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I giochini di Di Maio e il Pd

I giochini di Di Maio e il Pd
aprile 10
15:45 2018

Dopo le elezioni, il Pd, con un risultato molto negativo, e dopo una campagna elettorale condotta contro il M5S e la destra, che hanno guadagnato voti anche a spese dello stesso Pd, non poteva che assumere la posizione che ha assunto come forza di minoranza: un’opposizione ferma, ma costruttiva. È trascorso più di un mese dal 4 marzo, il Presidente della Repubblica ha fatto le consultazioni con l’esito che sappiamo. In questo mese, il comportamento dei cosiddetti “vincitori” (senza maggioranza) è stato sconcertante. Soprattutto, il comportamento di Di Maio e soci, con l’indecente trovata del contratto da fare tra lui e la Lega o il Pd. Dopo che la lega ha detto che andrebbe all’incontro con Di Maio e si poteva svolgere con la destra unita, il M5S ha detto No perché c’è Berlusconi. Io dico invece che hanno detto No anche perché Salvini parlava per conto di una destra al 37% e non di una Lega al 17%. Quindi una destra che poteva rivendicare la presidenza. Ora, basta leggere i giornali di oggi, pare che Di Maio e i 5S vogliano trattare con il Pd. Cosa rispondere? Certo, non come risponde il capogruppo del Pd al senato Marcucci, il quale ha detto: siamo all’opposizione e ci auguriamo che la Lega e i 5S facciano subito il governo. Cioè, dovrebbero fare subito quello che i “vincitori” non riescono a fare. Sciocchezze. A mio avviso, il Pd dovrebbe dire al Presidente della Repubblica cosa può fare per dare al Paese un governo e non può ripetere quel che ha detto il Marcucci. Ecco perché, sempre a mio avviso, il Pd deve misurarsi con 5S. Non per firmare contratti con Di Maio, ma per verificare – nero su bianco – quali sono le posizioni dell’uno e dell’altro su temi essenziali. La Costituzione e la democrazia parlamentare, l’Europa, l’economia, il welfare, la giustizia (di cui non si parla mai). E si dovrebbe anche discutere come scegliere un Presidente del Consiglio, che possa essere garante per tutti. Come è noto, la Costituzione dice che a nominare il Presidente del Consiglio è il Capo dello Stato. Il quale, certamente, tiene conto delle cose delle cose che ascolta nelle consultazioni. È questa, sempre a mio avviso, una verifica per testimoniare in concreto le condizioni per una trattativa dopo le consultazioni. Una forza politica che si colloca all’opposizione, deve sempre motivare in concreto, sulla base di fatti incontrovertibili, perché resta all’opposizione o perché va al governo o lo sostiene. È l’abc di un partito democratico.

Sull'Autore

Emanuele Macaluso

Emanuele Macaluso

Politico, sindacalista e giornalista italiano

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