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Vertice sui migranti: l’inizio della fine dell’Unione Europea?

Vertice sui migranti: l’inizio della fine dell’Unione Europea?
luglio 05
14:00 2018

Il vertice europeo sui migranti si è concluso in pratica con un nulla di fatto. L’apertura di “hotspot volontari” si tradurrà nella consolidata consuetudine che solo l’Italia accoglierà i migranti e tutti gli altri paesi europei non accetteranno redistribuzioni, difatti il Presidente Macron ha già affermato che questi centri dovrebbero essere solo in Italia.

Insomma la spinosa questione dei migranti sta frastagliando l’Europa come mai nient’altro aveva fatto. Nemmeno la crisi economica era riuscita a spezzare lo statu quo che era l’asse franco-tedesco (con maggiore egemonia tedesca invero). L’arrivo di Giove all’Eliseo che pur ha tentato di volgere l’asse a suo favore non è riuscito a ribaltare la situazione – con l’urlato intento di proporsi campione dell’Europa per tacere di quello implicito, utilizzarla come volano della geopolitica francese – anzi se pur con la Cancelliera Merkel in grande difficoltà, si è profilato un nuovo ostacolo ovvero il non conciliante Governo del Presidente Conte.

I continui flussi migratori, nell’ultimo anno decisamente ridotti, causati anche dalla destabilizzazione della Libia, si innestano in dinamiche politiche europee già tese portandole all’esasperazione e questo traspare anche dall’evidente nervosismo del Presidente Macron. Oppure dall’ipocrita Sanchez che si permette di insultare continuamente l’Italia sulla questione, avendo il suo paese nel passato recente macchie ben più gravi. Insulti totalmente strumentali per accreditarsi alle cancellerie europee e fare da sponda a Macron per cementificare il suo fronte interno, fatto da una maggioranza piuttosto traballante.

Chi tra tutti se la passa decisamente peggio è la Cancelliera Merkel, costretta su due fronti: quello interno e quello estero. Il suo primo ministro Seehofer della CSU è assolutamente contrario alle quote e alla redistribuzione, e ha già utilizzato parole dure – che lascerebbero intendere la caduta del suo Governo. Mentre sul fronte europeo, è consapevole di non poter essere che conciliante con l’Italia sulla questione migranti, per tenerci a bada sulla questione dei conti pubblici. Ma allo stesso tempo il nostro Governo ha tutto l’interesse che permanga la conciliante e più dialogante Merkel, perché l’eventuale caduta del Governo con magari l’arrivo dello stesso Seehofer al ruolo di cancelliere sarebbe per noi un disastro su entrambi i temi: quello dei migranti (dove potrebbe fare squadra con i quattro di Visegrad) e quello economico. Non è un mistero infatti che la CSU bavarese sia molto più intransigente che l’attuale cancelliera sulla questione dei conti pubblici. Cosa che ci costringerebbe ad uno scontro duro tout-court.

Alla luce di questo, non manca di inserirsi la superpotenza a stelle e strisce, che da parecchi anni ormai ha intrapreso una lotta economica intestina con la Germania. L’occasione è ghiotta per l’amministrazione Trump, che sostenendo l’Italia in funzione antitedesca gli copre le spalle e fomenta lo scontro. Ma non solo l’Italia, gli USA sostengono anche i paesi di Visegrad in funzione antirussa, che di riflesso fanno quello che vogliono anche in campo europeo, sicuri dell’appoggio senza sé e senza ma di Trump.

Insomma, in questo momento l’Europa sembra meno unita che mai. Ognuno pensa ai suoi interessi nazionali in chiave tattica e strategica, soprattutto per non perdere consenso e non vi è alcuna solidarietà. Tutti cercano di lasciare il cerino in mano a quello dopo, basti pensare alla Grecia lasciata crollare con disastrose riforme (salvando però le banche tedesche e francesi) o l’Italia lasciata da sola ad affrontare tutta la questione dei flussi migratori. Non c’è nessuna condivisione dei provvedimenti politici che sono messi in atto. Le distanze sono totali su ogni tema, dall’economia alla gestione dei flussi, dalle sanzioni alla Russia al rapporto con gli USA. Cosicché qualsiasi potenza straniera può permettersi di insinuarsi per spaccare il fronte europeo, tanto facilmente ormai che sembra burro che si scioglie al sole.

Quello che rimane a noi è che la situazione è insostenibile. Per l’Italia la gestione dei flussi rimane intollerabile, anche perché il documento firmato a Bruxelles non menziona minimamente i migranti economici, che sono la maggioranza. Facciamo fatica a trovare accordo sui rifugiati che sono una esigua minoranza, figuriamoci… Ma la situazione non migliora dal lato economico, l’euro non funziona e non funzionerà finche la Germania non smetterà le sue politiche mercantiliste, non può continuare a sfruttare le politiche keynesiane degli altri. Perciò, fino a quanto può durare questo giochino? Fino a quando non crollerà tutto?

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Ivan Giovi

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