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SICILIA/Musumeci & Armao: ovvero credibilità politica pari a zero!

SICILIA/Musumeci & Armao: ovvero credibilità politica pari a zero!
Settembre 24
08:07 2018

Il Governo siciliano è allo sbando. L’intera Sicilia è allo sbando, con circa 300 Comuni senza bilanci, le nove ex Province sostanzialmente fallite e la stessa Regione che, per tirare avanti, continua a tagliare fondi agli ospedali pubblici e alla nostra Isola. Musumeci sta facendo pagare ai siciliani la sua perdente alleanza con Renzi e Berlusconi alle ultime elezioni politiche. Solo che il conto dei suoi fallimenti lo pagheranno 5 milioni di siciliani

Angelo Forgia

Dice il vice presidente della Regione siciliana, nonché assessore all’Economia, Gaetano Armao, che il disegno di legge di stabilità 2019 (leggere Bilancio e Finanziaria 2019) sarà pronto entro il 31 ottobre. Qualcuno potrebbe obiettare: la notizia dov’è se la sessione di Bilancio, a norma di legge, si apre ad ottobre, per concludersi entro il 31 dicembre con l’approvazione della manovra? La notizia, in effetti, c’è, perché ormai il Bilancio e Finanziaria vengono approvati dall’Assemblea regionale siciliana nell’aprile dell’anno successivo, dopo quattro mesi di esercizio provvisorio. Armao, insomma, prova a lanciare un messaggio di normalità, in una Regione che di normale, osservando i fatti, ha poco o nulla.
Che cosa c’è da prendere oggi da una  Regione ‘conquistata’ alle ultime elezioni dalla vecchia politica siciliana al gran completo, grazie ai voti dei cosiddetti candidati “impresentabili”? Tutti immaginiamo come vengono fuori i voti per la vecchia politica siciliana, soprattutto nei quartieri poveri dei grandi centri della Sicilia. Ma non spetta a noi intervenire su queste degenerazioni.
Noi osserviamo i fatti. E il primo dato che non sfugge agli occhi di chi segue la politica siciliana non è tanto lo scenario di crisi economica e finanziaria: quello c’è, e non è certo una novità; il vero dato politico è che il Governo Musumeci e la presidenza del Parlamento siciliano, di fronte a una crisi gravissima, si muovono con la vecchia logica delle clientele: nomine nella Giunta, nomine di sottogoverno, nomine negli uffici di gabinetto, sistemazione di equilibri di potere in totale assenza di una visione strategica.
Come si fa a non notare una contraddizione in materia di gestione dei rapporti finanziari con lo Stato? Lo scorso gennaio il Governo nazionale, in applicazione di un accordo con Roma siglato dal passato Governo regionale di centrosinistra, si è preso 800 milioni di euro di IVA. Le elezioni sono state celebrate nel novembre dello scorso anno. Il presidente Musumeci non arriva dalla luna: nella scorsa legislatura, quando il Governo di Rosario Crocetta, con l’avallo dei partiti di centrosinistra che lo sostenevano, PD in testa, regalava a Roma tanti, troppi miliardi di euro della Regione, stravolgendo, anche, le norme di attuazione dell’articolo 36 dello Statuto, l’attuale presidente della Regione era componente del Parlamento dell’Isola e presidente dell’Antimafia regionale.
Musumeci non poteva non conoscere i guasti provocati da Crocetta e compagni. Eppure, lo scorso gennaio, quando il Consiglio dei Ministri – era ancora in carica il Governo di centrosinistra di Paolo Gentiloni – ha messo in atto lo scippo di 800 milioni di euro, il presidente Musumeci si è guardato bene dal presentarsi a Palazzo Chigi (nelle riunioni del Consiglio dei Ministri che trattano temi legati alla Sicilia, il presidente della Regione siciliana partecipa con il rango di Ministro: così recita lo Statuto siciliano che Musumeci dovrebbe conoscere) per sollevare un caso politico.
Certo, Roma gli 800 milioni di euro se li sarebbe tenuti lo stesso. Ma il Governo siciliano avrebbe, da subito, messo i puntini sulle “i”. Invece Musumeci non ha messo alcun punto; idem il vice presidente della Regione, Gaetano Armao, rimasto anche lui in Sicilia. A Roma hanno inviato l’assessore alle Infrastrutture, Marco Falcone, l’esponente di Forza Italia che, nella passata legislatura, avallava i mutui del Governo Crocetta…
Insomma, lo scippo di 800 milioni è passato sotto silenzio. Qualche settimana fa Musumeci e Armao sono partiti alla volta di Roma. Per andare a discutere dei rapporti finanziari tra Stato e Regione. Da qui una domanda: se a gennaio, quando si è consumato lo scippo di 800 milioni di euro di IVA, i due sono rimasti in Sicilia, perché si sono ‘svegliati’ qualche settimana fa?
Forse lo scorso gennaio non bisognava ‘disturbare’ il Governo Gentiloni? Chi ha un po’ di memoria ricorderà che nella campagna elettorale per le elezioni politiche del marzo scorso, perse da PD e Forza Italia, non c’era alcuna alleanza di centrodestra, se è vero che Renzi e Berlusconi pensavano di governare insieme l’Italia. Lo sapevano tutti, anche se oggi i giornali nazionali e i TG sembra l’abbiano ‘dimenticato’: del resto, se l’informazione italiana è tra le ultime al mondo, un motivo ci sarà…
