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Perché non è ridicola la proposta di de Magistris, sulla moneta complementare partenopea

Perché non è ridicola la proposta di de Magistris, sulla moneta complementare partenopea
settembre 05
07:32 2018

“Dopo la bocciatura dei giudici contabili della norma “Salva-deMagistris”, oggi su Facebook ci tocca leggere di città autonoma, cancellazione debito e moneta napoletana. Un sindaco che è diventato barzelletta di sé stesso e mette in ridicolo Napoli. La città va salvata dai cialtroni.” Lo scrive su Twitter la senatrice Valeria Valente, vicepresidente del Gruppo Pd al Senato e segretaria della Commissione giustizia, a proposito del post pubblicato dal Sindaco de Magistris sul tema dell’autonomia della Città di Napoli.
Sono dichiarazioni dure, offensive , irridenti che non entrano nel merito, a cui è il caso forse di aggiungere qualche precisazione:

Quando la Senatrice parla della norma “Salva de Magistris”, in realtà si riferisce al decreto legge n.91/2018 noto anche come “mille proroghe”. Non è corretto definire questa norma come “salva Napoli” o addirittura come “salva de Magistris”,perché non riguarda soltanto il nostro Comune ne’ il Sindaco di Napoli, ma tantissime altre amministrazioni soprattutto del Mezzogiorno ad esempio Catania, e perché in realtà non propone nulla di così particolare, se non concedere più tempo ai Comuni, per raggiungere gli obiettivi fissati nei piani di riequilibrio approvati dalla Corte stessa;
La bocciatura di cui parla la Senatrice non è la pronuncia di una Sezione della Corte dei Conti, è un opinione espressa in un documento dell’Associazione Nazionale Magistrati della Corte dei Conti, nella quale pur non approvando l’emendamento proposto nel decreto, si sollecita tuttavia una modifica della disciplina sul dissesto, poiché essa si è dimostrata del tutto inadeguata a risanare in maniera reale i bilanci degli Enti locali.

Soprattutto bisogna capire di cosa parla de Magistris, quando dice di voler approvare una delibera che istituisca in città circolazione di una moneta locale che affianchi l’euro, prima di liquidare questa come l’affermazione di “un cialtrone che mette in ridicolo la città di Napoli”. ’
L’esistenza, oggi, di monete complementari a quella in corso, in Italia e nel mondo, è una realtà, e tante ne sono diffuse nel nostro paese , soprattutto al Mezzogiorno, cioè dove la crisi economica fa più male.
Il fenomeno è antico, in diverse epoche le monete alternative hanno contribuito alla tenuta delle economie locali durante le grandi crisi,e si è incrementato dopo la crisi finanziaria del 2008; un fenomeno che in condizione di generale difficoltà economica e di non facile accesso al credito, consente la possibilità di salvare piccole aziende ed esercizi commerciali che rischiano il fallimento o di svilupparne altre, in un’ottica che recupera il concetto di comunità.
Esistono tipi diversi di monete complementari, lo sono ad esempio anche i punti fedeltà, i buoni pasto, le monete del tempo, o quelle basate sulla compensazione o sul baratto, queste ultime riguardano oggi migliaia di aziende italiane, affiliate a diversi circuiti e che in questo modo si scambiano beni e servizi.

Quella di cui parla nello specifico il Sindaco di Napoli è un particolare tipo di moneta complementare , la cui circolazione avviene in una zona geografica delimitata, a cui viene generalmente attribuito un valore pari a quello della moneta ufficiale, allo scopo di favorire lo sviluppo dell’economia locale e rispondere al bisogno di liquidità senza interessi e senza le lungaggini degli Istituti Bancari.

In Italia ci sono varie realtà locali organizzate in circuiti in cui si scambiano beni e servizi utilizzando monete complementari, i più noti sono il Sardex e lo Scec.
Al Sardex, nato in una delle zone più povere del Paese, la provincia sarda del Medio Campidano nel 2009, aderiscono oggi oltre 3mila imprese che nel solo 2015 hanno generato transazioni per 50 milioni di euro; è un sistema fondato sulla collaborazione e il mutuo soccorso e la sua moneta, il Sardex appunto, viene usata per scambiare oggetti e servizi ed agganciata all’euro con cambio di uno a uno; così le aziende si finanziano a vicenda, scambiandosi debiti e crediti, con intuibili benefici reciproci.
I crediti non sono convertibili in denaro corrente ma solo in prodotti, per evitare speculazioni,ogni anno le aziende aderenti pagano un canone di iscrizione, ricevendo in cambio una certa quantità di Sardex con cui effettuare transazioni, nel circuito ci sono artigiani, negozi, piccole attività commerciali, professionisti. L’assenza di tassi di interesse facilita la velocità di circolazione rispetto all’euro.
Il modello è stato già esportato in una decina di regioni: Veneto (Venetex), Piemonte (Piemex), Emilia Romagna (Liberex), Marche (Marchex), Lazio (il Tibex ), Sicilia (Sicanex), Abruzzo (Abrex), Lombardia (Linx), Umbria (Umbrex), Molise (Samex), Campania (Felix), Valle d’Aosta Valdex. Si parla per il futuro di coprire non solo l’Italia ma anche realtà straniere, per costruire una sorta di network globale per l’economia locale e le piccole imprese.
I circuiti nei quali vengono scambiati i Sardex e le altre monete complementari hanno conosciuto una grossa crescita economica, hanno firmato convenzioni con tutte le associazioni di impresa : Confindustria, Confcooperativa, e Confcommercio, hanno realizzato operazioni per centinaia milioni di euro e associato diverse migliaia di aziende, sviluppato il senso della comunità e attirato fondi di investimento e l’attenzione di Istituti di studio.
A tutto ciò e a molto altro si riferisce il Sindaco de Magistris, quando parla di una moneta locale da affiancare all’euro, ed un’idea particolarmente adatta ad una Città come Napoli che ha conosciuto negli ultimi anni un’enorme sviluppo del turismo e di tutte le forme locali di economia ad esso collegate. Oggi in città si formano tantissime piccole imprese, di cui spesso sono protagonisti i giovani, è un’economia locale, nata dal basso, spesso fragile ma piena di entusiasmo e di creatività, non mi sembra francamente neanche un po “ridicola” l’idea del nostro Sindaco di supportarla attraverso la creazione di sistemi di sostegno anche dotati di una propria moneta complementare; mi sembra al contrario un segnale di attenzione alla Città, nonché di comprensione e conoscenza di forme innovative di economia che si sperimentano sul territorio
Le forze dell’opposizione credo , anziché sparare facili sentenze e slogan, una pratica che peraltro ultimamente gli ha portato ben pochi risultati, bene farebbero a discutere di queste cose, con cognizione di causa e serietà; il mondo cambia rapidamente ogni giorno, e con esso anche la nostra Napoli, al di là delle legittime differenze di opinione, lo sforzo dovrebbe essere quello di saper interpretare i nostri tempi, staccarsi un pò dagli interessi di bottega e lavorare di più per il BENE COMUNE.

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Melinda Di Matteo

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