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La ‘Favola neoliberista’ e l’imbroglio del debito pubblico: come salvarci la vita

La ‘Favola neoliberista’ e l’imbroglio del debito pubblico: come salvarci la vita
agosto 23
13:15 2018

In un video diffuso da Byoblu.com il filosofo Marco Bersani, fondatore di ‘Attac Italia’, ci racconta come l’ideologia neoliberista, a partire dagli anni ’70 del secolo passato, ha inquinato il mondo. Una lunga disamina che passa per il ‘divorzio’ tra Banca d’Italia e Tesoro, genesi ‘massonica’ del debito pubblico attuale. Una riflessione attenta su come hanno ‘imprigionato’ l’Italia nell’euro. E le soluzioni per venire fuori da questa ‘trappola’

Cos’è il debito pubblico italiano? Che legami ha con l’Europa dell’euro? E’ il frutto del liberismo economico? E’ una trappola? E cosa bisogna fare per venirne fuori?
A tutte queste domande risponde un bel video diffuso da Byoblu.com dove Marco Bersani, fondatore di ‘Attac Italia’, autore del libro “Dacci oggi il nostro debito quotidiano, strategia dell’impoverimento di massa”, ci racconta come una banda di liberisti senza scrupoli sta distruggendo il mondo.
Alle spalle una formazione filosofica, Bersani ha il dono della chiarezza. Con parole semplici spiega che cosa è avvenuto nel mondo a partire degli anni ’70 del secolo passato fino ai nostri giorni. Oltre quarant’anni di storia economica, a partire dal dibattito tra kyenesiani (Paul Samuelson) e i monetaristi (Milton Friedman). Alla fine – soprattutto con l’avvento di Ronald Reagan alla Casa Bianca – saranno proprio questi ultimi a prendere il sopravvento.
“Liberi di scegliere”, era il volume di Friedman che imperversava negli anni ’80 del secolo passato. Ma allora nessuno pensava che i monetaristi, in tutt’uno con le multinazionali e con la follia liberista, avrebbero provocato al mondo i danni che oggi sono sotto gli occhi di tutti (tranne di quelli che non vogliono vedere e difendono l’Europa dell’euro).
Così oggi, alla luce di una crisi economica e finanziaria iniziata nel 2007 e mai finita, siamo qui a raccontare la “Favola neoliberista”. Tutto comincia negli anni ’70 del secolo passato, racconta Bersani, quando la scienza e le tecnologie regalano all’uomo tante novità. E’ allora che matura l’idea – sorretta, appunto, dalle nuove scoperte – di trasformare il mondo in un grande mercato. E’ l’inizio della globalizzazione dell’economia, forse una delle più grandi iatture della storia dell’umanità.
Naturalmente, l’economia globale, allora, veniva presentata come una sorta di Eden: per l’appunto, “La favola neoliberista”. Ci sarà spazio per tutti, ci sarà ricchezza e benessere per tutti, dicevano. Gli uomini debbono lasciarsi guidare dal mercato. Insomma, una sorta di “mano invisibile” di smitthiana memoria riveduta, aggiornate e corretta.
Tutto a posto? Non esattamente. Perché già nella prima metà degli anni ’80 – proprio quando Reagan e la sua dottrina-medicina liberista è al massimo del fulgore – cominciano i primi problemi. Si scopre che, già dopo pochi anni, sono cresciute le ingiustizie sociali, è cresciuta la povertà, mentre i ricchi sono sempre più poveri.
Parentesi: in Italia le diseguaglianze vengono attenuate dall’aumento del debito pubblico concertato da politica e sindacati. Se non ci fosse stato il ‘divorzio’ tra Banca d’Italia e Tesoro – di cui diremo in seguito – non ci sarebbero stati problemi. Né i leader politici dell’epoca – i vari Andreotti, Craxi, Berlinguer – si rendono conto dell’errore commesso. O forse lo capiscono ma nulla possono contro la Massoneria che ha voluto l’abolizione del ‘paracadute’, come Marco Bersani definisce l’Italia ‘pre-divorzio’ Banca d’Italia-Tesoro. Non c’è da stupirsi, se è vero che la P2 finirà in una bolla di sapone. Già allora, insomma, i massoni erano più forti della politica.
