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CAFFE’ AMARO/Verso Mosul

CAFFE’ AMARO/Verso Mosul
maggio 11
14:35 2018

Dopo l’infruttuoso incontro con Trump a Washington, pare che Macron avesse predetto: gli Stati Uniti lasceranno l’accordo sul nucleare iraniano e questa decisione porterà alla guerra. Potrebbe esser stato lungimirante: sinora tra Israele e Iran in Siria c’era stata solo una guerra ombra, nascosta dentro il conflitto siriano – dal 2012 gli israeliani hanno lanciato più di 100 strike su presunti obiettivi iraniani in Siria – ora la guerra è aperta e non è chiaro sin dove si spingerà. Sinora era stata probabilmente proprio l’adesione americana al trattato nucleare a frenare Teheran: per esempio, dopo l’attacco di febbraio alla base T4 di Palmira, che all’Iran fece un danno enorme, distruggendo la flottiglia dei droni e uccidendone il comandante, la minaccia immediata di ritorsione iraniana non si era però consumata; ora è bastato invece un raid minore, due ore dopo l’annuncio di Trump, di Israele contro i pasdaran a sud di Damasco, a far scattare dalla Siria la risposta – la prima direttamente attribuibuita dagli israeliani ad Al Quds, l’unità d’élite dei pasdaran – e la contro-ritorsione israeliana che, stando al ministro della difesa Lieberman, ha distrutto quasi tutte le recenti infrastrutture iraniane in Siria. Per dirla con Ian Bremmer (intervista a Vanity Fair) l’Iran ora si è tolto i guanti bianchi.
Ma forse era proprio questo ciò a cui Trump e i suoi alleati regionali (Israele, Arabia Saudita) puntavano. Credo che l’Europa debba seriamente chiedersi – e non solo per qualche automobile in più da vendere agli iraniani, ma anche perché poi i profughi arrivano da noi, mica negli Usa, con l’impatto loro malgrado sulle campagne elettorali che è ben noto – se davvero questa volta non gli convenga fare di tutto per opporsi a tutto questo. Che, temo, è solo agli inizi. Tra 3 giorni l’ambasciata USA si sposterà a Gerusalemme, che – piaccia o no – è ancora la terza città santa dell’Islam; mentre finito a Yarmouk, è molto probabile che Assad faccia del sud, al confine con Israele (Quneitra, Golan) la prossima tappa della sua guerra per riprendersi tutta la Siria. E l’Iran sarà ancora una volta al suo fianco.
Penso questo mentre viaggio verso una Mosul alluvionata, per seguire le prime elezioni irachene dopo la sconfitta, proclamata, dell’ISIS. E pensare che basterebbe forse restituire dignità e un un filo di futuro a queste popolazioni.
Verso Mosul, incrocio file di tir, a perdita d’occhio, cariche dei rottami scavati fuori dai crateri delle bombe per liberarla. Tra i 9 e gli 11mila civili sarebbero rimasti uccisi. E nessuno, ancora, sembra essersi fatto carico di un progetto di ricostruzione.

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Lucia Goracci

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