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Un ‘fantasma’ si aggira per l’Europa: i ‘Populisti’ che potrebbero vincere le elezioni europee

Un ‘fantasma’ si aggira per l’Europa: i ‘Populisti’ che potrebbero vincere le elezioni europee
settembre 02
06:13 2018

In tutta l’Unione Europea monta un’ondata di repulsione verso il PPE e il PSE, le due formazioni che fino ad oggi hanno governato l’Unione Europea. Con molta probabilità, Popolari e Socialisti europei proveranno a unirsi per frenare la marea ‘Populista’ che oggi non è più contro l’euro e contro la UE, ma vuole vincere le prossime elezioni europee per governare l’Unione Europea

E’ di pochi giorni addietro l’incontro, a Milano, di Matteo Salvini con il primo Ministro dell’Ungheria,Viktor Mihály Orban.L’incontro ha suscitato non poche polemiche. E anche il tentativo di fomentare discordia tra le due formazioni che danno vita all’attuale Governo italiano: Movimento 5 Stelle e Lega.

I giornali cartacei  hanno cercato di mettere il ‘pepe’ nell’area grillina: non ci sono riusciti con il vice premier, Luigi Di Maio, raccattando, qua e là, proteste di grillini sparsi che si sono subito dichiarati “lontani anni luce da Orban”.

Nella foga di andare sempre contro l’attuale Governo molti osservatori hanno fatto finta di non vedere – o forse, chissà, magari non ne hanno voluto tenere conto – che Salvini, oltre che Ministro dell’Interno e vice premier, è anche il leader della Lega; e che il suo incontro con il premier ungherese, più che istituzionale, è stato ‘politico’.

Dunque non siamo particolarmente ‘estasiati’ dalla politica e dalle iniziative mediatiche di Salvini: ma purtroppo dobbiamo ammettere che è abile e che riesce a ‘capitalizzare’ in positivo (cioè in favore dei propri interessi e di quelli della sua parte politica) anche passaggi che gli avversari avrebbero fatto meglio a sminuire, se non ad ignorare.

Invece, a furia di attaccare Salvini, il Ministro “cattivo che se la prende con i migranti”, le opposizioni di centrosinistra – e in particolare il PD – hanno finito con il ‘pompare’ un incontro politico – con riferimento al già citato incontro tra Salvini e Orban – che avrebbero fatto meglio a ignorare!

Sembra incredibile, ma tale incontro ha avuto più pubblicità (negativa, ma pur sempre pubblicità, soprattutto in Tv, secondo la nota legge: “Parlate di me, parlatene anche male, ma parlatene”) dagli avversari politici di Salvini che dai suoi seguaci!

Ma di questa storia non sono interessanti le polemiche, che alla fine lasciano il tempo che trovano. Sono invece importanti i risvolti politici. Di fatto, con questo incontro, Salvini si è accreditato come il leader del centrodestra italiano che non guarda al PPE, partito che perde elettori in tutta Europa, ma a una magmatica alleanza politica che mette insieme i Paesi del gruppo di Visegrad (ovvero Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria), l’Austria, il Fronte nazionale di Marine Le Pen in Francia, l’area scandinava e anche realtà dell’ex Iugoslavia. A cui si sommeranno, con molta probabilità, le destre degli altri Paesi dell’Uione Europea che non si riconoscono nel PPE.

Ciò che unisce, oggi, questi movimenti politici – tutti radicati in Paesi che fanno parte dell’Unione Europea – è un atteggiamento di chiusura verso i migranti, ma anche altro. E sta proprio qui la novità politica. Se fino a qualche anno fa i tanti soggetti ‘Sovranisti’ erano contro l’euro, in alcuni casi contro la stessa Unione Europea e molto critici sulla gestione dei migranti in Europa, oggi questo variegato mondo conservatore, se non di destra spesso ‘tosta’, si va strutturando in un movimento politico che trascende i confini degli stessi Stati che fanno parte dell’Unione Europea.

Per dirla con parole ancora più semplici, queste formazioni politiche stanno organizzando una federazione di movimenti che, pur mantenendo, ognuno, le proprie specificità legate al Paese di appartenenza, potrebbero confluire in un’unica lista da presentare alle elezioni europee della primavera del prossimo anno.

