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Piersanti Mattarella e il livore del PD verso i grillini

Piersanti Mattarella e il livore del PD verso i grillini
giugno 08
14:52 2018

In questo articolo proviamo a descrivere “l’anatomia patologica” del Partito Democratico, ovvero il perché di tanto livore, da parte dei dirigenti di questo partito, verso i grillini. Il vero problema non è la ‘vendetta’ per quello che hanno subito dal Movimento 5 Stelle quando governavano: il vero problema è che i dirigenti del PD sanno di aver sbagliato, di avere torto, ma non lo possono ammettere…

Angelo Forgia

Giuseppe Conte non sa questo, Giuseppe Conte non sa quello. In queste ore i commenti sull’attuale Presidente del Consiglio dei Ministri, da parte degli esponenti della Sinistra (o presunta tale), si sprecano. Il fatto che non abbia pronunciato il nome dell’ex Presidente della Regione, Piersanti Mattarella, ha scatenato un putiferio. Rivolgendosi al Presidente della Repubblica, il nuovo capo del Governo ha chiamato il fratello di Mattarella “congiunto”: apriti cielo!
Una banalità è stata la scusa per creare un caso politico. La cosa comica è che personaggi che, pur professandosi impegnati in politica nel cattolicesimo sociale, sono lontani anni luce dall’esperienza di Piersanti Mattarella, si sono indignati! Dimenticando che, nella vita – e quindi anche nella vita politica – sono gli atti che contano e non le semplici professioni di fede.
Tra l’altro, Piersanti Mattarella, oltre che seguace di Aldo Moro, è stato, da uomo politico del Sud e da Presidente della Regione siciliana, un meridionalista e uno strenuo difensore dell’Autonomia siciliana. I dirigenti del PD che, in queste ore, attaccano il capo del Governo per non aver pronunciato il nome dell’ex Presidente della Regione, non sono né meridionalisti, né difensori dell’Autonomia siciliana: al contrario, da governanti, i dirigenti del Partito Democratico hanno affossato il Mezzogiorno e l’Autonomia siciliana.
E’ interessante chiedersi il perché di tutto questo livore, da parte dei dirigenti del PD, nei riguardi del Movimento 5 Stelle. Sulla rete leggiamo qua e là – soprattutto tra i pochi elettori che ancora votano per il Partito Democratico – che, sentendosi offesi per tutto quello che hanno subito dai grillini quando governavano l’Italia, i dirigenti del PD si stanno togliendo i classici sassolini dalle scarpe.
Noi non pensiamo che la motivazione sia questa. Noi pensiamo che il livore, misto all’invidia, espressa dai dirigenti del PD nei riguardi del nuovo Governo dipenda da altro. Da cosa? In primo luogo dal fatto che i dirigenti del PD hanno capito di avere commesso errori clamorosi.
Sanno che Renzi, sulle politiche del lavoro (leggere Jobs Act), sulla scuola, sull’università, sui migranti, sulle pensioni ha sbagliato tutto. Ma non lo possono dire. Non possono parlare perché, se oggi si trovano eletti in Parlamento, lo devono proprio a Renzi, che alle ultime elezioni politiche ha piazzato in lista, in oltre il 90% dei casi, tutti i suoi sodali.
Chi è stato con Renzi, chi è stato rieletto con Renzi come fa a contraddirlo? Questo è il primo rammarico: sanno di avere sbagliato, sanno che le ‘esaltanti’ prassi liberiste fatte proprie da Renzi sono in totale contraddizione con un partito – il PD – che dovrebbe difendere i valori della sinistra, ma non lo possono dire.
Il loro dramma è che si rendono conto che anche una parte consistente del proprio elettorato ha capito: non a caso questi elettori che hanno abbandonato il Partito Democratico hanno votato per il Movimento 5 Stelle. Da qui l’invidia e il livore: l’invidia perché i grillini riescono a parlare con quello che è stato il loro elettorato; e il livore di chi, pur capendo e sapendo di avere sbagliato, non può tornare indietro.
Ormai il PD è entrato a far parte, a tutti gli effetti, della ‘Grande famiglia’ dei socialisti europei venduti all’Unione Europea dell’euro, o meglio, alla UE controllata dalle multinazionali. Come i socialisti tedeschi, ormai che ha perso credibilità, anche il PD è un partito che ha tagliato i legami con il passato per abbracciare un incerto futuro.
In questo scenario, non potendo più tornare sui propri passi, ai dirigenti del Partito Democratico non resta che sperare nel fallimento dell’esperienza di Governo del Movimento 5 Stelle e della Lega. Pur sapendo che è corretto eliminare la legge Fornero, pur sapendo che il Jobs Act, come direbbe Fantozzi, “è una cacata pazzesca”, pur sapendo di aver sbagliato tutto sulla scuola, pur sapendo che il reddito di cittadinanza è giusto, i dirigenti del Partito Democratico sono costretti a difendere ciò che, ormai, anche loro stessi hanno capito essere una sommatoria informe di errori.
Ma ormai non possono tornare indietro. Possono solo andare avanti, pur sapendo che andranno a sbattere.
La nostra tesi potrebbe sembrare un po’ bizzarra. Ma vi invitiamo a rispondere alla seguente domanda: credete veramente – per citare un esempio – che i dirigenti del PD dell’Emilia Romagna e, in generale, delle Regioni del Centro amministrate dal Partito Democratico non abbiamo capito che il CETA arrecherà danni enormi alla produzione di prosciutto crudo?
Il CETA, per la cronaca, è il trattato commerciale internazionale tra Unione Europea e Canada. Certo, il passato Governo nazionale di centrosinistra – quello che si preoccupa che nel programma del Governo Conte-Di Maio-Salvini “si parla poco del Sud” – sottoscrivendo il CETA, per il 90%, nell’export verso il Canada ha agevolato imprese agro-alimentari e prodotti agricoli del Centro Nord Italia, penalizzando imprese agricole e produzioni agricole del Mezzogiorno. Ma questo è normale in un’Italia che, dal 1860, penalizza sistematicamente il Sud.
Il problema – per le Regioni italiane del Centro ancora oggi a trazione PD – è che tutti noi, quindi anche loro, ci dovremo ‘sciroppare’ i prodotti canadesi. Il grano duro del Canada, che a parole nessuno vuole più, lo faranno arrivare comunque, magari su navi di altri Paesi, dicendo che il grano è di quei Paesi; ma oltre al grano duro arriveranno anche i prosciutti: anzi, sono già arrivati. E con la povertà che c’è in Italia i prodotti canadesi, che costano meno della metà di quelli italiani di qualità, troveranno mercato, ‘ammazzando’ le produzioni locali che si dovranno adeguare a scapito della qualità.
Chi ha capito che il CETA distruggerà quello che resta dell’agricoltura italiana sono stati i grillini, che infatti hanno osteggiato questo truffaldino trattato commerciale internazionale al Parlamento Europeo e al Parlamento italiano. Anche in questo caso i dirigenti del PD sanno di essere nel torto, ma non lo possono ammettere.
Così non gli resta che sperare nel fallimento del Governo Movimento 5 Stelle-Lega. Perché ogni cosa che il nuovo Governo riuscirà a realizzare – dal reddito di cittadinanza alle pensioni, dalla scuola alle università, dal lavoro agli interventi nel Sud – sarà un colpo al PD (e voti in meno allo stesso partito).
Insomma, al PD non rimane che sperare che l’Italia peggiori: perché solo nel peggio gli italiani si potrebbero ricordare di loro…

Sull'Autore

Angelo Forgia

Angelo Forgia

Agronomo, impegnato nel sociale, amante della natura.

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