune indennità speciali esenzioni eccetera eccetera) sia perché dovrebbero essere ricavati in parte dai famosi “tagli agli sprechi” che, già confluivano nella massa di acquisti sul mercato. Magari l’attuale distribuzione sarà socialmente più giusta, ma in termini di stimolo alla domanda la massa aggiuntiva di liquidità immessa è inferiore ai 10 miliardi, spesi, comunque non sarebbe una cifra irrilevante, ma… ma non è affatto detto che venga spesa tutta in consumi.

Escludendo che possa esserci un gettito significativo al risparmio (si immagina che chi sia in condizioni di RdC non abbia margini per risparmi e sia al mero reddito di sussistenza), però è facile prevedere che una parte sarà devoluta in rate arretrate di mutuo casa o auto, prestiti bancari eccetera, per cui andrà alla rendita finanziaria e non ai consumi.

C’è, poi un problema: se il signor Rossi acquista un telefonino prodotto in Cina o Giappone, la sua spesa in parte finisce alla distribuzione (il negozio italiano da cui lo ha acquistato) ma l’incassatore finale è la ditta produttrice che non è italiana e, quindi, la conseguente ricaduta occupazionale non riguarda il nostro paese. In fondo, uno dei nostri problemi pare che sia la bilancia commerciale che ha segnato un saldo negativo negli ultimi venti anni. E qui il calcolo è impossibile a meno di accuratissime ricerche di mercato, tenuto conto che spesso acquistiamo una cilena, aglio, lampadine, giocattoli e jeans cinesi burro danese, birra tedesca, mobili svedesi, medicinali svizzeri o americani eccetera.

Infine: una parte di quel reddito andrà a cittadini italiani ma di origini diverse che spenderanno una parte di essa per rimesse alla famigli nel paese di origine. Insomma, tutto sommato, lo stimolo alla domanda ci sarà in una certa misura, ma non sempre andrà ad aziende italiane e, nel complesso, qualche modesto stimolo ci sarà… fin che dura. Nel prossimo anno ci sarà una ripresa dei consumi, ma il denaro –e quindi il debito pubblico- costerà di più e sarà sempre più difficile fare altro disavanzo. Forse il secondo anno le cose andranno ancora bene, poi inizieranno i dolori.

Insomma, una o due campagne elettorali ce le fai, ma dopo la somma di due cose come flat tax e RdC avrà un effetto devastante. Auguri!

Sull'Autore

Aldo Giannuli

Aldo Giannuli

Ricercatore in Storia Contemporanea all’Università degli Studi di Milano

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