Lungi dal voler ‘distruggere’ l’Unione Europea, o eliminare l’euro, queste forze politiche, oggi, puntano a conquistare la maggioranza assoluta nel prossimo Parlamento europeo per prendere in mano le sorti della stessa Unione Europea. Superfluo aggiungere che questa prospettiva terrorizza sia i ‘capi’ del PPE e del PSE, sia le massonerie finanziarie e bancarie che, fino ad oggi, hanno governato la UE.

Il paradosso, in questa vicenda, è che i “populisti” – come vengono chiamate queste forze politiche, non senza una punta di disprezzo dagli esponenti del PPE e dai socialisti del PSE – non sono cresciute e non continuano a crescere per la qualità della proposta politica di cui sono portatori, ma grazie alle scelte politiche dissennate di chi, fino ad oggi, ha governato l’Unione Europea.

In un articolo pubblicato nei giorni scorsi dal giornale on line, ‘formiche.net’ si legge:

Immigrazione, accoglienza, apertura cosmopolita sono categorie politiche che piacciono sempre meno perché coincidono con la percezione di un aggressivo e sistematico attacco a ciò che è proprio delle persone, a ciò che è ritenuto importante per tanta gente comune e rischia di svanire, di morire, di perdersi dentro il calderone del tutto uguale: proprietà, beni concreti e prossimi, vicinanza, affinità, e tradizione religiosa”.

Se a questo aggiungiamo la gestione dell’euro imperniata su politiche restrittive, sulla follia del Fiscal Compact, sull’ossessione per l’equilibrio di bilancio che diventa pareggio di bilancio e la conseguente povertà creata in tutta l’Unione Europea (125 milioni di poveri e infrastrutture fatiscenti ovunque, persino nella stessa Germania!) non è difficile immaginare una secca sconfitta del PPE e del PSE che, peraltro, negli ultimi cinque anni, sono stati indistinguibili, se è vero che hanno votato, insieme, tutte le iniziative dell’attuale Commissione Europea!

Valga per tutti il caso del CETA, il trattato commerciale internazionale che interessa in minima parte le aziende europee che operano nell’agroindustria, ancora meno le agricolture europee e che, in massima parte, invece, interessa le multinazionali: multinazionali che, ormai da tempo, dettano l’agenda politica alla Commissione Europea (che, lo ricordiamo, è il Governo della UE) e, di conseguenza, a un Parlamento Europeo a maggioranza PPE-PSE che, fino ad oggi, è stato al servizio della stessa Commissione Europea (e quindi delle multinazionali).

Lo strappo democratico che si è consumato con il CETA, anche minimizzato, se non tenuto nascosto da tanti Paesi dell’Unione, è incredibile. Calpestando le prerogative dei Parlamenti di ben 27 Paesi dell’Unione Europea.

Di scelte impopolari, in questi anni, l’Unione Europea ne ha compite tante. Basti pensare che, quando, in alcuni Paesi europei le iniziative comunitarie sono state sottoposte a referendum, la UE è uscita sempre sconfitta.

Oggi, per un paradosso della storia, le masse popolari dell’Unione Europea sono all’opposizione: non contro la UE, ma contro chi fino ad oggi l’ha governata. Vogliono cambiare registro. E siccome il cambiamento, piaccia o no, è rappresentato dai ‘Populisti’, sono proprio questi ultimi che hanno buone possibilità di vincere le elezioni europee della primavera del prossimo anno.

La vittoria sembra scontata se PPE e PSE si presenteranno divisi. Non a caso, non Macron, ma le massoneria finanziarie e bancarie che hanno messo questo soggetto alla guida della Francia (con risultati molto scarsi, peraltro) puntano a candidare Macron alla guida di una schieramento trans nazionale che metta insieme, alla fine, PPE, PSE e tutti quelli che aggregheranno. Insomma, un’ammucchiata per provare a fermare i ‘Populisti’.

Ci riusciranno? Considerato che la posta in gioco è elevatissima sarà bene che i ‘Populisti’ organizzino bene una vigilanza seggio per seggio…

Sull'Autore

Angelo Forgia

Angelo Forgia

Agronomo, impegnato nel sociale, amante della natura.

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