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SICILIA/Bilancio e Finanziaria della Regione 2018 tra sopravvivenza e sottosviluppo

SICILIA/Bilancio e Finanziaria della Regione 2018 tra sopravvivenza e sottosviluppo
Maggio 04
08:00 2018

 

Pensavamo che con il Governo di Rosario Crocetta la Regione aveva toccato il fondo. Ci siamo sbagliati. Leggendo il Bilancio e la Finanziaria 2018 approvati dall’Assemblea regionale siciliana dobbiamo prendere atto che si può scendere ancora. Perché in Sicilia le vie del sottosviluppo, culturale prima che economico, sono infinite…

Come commentare la manovra economica e finanziaria 2018 approvata dal Parlamento siciliano? Con una sola parola: sopravvivenza. Attenzione: sopravvivenza della politica che oggi governa la Sicilia, non certo dei siciliani, per i quali non si arresta certo la parabola discendente.
La nostra Isola sprofonda: l’industria è scomparsa, l’agricoltura è in ginocchio, le attività commerciali locali sono sempre più fagocitate dalla Grande distribuzione organizzata. L’artigianato segna il passo. Cresce la disoccupazione. I giovani laureati lasciano la Sicilia. Gli altri si arrangiano come capita. Si sopravvive. L’unica certezza è l’incertezza.
Non parliamo delle pubbliche amministrazioni. La Regione siciliana certifica il fallimento di se stessa. Le Province sono alla canna del gas. I Comuni, piuttosto che fornire servizi ai cittadini, aumentano tasse e imposte locali e lasciano indietro i deboli. Anche se non mancano i paradossi: come i 220 milioni di euro per i disabili gravi, diventati 13 mila.
Il Presidente della Regione siciliana ‘scivola’ in Aula con una frase infelice: tanto basta per passare dalla ragione al torto. E’ infelice la frase condita con un “se non ci fossero” i disabili gravi e gravissimi. Sarebbe bastato dire: “Stiamo verificando se nella nostra Isola ci sono tredicimila disabili gravissimi”. Così, invece di parlare dei controlli su una cifra iperbolica – 440 miliardi di vecchie lire per i disabili gravissimi, nella Prima Repubblica sarebbe stato un fatto inusitato – si parla dello ‘scivolone’ di Musumeci. Mah…
In questa Sicilia ‘boccheggiante’ è arrivata la manovra economica e finanziaria del Governo di Nello Musumeci e di un’Assemblea regionale siciliana autoreferenziale, dedita a salvaguardare le posizione personali, senza maggioranza e senza opposizione: solo una massa indistinta di 70 parlamentari che tirano a campare per altri cinque anni.
Nel complesso, il Parlamento siciliano ha approvato una manovra economica e finanziaria senz’anima, senza una strategia, senza futuro. Nel Bilancio hanno ‘infilato’ le spese obbligatorie: la sanità, gli stipendi dei dipendenti regionali, i fondi per i Comuni e le Province, il Bilancio interno dell’Assemblea regionale e una serie di ‘operazioni’ speculative che si ritrovano anche nella Finanziaria.
Non conosciamo il consuntivo 2017, che arriverà a giugno. Non sappiamo quanto è stato speso, lo scorso anno, nella sanità. Ma un dato salta agli occhi: se nelle previsioni del 2017, per la sanità siciliana, erano disponibili 9 miliardi e 200 milioni di euro, per il 2018 la previsione di spesa è pari a 8 miliardi e 300 milioni di euro.
Non sappiamo se il ‘risparmio’ di 300 milioni di euro sulla spesa sanitaria siciliana sia dovuto a un taglio operato dalla Regione o da un taglio operato dallo Stato. Ricordiamo che Roma eroga alla Regione siciliana solo una parte dei fondi per la sanità: circa 2,2 miliardi: altri 2 miliardi e rotti arrivano dall’IRAP (e quindi dalle imprese siciliane), mentre il resto è a carico della Regione.
Quello che bisogna capire, come già accennato, è se i 300 milioni di euro in meno sono stati ‘risparmiati’ dalla Regione di Nello Musumeci o dallo Stato.
In ogni caso il taglio di fondi a una sanità siciliana ridotta all’osso è un atto di criminalità politica allo stato puro. Basti vedere lo stato dei Pronto Soccorso della nostra Isola: il 50% dei medici in meno, pochi infermieri, pochi ausiliari, pazienti che aspettano un giorno intero prima di essere visitati, assenza di posti letto negli ospedali che, alla fine, determinano il caos negli stessi Pronto Soccorso che non sanno più dove mettere i malati. Un disastro. Come si fa, in queste condizioni, a tagliare altre risorse?
In questo contesto va messa nel conto la follia di utilizzare quasi oltre 100 milioni di euro di fondi della sanità pubblica siciliana per pagare le rate dei mutui che dovrebbero essere pagate dall’amministrazione regionale.
Non solo: con i fondi della sanità pubblica si paga pure l’ARPA, l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale: altri 30 milioni di euro circa tolti agli ospedali pubblici.