Ma noi non abbiamo dimenticato la manifestazione elettorale organizzata poche settimana prima del voto da Giorgia Meloni: manifestazione per presentare agli elettori il centrodestra unito: manifestazione snobbata da Berlusconi che aveva gia’ stretto l’accordo con il PD di Renzi.
Poi gli elettori italiani hanno scombinato i giochi di Renzi e Berlusconi: 18% per il PD, 14% per Forza Italia, con Berlusconi battuto dalla Lega di Salvini. Ma prima delle elezioni politiche nazionali Renzi, Berlusconi e i poteri forti davano per vittoriosa l’alleanza PD-Forza Italia: e dentro questa alleanza c’era il Governo Musumeci appena eletto: ed è proprio per questo, per non disturbare il suo alleato politico, che Musumeci, nel gennaio di quest’anno, non è andato a Roma a sollevare il caso dello scippo di 800 milioni di euro di IVA.
Di fatto – questo è un altro dato politico – Musumeci, nel gennaio di quest’anno, per meri e squallidi interessi di bottega ha sacrificato gli interessi di 5 milioni di siciliani, comportandosi, né più, né meno, come Rosario Crocetta quando firmava con l’allora capo del Governo italiano Renzi – nel 2014 e nel 2016 – i due ‘Patti’ che hanno distrutto le finanze regionali.
Oggi che a Roma il Governo è cambiato, Musumeci e Armao volano nella Capitale per andare a porre la questione finanziaria di una Regione siciliana distrutta da un esecutivo nazionale che si prende i soldi dei siciliani. Con quale credibilità presidente della Regione e vice presidente fanno tutto ciò? Risposta scontata: con una credibilità politica pari a zero.
E infatti a Roma, nella sostanza, gli hanno risposto negativamente.
Così, oggi, assistiamo a uno spettacolo desolante: circa 300 Comuni dell’Isola senza bilanci consuntivi 2017 e, di conseguenza, senza bilanci preventivi 2018. Detto per inciso, a cosa serve, a questi circa 300 Comuni, il bilancio preventivo 2018 a fine settembre non si capisce. Cosa devono ‘programmare’? La spesa degli ultimi tre mesi dell’anno? Tutto ciò non è tragicomico?
Al sostanziale default dei Comuni si aggiunge il fallimento di tutt’e nove le ex Province siciliane (con il paradosso dell’ex Provincia di Palermo, che ha decine di milioni di euro pronti per le nuove linee di Tram per la città di Palermo, ma non ha i soldi per la manutenzione di scuole e strade provinciali che cadono a pezzi!).
Per non parlare della stessa Regione: con l’assessore Armao che, solo ora, contesta la manovra di 2 miliardi di euro chiesta dalla Corte dei Conti. Per la cronaca, la manovra chiesta dalla magistratura contabile – si chiama tecnicamente riaccertamento – è sacrosanta, perché per fronteggiare i tagli romani, nella manovra 2018, si sono letteralmente inventate entrate fantasiose.
La Corte dei Conti, giustamente, vuole che il Governo e il Parlamento siciliano dicano a 5 milioni di siciliani come stanno realmente le cose: e cioè – per esempio – che per pagare alcune spese, la Regione, già da almeno quattro anni, si prende i soldi degli ospedali pubblici siciliani, che infatti sono nel caos (vedi i Pronto Soccorso, dove  l’assessore alla Salute-Sanità, Ruggero Razza, invece di aumentare il numero dei medici e i posti dove ricoverare i malati, ha mandato le forze dell’ordine per reprimere i cittadini che si rifiutano, anche se in gravi condizioni, di aspettare ore ed ore prima di essere visitati: una vergogna!).
Ma Musumeci e l’assessore Armao non ne vogliono sapere: vorrebbero dilazionare nel tempo la manovra di 2 miliardi di euro, per continuare a nascondere ai siciliani gli scippi finanziari operati da Roma ai tempi del Governo nazionale di centrosinistra. Ci riusciranno? Speriamo di no: speriamo che la Corte dei Conti per la Sicilia – che lo scorso anno per la prima volta nella storia dell’Autonomia siciliana era divisa nell’esprimere un giudizio sui conti della Regione siciliana – impedisca al Governo e all’Ars un’ulteriore dilazione, costringendoli a raccontare ai siciliani come stanno le cose.
In tutto questo, a un Governo privo di autorevolezza politica, che annaspa su tutto – dalla questione finanziaria alla gestione dei rifiuti, dalla Formazione professionale alla politiche del lavoro, dalla gestione dei beni culturali (dove si pensa a promuovere personale!) all’ambiente (totale il flop sulla gestione dell’inquinamento), dall’assenza di politiche per l’agricoltura alle eterne clientele nella gestione delle attività produttive e via continuando – si aggiunge la gestione clientelare dell’Assemblea regionale siciliana presieduta da Gianfranco Miccichè: ma di questo parleremo in un altro articolo.

Sull'Autore

Angelo Forgia

Angelo Forgia

Agronomo, impegnato nel sociale, amante della natura.

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