L’unica cosa che la politica italiana farà in quegli anni sarà il freno dell’inflazione, facendo pagare il conto ai lavoratori: un ‘capolavoro’ di Bettino Craxi, che – con il referendum che ‘congela’ la scala mobile – mette il Psi al servizio di quei potentati economici che, sette-otto anni dopo, lo costringeranno all’esilio sull’onda di Tangentopoli: quasi una nemesi storica.
Insomma, non si torna indietro, anche se la ‘Favola neoliberista’ si è già trasformata in un mezzo incubo. Si va avanti. Come? E, soprattutto, dove? Ecco spuntare la cosiddetta finanziarizzazione dell’economia. Ovvero l’economia virtuale. Di che si tratta?
Bersani fa un esempio. Il commercio con l’estero, nel mondo, impegna beni per un valore pari a 20 mila miliardi di dollari all’anno. Ebbene, sui mercati finanziari, 20 miliardi di dollari vengono scambiati in cinque giorni… Che significa questo? Che non c’è più alcun collegamento tra l’economia reale e l’economia virtuale.
Altro esempio concreto: il PIL del Pianeta è pari a 70 mila miliardi di dollari all’anno. La finanza mondiale ‘viaggia’ su un valore 12 volte superiore al PIL della Terra! Siamo nel pieno di una bolla speculativa.
Già, la bolla speculativa. Dagli anni ’90 fino al 2007 le crisi erano cicliche. Man mano che ci siamo avvicinati al 2007 gli intervalli tra una crisi e l’altra si sono ristretti. Nel 2007-2008 è esplosa una crisi dalla quale non siamo più venuti fuori, al di là delle narrazioni – altre ‘favole’ – sulla “ripresina”, “l’economia che riparte” e bla bla bla. Fesserie!
Siamo in piena crisi. E quando c’è crisi, si sa, la gente risparmia. Non spende quanto spende di solito. E’ questo è un male nel folle sistema liberista. E allora che si deve fare per portare la gente a spendere di più, o erodendo i risparmi, o facendola indebitare?
Semplice: quelli che un tempo erano i beni comuni – l’acqua, la scuola, la salute – che erano o gratuiti (scuola) o a basso costo (università e sanità) debbono costare di più. L’Italia, in questo senso, è un esempio paradigmatico.
Nel 2011 gli italiani hanno votato per il referendum sulla gestione dell’acqua. Hanno vinto, in larga maggioranza, i fautori del ritorno alla gestione pubblica dell’acqua. Ebbene, i Governi di centrosinistra a guida PD (Renzi e poi Gentiloni) hanno sistematicamente affossato qualunque tentativo di ritorno all’acqua pubblica, calpestando la volontà popolare. In pratica, del risultato del referendum del 2011, se ne sono fregati! Nessuno – nessuno, nemmeno la Presidenza della Repubblica – ha fatto notare che si stava ignorando la volontà popolare espressa con una consultazione referendaria. La democrazia a convenienza…
Di più: il PD nazionale ha dato mandato di bloccare – nelle Regioni dove governava – ogni istanza di ribellione alla gestione privata dell’acqua. E infatti in Sicilia – Regione a Statuto speciale – il Governo di Rosario Crocetta (di concerto con la fallimentare gestione del Parlamento siciliano da parte dell’allora Presidente, Giovanni Ardizzone) ha bloccato ogni tentativo di discutere un disegno di legge di iniziativa popolare per il ritorno alla gestione pubblica dell’acqua. Una vergogna!
E’ in questo scenario che si inserisce il debito pubblico italiano. Che, non a caso, inizia il proprio corso negli anni in cui si va affermando la ‘Favola liberista’. Qui dobbiamo fare un passo indietro.
Fino al 1981 in Italia non c’era debito pubblico. Ad inventare il debito pubblico italiano sono due personaggi che, alla luce di tutto quello che è avvenuto e che continua ad avvenire in Italia, andrebbero studiati molto di più e molto meglio di quanto è stato fatto fino ad oggi. Il primo è Carlo Azeglio Ciampi, che nel 1981 era il Governatore della Banca d’Italia; il secondo è il Ministro del Tesoro dell’epoca, il democristiano Beniamino Andreatta.
