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Vitalizi e pensioni d’oro: trappole in cui non dobbiamo cadere

Vitalizi e pensioni d’oro: trappole in cui non dobbiamo cadere
luglio 09
08:33 2018

E’ del tutto comprensibile la tentazione di molti di approvare la norma contro i vitalizi dei parlamentari. Sappiamo tutti che, sul piano economico, la manovra (con i pretesi 40 milioni di risparmio) è semplicemente ininfluente, ma il vero effetto è quello di punire la classe politica strappandole un privilegio deciso in altri tempi.

Quei vitalizi stabilivano un trattamento ingiustamente preferenziale verso i politici (le cui indennità non erano tassabili ma erano pensionabili!), poi le cose sono cambiate un po’ alla volta, ma molti degli attuali vitalizi nacquero sotto la stella del privilegio di casta. Questo è vero, come è vero che la classe politica merita d’essere bastonata per il modo indecente con cui ha gestito la cosa pubblica.

Sin qui ci siamo e questo spiega la simpatia che la misura riscuote presso il grande pubblico, così come la riscuote anche l’altra manovra in preparazione: quella sulle pensioni d’oro cioè da 5.000 euro in su. Ma si tratta di due polpette avvelenate che dobbiamo rimandare indietro.

Partiamo dall’inizio. Sono ormai diversi anni che alcuni economisti, ovviamente di fede neo liberista, sostengono che, per riequilibrare i bilanci dello Stato occorra fare tagli in particolare alla spesa pensionistica e che, per fare ciò, non basti ridurre la retribuzione di chi andrà in pensione, ma occorra ridurre l’importo di chi è già in pensione. In particolare, c’è chi sostiene che si debba ricalcolare sulla base del metodo contributivo le pensioni di quelli che hanno una pensione calcolata sulla base del vecchio sistema retributivo. In soldoni: ridurre le pensioni di un buon 15% (altro che superare la Fornero!).

Ma, sulla strada di questo simpatico progettino c’è un fastidioso principio giuridico che si chiama “diritti acquisiti” (lo stesso contro cui andò a schiantarsi Renzi con la sentenza della Corte Costituzionale del gennaio 2015, relatrice Silvana Sciarra).

D’altro canto, in un paese giuridicamente civile, questo è un principio inderogabile: ve lo immaginate uno Stato che prima concede una amnistia penale o un condono fiscale tombale e poi ci ripensa? Inoltre, le pensioni “d’oro” sono tali perché vengono da retribuzioni molto alte su cui sono state operate trattenute proporzionali che oggi producono quel reddito di quiescenza. Forse quelle retribuzioni erano ingiustamente alte, ma ora non ci si può fare nulla: la pensione è salario differito che prosegue sulla base del trattamento concordato quando l’interessato era in servizio e non è oggi rinegoziabile.

Peraltro, anche a voler forzare questo principio fondamentale di diritto con una forte campagna di opinione pubblica sarebbe oggi perdente perché provocherebbe la rivolta di buona parte dei pensionati e metterebbe in allarme anche altre categorie, se la questione fosse posta nei suoi termini reali. Ma se noi aizziamo la gente contro la classe politica (con la questione dei vitalizi) la cosa diventa molto più fattibile. Poi una volta fatto saltare per loro il principio dei diritti acquisiti, questo non esisterà più per gli altri e si passerà al secondo tempo: le pensioni d’oro, anche qui aizzando l’opinione pubblica contri i “ricchi” che, però, sarebbero poi risarciti abbondantemente dalla flat tax che, invece penalizzerà solo i redditi più bassi. Poi si comincerà a dire che anche una pensione da 4.000 euro, in tempi di sacrifici è una pensione d’oro, E poi una di 3.000. Poi il passo finale: portare tutti a regime contributivo (tengo a precisare che andrò in pensione con calcolo contributivo, quindi non ho alcun interesse personale nella questione: prevengo eventuali commenti sbagliati in materia).

Dunque l’attacco a vitalizi parlamentari e “pensioni d’oro” è solo la premessa della rapina del secolo in funzione schiettamente antipopolare.

Devo però riconoscere che chi l’ha pensata è una testa fine che sa di contabilità dello Stato, di diritto costituzionale, di guerra psicologica eccetera: chapeau!

Ma, essendo una testa fine, non può essere uno del vertice dei 5 stelle. Uno che dice una bestialità come: “questo non è un diritto acquisito ma un privilegio rubato” è uno che non distingue fra un Codice ed un ferro da stiro: non può avere in mente un piano così sofisticato. Nella sua totale ignoranza giuridica e nella sua rozzezza culturale è solo uno che cerca di fare un po’ di campagna elettorale a buon mercato. Ed allora mi chiedo: chi è questa testa fine che sta sobillando i 5 stelle su questa strada? Forse un buon frequentatore di Loggia? Chissà. Certo è che da un paio di anni i 5stelle frequentano sempre peggio.

Comunque per ora serve una decisa campagna di opinione a sostegno della Corte Costituzionale perché riaffermi il principio che i diritti acquisti sono diritti soggettivi in quanto tali non modificabili dallo Stato neppure quando, nei fatti, si tratti di “privilegi acquisiti” come dice qualcuno, perché poi non ci sarebbe modo di garantire nessun diritto.

Ogni tanto qualche buon libro di diritto costituzionale leggetelo.

Sull'Autore

Aldo Giannuli

Aldo Giannuli

Ricercatore in Storia Contemporanea all’Università degli Studi di Milano

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