E non è finita: le Aziende Sanitarie Provinciali e le Aziende ospedaliere pagano i dipendenti di una società regionale – la SAS – per fornire servizi inventati dalla politica per tenere in piedi la stessa SAS. Altri soldi tolti agli ospedali pubblici e ai Pronto Soccorso: follia allo stato puro!
In questo contesto le aggressioni dei cittadini inferociti ai medici e agli infermieri dei Pronto Soccorso sono ormai all’ordine del giorno. Il problema è che nessuno spiega a queste persone che la responsabilità dell’attuale caos nei Pronto Soccorso non è dei medici e degli infermieri, ma di una politica imbelle che, proprio in queste ore, pensa di militarizzare i Pronto Soccorso della Sicilia. Non più medici, più infermieri e più posti letto: ma più guardie giurate per ‘contenere’ la furia dei cittadini che si ribellano a una sanità gestita in modo pessimo dalla politica. Siamo al delirio!
Ma i problemi non riguardano solo una sanità allo sbando. Con molta probabilità, Bilancio e Finanziaria 2018 sanciscono il fallimento delle nove Province siciliane che quest’anno – dovrebbe cominciare tra qualche settimana la Provincia di Siracusa – dichiareranno il default.
Parlano i ‘numeri’. Solo per pagare gli stipendi ai circa 6 mila dipendenti delle nove della Sicilia servirebbero almeno 200 milioni di euro all’anno. La manovra 2018 ha stanziato 20 milioni di euro. Impossibile andare avanti.
Si andrà, come già accennato, al default. Risultato: per continuare ad esistere – cioè per continuare a pagare lo stipendio ai 6 mila dipendenti delle Province siciliane – non resterà che mettere le mani nelle tasche dei siciliani: saranno i cittadini siciliani, con nuove tasse e nuove imposte che debbono ancora essere inventate (le Province non hanno capacità impositiva: quindi dovranno trovare qualche formula nuova) a pagare la sopravvivenza delle Province.
Lo stesso discorso vale per i Comuni. Fino a prima dell’avvento del disastroso Governo regionale di Rosario Crocetta, il Fondo regionale per le Autonomie locali ammontava a circa 900 milioni di euro all’anno. Nel 2016 è stato ridotto a 340 milioni di euro. Nel 2017 a 280 milioni di euro.
Con l’attuale manovra il Fondo per le Autonomie locali è stato riportato a 340 milioni di euro. Ma sono fondi insufficienti per i bisogni dei Comuni. Che significa tutto questo? Semplice: che anche in questo caso saranno i cittadini siciliani a pagare con nuove tasse e nuove imposte comunali. Una vergogna!
Nella Finanziaria c’è un pacchetto di iniziative per l’agricoltura. Di che interventi si tratta? Per lo più provvidenze per le aziende agricole che hanno subito danni. Giusto, per carità. Ma, anche in agricoltura, non c’è programmazione: tutto è rinviato al Piano di sviluppo rurale. Nessuna legge di settore, nessun intervento mirato. Non c’è, per esempio, una strategia per rilanciare il grano duro della Sicilia. E non c’è nulla per la valorizzazione dei grani antichi.
Un errore strategico, soprattutto alla luce del no di alcune grandi industrie – almeno sulla carta – al grano duro canadese.
Da segnalare alcune cose veramente strane. Come la norma che dovrebbe sancire il passaggio dei dipendenti del Parco dei Nebrodi nel Corpo Forestale della Regione. Una norma bizzarra che trasforma personale di cui si conosce poco o nulla in Polizia giudiziaria, perché il Corpo Forestale è un organo di Polizia giudiziaria.
Siccome il Parco dei Nebrodi non ha i soldi per pagare questi dipendenti e, contestualmente, il Corpo Forestale è carente di personale, si attua il ‘travaso’. Non concorsi per il Corpo Forestale della Regione per i giovani agronomi e laureati in Scienze forestali, ma il ‘travaso’ dei dipendenti del Parco dei Nebrodi nel Corpo Forestale. Semplicemente vergognoso!
Bizzarra anche la norma sul pensionamento dei dipendenti della Regione. Per loro, per altri tre anni, niente applicazione della normativa nazionale. Traduzione: dovrebbero andare in pensione prima rispetto ai dipendenti pubblici del resto d’Italia. Possibile?
Ma se Bilancio e Finanziaria 2018 non contengono norme per lo “sviluppo”, presentano, invece, molte norme per il “sottosviluppo”. Due esempi ci danno la misura di quella che Leonardo Sciascia chiamava “l’irredimibilità della Sicilia”.
I 180 milioni di euro per pagare i precari dei Comuni che non hanno mai vinto un concorso, ma che sono il frutto di clientelismo politico e sindacale: e tanto basta.
L’assunzione, per chiamata diretta, degli oltre 2 mila precari ex PIP nei ranghi della Resais, una società regionale degli anni ’80 del secolo passato che avrebbe dovuto essere liquidata.
Che speranze ha la Sicilia? Che speranze hanno i giovani?

Sull'Autore

Angelo Forgia

Angelo Forgia

Agronomo, impegnato nel sociale, amante della natura.

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