Sono questi due figure che, nel 1981, decidono di far ‘divorziare’ Tesoro e Banca d’Italia. Fino al 1981 la Banca d’Italia acquistava i titoli del Tesoro. Questo significava che lo Stato italiano poteva stampare tutta la moneta che voleva. Tenete conto che, dieci anni prima, l’allora Presidente USA, Nixon, aveva eliminato il Gold standard, il legame dollaro-oro, cambiando, nel mondo, la gestione delle monete.
Perché Ciampi e Andreatta adottano una decisione così importante? E perché – come sottolinea nel video Bersani – una decisione così importante non passa dal Parlamento italiano? Teniamo conto che, da allora, l’Italia ha cominciato a vendere il debito pubblico agli stessi italiani e, a partire dalla seconda metà degli anni ’80, a Paesi stranieri (Germania in testa).
E’ evidente che, a monte, nel ‘divorzio’ tra Banca d’Italia e Tesoro, c’era un progetto – con molta probabilità massonico – non certo favorevole all’Italia che oggi paghiamo a caro prezzo. Ufficialmente, questa mossa è stata giustificata per bloccare l’inflazione sotto il profilo economico (tesi fallace, perché non fermò l’aumento dei prezzi) e per frenare la presenza dei partiti nelle Partecipazioni statali: altra balla colossale!
Oggi, invece, sappiamo che questa mossa ha creato i presupposti per smantellare e svendere le partecipazioni statali italiane ai privati, che hanno incassato un sacco di soldi e, nel caso delle autostrade – come dimostra il crollo del Ponte Morandi di Genova – non effettuando le costose manutenzioni. Il progetto – ribadiamo, non italiano, ma probabilmente massonico, l’avallo di politici italiani che hanno svenduto il nostro Paese – comincia nel 1981.
Poi che è successo? Ci dicono che l’Italia, nel passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica aveva un debito pubblico “enorme”. Non è vero. Il debito pubblico c’era, ma aumenta nella Seconda Repubblica e prende il ‘volo’ con l’adesione dell’Italia all’euro che è, forse, una delle più grandi disgrazie che siano potute capitare alla Repubblica italiana dal 1948 ad oggi.
Nel video si rendono pubbliche, con un linguaggio chiaro e accessibile a tutti, notizie importanti che fino ad oggi sono state patrimonio di chi, soprattutto sulla rete (le TV e i ‘Giornalini’ non danno queste notizie, non certo perché non li conoscono…), si occupa di economia. Si spiega, ad esempio, che oggi il debito pubblico italiano è pari a oltre 2 mila miliardi e 300 milioni di euro. E si precisa – cosa che sono in pochi a dire – che gli italiani hanno già pagato 3 mila miliardi e 300 milioni di euro di debito pubblico!
Questo debito pubblico viene pagato dagli ignari italiani con le tasse. I cittadini del nostro Paese, ogni anno, pagano circa 94 miliardi di euro di soli interessi su questo debito pubblico (cifra che, da qualche anno, è stata ridotta a 74 miliardi di euro grazie al Quantitative easing, ovvero l’acquisto di titoli di Stato italiani da parte della Banca Centrale Europea).
Nel video si spiega che l’attuale debito pubblico – i già citati oltre 2 mila e 300 miliardi di euro, il 132% del PIL – l’Italia non li pagherà mai. Per due motivi. In primo luogo perché il nostro Paese non ha questi soldi; in secondo luogo perché i Paesi stranieri che detengono quasi un terzo del debito pubblico italiano non hanno interesse a far pagare all’Italia il debito tutto d’un colpo: sia perché  è impossibile, sia perché ormai, con i soldi che truffati all’Italia ogni anno per il solo pagamento degli interessi su tale debito (i già citati 90 miliardi di euro all’anno) hanno trovato una rendita sicura!
