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Giornalismo: settore in crisi Eppure affascina ancora

Giornalismo: settore in crisi Eppure affascina ancora
Luglio 23
07:52 2018

Mario Nanni, in un suo libro, indica i segreti per la buona informazione. “La curiosità – scrive – è il carburante del giornalista” che vuole fare strada

Il giornalismo è in crisi per la superficialità, per la venalità, per l’ignoranza, per la scarsa passione, per l’assenza di curiosità e di senso del sacrificio dei suoi produttori. Oggi ancor più perché ci si sente giornalisti, ed anche fotografi, per aver creato un blog che ospita scritti e immagini o perché ne assicuriamo la diffusione attraverso Facebook. Tutto, ormai, viene scambiato per giornalismo. Quale quello vero?
Per non rischiare di trasformarsi in un “pappagallo”, chi comunica e informa deve mettere curiosità, intelligenza e buona volontà, allora può fare giornalismo. A fare la credibilità di un redattore concorrono anche l’onestà, la verità, la qualità della scrittura e dei contenuti. Esse costruiscono l’identità culturale e l’originalità espressiva dell’autore di un pezzo, di cui si riconosce lo stile.
Se, per un verso, la professione di giornalista attrae, per l’altro impegna molto e non sempre ottiene congruo e duraturo riconoscimento economico. Il cronista sta in un continuo stato di mortificazione nel rapporto col suo datore di lavoro; la sua dipendenza, col bello e col cattivo tempo, incide, purtroppo, nella libertà e nella dignità intellettuale del subordinato.
A quanti fanno informazione e opinione potrebbe risultare utile tenere a portata di mano un vademecum pregno di raffinata ironia, recentemente scritto dall’affermato giornalista Mario Nanni: rappresenta una guida e offre tantissimi spunti di riflessione sull’attività degli operatori della stampa. S’intitola Il  curioso giornalista (come vestire le notizie), ed. Media&Books, Roma, marzo e maggio 2018 € 19. Nanni è stato per 40 anni giornalista parlamentare per l’ANSA, infine è stato caporedattore centrale. Il suo libro è molto coraggioso perché mette in evidenza le carenze di migliaia di aspiranti professionisti, che approdano all’iscrizione all’Ordine dei giornalisti. Mario Nanni è stato più volte commissario agli esami e ha avuto un osservatorio privilegiato sulla qualità di quei concorrenti che sperano di superarli mettendo in campo anche nepotismo e familismo amorale. Dal volume viene fuori un panorama impietoso, tuttavia utile per evitare ad altri le esperienze negative facendo giornalismo con leggerezza. I cittadini fruitori dell’informazione desiderano provare il piacere di leggere o di ascoltare una notizia, non intendono annoiarsi leggendo.
L’opera di Nanni è articolata e ricca di episodi significativi dell’attività di esaminatore dei praticanti giornalisti. Leggendo il libro, mi sono sentito ancora più ignorante. Lo terrò in vista per consultarlo alla bisogna. Il volume può essere utile anche agli insegnanti di lettere che ritenessero di attivare nei propri alunni l’esercizio a raccontare in breve, a scrivere in sintesi un fatto, dotandolo degli elementi indispensabili alla conoscenza di lettori e/o ascoltatori.
“La curiosità è il carburante del giornalista – scrive Nanni –. Senza la curiosità (…) non esisterebbe il giornalismo”. Ma bisogna andare e raccontare, fare pratica e nel contempo studiare. Infatti “La pratica è il fantino, la cultura è il suo cavallo – sostiene l’autore de Il  curioso giornalista –. Alberto Moravia, prima di partecipare all’esame, si prese la licenza di scuola superiore; lo scrittore era un autodidatta. (…) Peraltro al suo primo esame per fare il giornalista, fu bocciato”. Per significare che non è indispensabile avere la laurea o aver frequentato Scienze della Comunicazione all’Università, master e scuole superiori di Giornalismo per fare il giornalista. “Occorre sporcarsi le mani, oggi non più con l’inchiostro, ma con i fatti, con l’osservazione diretta della realtà, imparare a raccontarla, guardando come scrivono gli altri, ma poi buttandosi in acqua – aggiunge Mario Nanni –. Solo così si può imparare a nuotare nel mare delle notizie. Questo mestiere non è un pranzo di gala (come usano fare tanti giornalisti citati nel caso Montante in Sicilia, ndr): richiede sudore, fatica, tempo, pazienza, coraggio, soprattutto passione e fiducia in se stessi. (…) nei confronti del potere e dei suoi esponenti, il giornalista non deve rinunciare mai alla sua etica di mestiere, o a ragionare con la sua testa”.

Sull'Autore

Ignazio Maiorana

Ignazio Maiorana

Direttore responsabile presso l'Obiettivo, Quindicinale siciliano del libero pensiero

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