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Matteo, Palermo capitale della cultura non si può sentire, credimi

Matteo, Palermo capitale della cultura non si può sentire, credimi
Giugno 19
06:48 2018

Caro Matteo (dopo le prime lettere mi permetterai di chiamarti così, visto il rapporto ormai confidenziale), se hai finito di giocare alla battaglia navale, avrei un problema da sottoporti.
Ti scrivo da Palermo, capitale indiscussa della Terronia Meridionale. E ti scrivo per sottoporti un problema dai risvolti umanitari che presto capirai. Noi meridionali, lo sai, siamo un popolo di cuore. Qualche volta troppo, e ci troviamo poi a piangere le conseguenze della nostra eccessiva generosità.
Qualche tempo fa tornò a Palermo un uomo già in età avanzata, emigrato a Roma per diversi anni ma certamente palermitano di origine. Qui infatti aveva iniziato la sua carriera, per poi tentare un salto di qualità trasferendosi nella capitale. Senza, ahimè, conseguire grandi successi, pur essendo egli convintissimo delle proprie doti.
Si trattava in realtà di un povero migrante. Pur essendo nato nella Democrazia Cristiana, infatti, era presto migrato verso la Rete, poi trasmigrò in italia dei Valori e infine approdò sulle perigliose e dissestate coste del Partito Democratico.
Tornò dunque a Palermo e noi, col cuore grande che abbiamo, cercammo di trovargli un lavoretto. Vero è che si trattava di persona anziana e in età da pensione. E, per la verità, la pensione la percepisce fin dalla tenera età di 42 anni, ma noi, te l’ho già detto, siamo generosi. E poi, si sa, gli anziani hanno bisogno di qualcosa che li faccia sentire ancora utili. Sicché, gli affidammo l’incarico di sindaco. Lui, del resto, diceva di saperlo fare, lo aveva già fatto in passato, e che danni poteva mai fare peggio del suo predecessore?
Lo facemmo dunque sindaco e, sempre per tenerlo occupato, lo mettemmo a giocare con le macchinine. Mai idea fu più disgraziata, Matteo caro: si mise in mente di chiudere praticamente mezza città e di tagliare contemporaneamente i mezzi pubblici, fece un trasporto tranviario monco e succhiasangue, aprì cantieri ovunque (lo sai quanto le persone anziane amino i cantieri e uno o due sarebbero stati ancora accettabili, così lo avremmo fatto contento, ma a lui non bastavano mai!), però in compenso voleva aprire i porti dopo che tu li avevi chiusi.
Quando si raggiunge una certa età, si vorrebbe rivivere i fasti della gioventù, si vorrebbero riassaporare i vigori e la gloria di un tempo, e così siamo finiti a candidarci a capitale di qualunque cosa: Palermo capitale dei giovani (Mattè, tu lo capisci da solo, qua c’è un’emorragia di gioventù che fa spavento, se ne vanno in diecimila all’anno, solo il pensiero faceva ridere!), poi Palermo capitale dello sport (ti rendi conto di quant’è ridicolo per un posto dove la piscina comunale funziona un giorno sì e un mese no e un impianto come il velodromo è inagibile da anni, e non ti parlo di altre strutture se no facciamo notte) e infine Palermo capitale della cultura.
Matteo, Palermo capitale della cultura non si può sentire, credimi. La monnezza che arriva al primo piano che fa, la passiamo come installazione artistica odorifera? Le strade sventrate le passiamo come scavi preromanici? I monumenti lasciati al degrado e all’incuria spesso perfino non visitabili, sono un modo creativo di ritorno alla natura?
Per non parlare dei cosiddetti eventi! Una tragedia. Permessi per posti dove non c’è nessuna sicurezza, tranne poi trasmigrare altrove all’ultimo secondo; eventi annullati last minute, con gli artisti già pronti ad esibirsi perché manca un foglio, un timbro, un permesso, da una burocrazia lenta e farraginosa.
Solo le figure di merda, quelle sì, riuscitissime. Bisogna dare atto.
Quindi, Matteo, basta. Questo problema non lo possiamo più gestire noi. Ci avete lasciati soli, ma il problema riguarda voi, principalmente voi. Avete allevato quest’uomo in cattività, all’interno dei partiti, e ora non è pensabile lasciarlo libero in natura. No, no, non cominciamo a dare la colpa ai governi precedenti e bla e bla e bla. Il problema va risolto e affrontato. Dobbiamo andare avanti pure noi, Matteo, e l’ultimo danno è di 42 milioni di euro, e tu capisci da solo che non è come rompere il vaso di ceramica di Caltagirone.
Io ti prospetto una soluzione, Matteo. Dobbiamo farci carico tutti del problema. Tutti. Quindi facciamo così, ve lo tenete due settimane tu e due settimane Di Maio. E se la cosa diventa troppo pesante, ogni tanto gli fate fare un weekend da Toninelli. Soltanto, per carità, non lo mandate da Enzo Moavero Milanesi: in certi momenti (sai come sono gli anziani) s’è autodefinito uno statista e ha pure aspirato al ministero degli esteri.
Pensaci, Matteo. E pensaci in fretta perché qua la faccenda è grave. Sì, lo so, lo so, hai ragione tu, non possiamo accoglierli tutti. Ma questo tiene pure la cittadinanza e sta veramente diventando un problema. Quindici giorni tu e quindici giorni Di Maio. Noi, ormai abbiamo fatto il nostro, quello che potevamo e anche di più. Ora tocca a voi.
Con immutato affetto, la nostra faccia eccetere eccetera.

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Vania Lucia Gaito

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