Detto in parole povere, il debito pubblico italiano è lo strumento con il quale il nostro Paese viene ricattato e tenuto ‘prigioniero’. E, soprattutto, ‘spolpato’, se è vero che, ogni anno, 74 miliardi di euro (che, a partire dal prossimo anno, diventeranno 94 miliardi di euro) di tasse pagate dagli italiani, invece di essere utilizzati per servizi ai cittadini e per investimenti, vanno agli ‘strozzini’ dell’Europa ‘Unita’ per pagare solo gli interessi di questo debito.
Si pagano gli interessi sul debito e si lasciano i Comuni, le Province e le Regioni senza soldi. E ci prendono in giro dicendoci che, se l’economia del nostro Paese crescerà del 4-5%, avremo i soldi per pagare la ‘rata’ annuale del debito (i 94 miliardi di euro) e ci resteranno soldi per lo “sviluppo”. Una castroneria bell’e buona, perché un tasso di crescita del PIL del 5% è impossibile!
E infatti, dal 2011 ad oggi – cioè dal Governo Monti ai nostri giorni – il debito pubblico italiano è passato da mille e 800 miliardi di euro a oltre mille e 300 miliardi di euro. In pratica, i tanto celebrati Governi Monti, Letta, Renzi e Gentiloni quelli che hanno “governato bene”, hanno fatto aumentare il debito pubblico italiano. E questo è avvenuto nonostante i sacrifici imposti agli italiani!
Secondo voi questi signori citati sono così scemi da non capire che l’attuale sistema è una trappola, visto che il debito pubblico, nonostante i sacrifici imposti agli italiani, aumenta? Secondo voi i signori che impongono ai Governi italiani i Ministri non sanno nulla di tutto ciò? Sanno tutto: e lavorano contro il nostro Paese.
Cosa vogliamo dire? O meglio, qual è il messaggio che Marco Bersani sta lanciando? Che l’euro è una trappola dalla quale l’Italia si deve liberare. Cominciando con l’annullare il debito. Nel video si spiega che, nella storia, i casi di annullamento di debiti sono tantissimi.
Il caso più eclatante è quello della Germania dopo la seconda guerra mondiale: debito che, nei primi anni ’50, è stato dimezzato e poi ridotto a un quarto. Debito che i tedeschi hanno pagato in un arco di tempo di sessant’anni!
Quindi annullamento, o drastica riduzione del debito, dal momento che famiglie e imprese italiane, come già ricordato, hanno già pagato 3 mila e 300 miliardi di euro! Non c’è bisogno di essere economisti per sapere che quando gli interessi sono pari a 40-50 volte la sorte capitale e continuano ad aumentare nonostante ‘il pagamento di ‘rate’ salatissime, siamo davanti a un imbroglio!
Per l’Italia, poi, spiega Bersani, occorre una nuova finanza pubblica. A cominciare dalla Cassa Depositi e Prestiti, che deve tornare pubblica, alla faccia di Berlusconi che, nel 2003, la privatizzarono.
Energie: basta con i grandi impianti, che creano monopoli. Solo piccoli impianti, anche casalinghi. Ovviamente con le energie alternative, sole in primo luogo.
Bersani parla di “riterritorializzazione” delle produzioni. Il concetto è importante. In un mondo con l’economia finanziarizzata, dove è scomparso il legame con l’economia reale, la terra – e quindi l’agricoltura – acquista una valenza strategica. Quindi ritorno ai nostri prodotti: basta con il finto olio d’oliva extra vergine dei supermercati: una bottiglia di un litro di extra vergine di oliva vero al costo di 8 euro è già un prezzo giusto.
Basta con la pasta industriale prodotta con il grano duro estero e venduta a meno di un euro al kg. Il Sud Italia ha tante produzioni anche  il grano duro: cominciamo a pensare a organizzare le produzioni autoctone e trasformiamo nelle filiere.
Il mondo globalizzato, oggi, sta crollando. Noi possiamo salvarci. Con intelligenza, conoscenza e buona volontà.

Sull'Autore

Angelo Forgia

Angelo Forgia

Agronomo, impegnato nel sociale, amante della natura.

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