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L’inghippo del Rosatellum e il nuovo Governo: cos’hanno combinato al Quirinale?

L’inghippo del Rosatellum e il nuovo Governo: cos’hanno combinato al Quirinale?
Marzo 05
22:06 2018

Il Presidente della Repubblica non avrebbe dovuto firmare, in prima battuta, la nuova legge elettorale. Ha avallato una legge immorale. E ha lasciato intendere che il ‘Patto’ tra Renzi e Berlusconi – che pensavano di prendere i seggi per dare vita al Governo dell’inciucio – non sarebbe stato ostacolato. Ora che PD e Berlusconi hanno perso il Quirinale pensa di semplificare tutto sacrificando Renzi…

Angelo Forgia

In queste ore travagliate, mentre la vecchia politica affonda sotto i colpi del Movimento 5 Stelle, un elemento appare chiaro: la via per arrivare alla formazione di un nuovo Governo per l’Italia non sembra facile. Si parla di un monocolore grillino appoggiato all’esterno dal PD senza Matteo Renzi. Ma quest’ultimo scalcia un po’: dice che si dimetterà solo dopo la nascita del nuovo Governo. L’idea che il ‘suo’ Partito Democratico appoggi un Governo del Movimento 5 Stelle non gli piace affatto.
Non ha tutti i torti. Perché, in realtà, l’inghippo che si sta creando non è solo figlio di Renzi: è figlio di una legge elettorale – il Rosatellum – che, alla fine, ha messo d’accordo tutti: PD renziano, Berlusconi, la Lega di Salvini e persino il Movimento 5 Stelle. E naturalmente il Quirinale.

La legge elettorale  è stata messa su da Renzi e Berlusconi, che pensavano di raggiungere i numeri per dare vita a un Governo dell’inciucio PD-Forza Italia. Renzi era convinto che avrebbe preso almeno il 25% dei consensi; Berlusconi, a propria volta, dava Forza Italia davanti alla Lega e contava di prendere non meno del 20%.
Insieme, PD e Forza Italia avrebbero governato, perché con il 45% pensavano di incassare la maggioranza dei seggi al Senato e alla Camera.
Berlusconi era così sicuro del fatto suo che, pochi giorni prima del voto, pensava di portare a se  i parlamentari grillini appena eletti e già esclusi in partenza.
Alla Lega di Salvini il Rosatellum è piaciuto: la sapeva più lunga dell’ex Cavaliere ed era convinto che, al Nord, avrebbe battuto Forza Italia e che, alla fine, avrebbe preso più voti di Berlusconi. I fatti gli hanno dato ragione.
Anche i grillini, alla fine, si sono accodati al Rosatellum. E, dal loro punto di vista, hanno fatto bene: erano convinti di vincere con qualunque legge elettorale: e anche in questo caso i fatti gli hanno dato ragione.
E’ evidente che di questo progetto – con riferimento alla possibile ‘Grande coalizione’ tra PD e Forza Italia – era informato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
E infatti Mattarella, contrariamente a quello che avrebbe dovuto fare, non ha fatto nulla per fermare l’approvazione della legge elettorale Rosatellum, come abbiamo già scritto nei giorni scorsi.
Sia chiaro: non è il Quirinale che deve decidere sulla costituzionalità di una legge: a meno che non ci siano fatti incostituzionali eclatanti: dei problemi controversi di possibili profili di incostituzionalità si occupa la Corte Costituzionale, in presenza di eventuali ricorsi.
Nel caso del Rosatellum, però, c’era un aspetto che il Presidente Mattarella non avrebbe dovuto ignorare.
‘Bocciando’ la precedente legge elettorale (Porcellum), la Corte Costituzionale (della quale lo stesso Mattarella faceva parte!) invitava il Parlamento a ridare la parola ai cittadini in materia di scelta dei candidati alla Camera e al Senato.
Il vecchio Parlamento di ‘nominati’ si è guardato bene dall’ottemperare a questa prescrizione. Per carità: ha fatto le cose per bene, evitando grossolanità incostituzionali: ma ha aggirato il problema, concedendo un terzo di parlamentari da eleggere con il maggioritario e i restanti due terzi con il proporzionale.
La cosa è stata fatta bene: il Presidente Mattarella solo forzando un po’ la mano avrebbe potuto sottolineare elementi di incostituzionalità. Strada impervia: tecnicamente e politicamente (avrebbe dovuto mettersi contro il PD di Renzi: cioè contro il suo partito).
Oltre a una questione tecnica – aggirata con abilità da chi ha inventato il Rosatellum – c’era una questione morale: con metodi da Azzeccagarbugli, infatti, il Rosatellum, come già ricordato, aggira a bella posta le prescrizioni della Consulta sulla scelta dei parlamentari, che, anche con la nuova legge elettorale, rimangono prerogativa delle segreterie dei partiti e non dei cittadini-elettori!
Che avrebbe dovuto fare, a nostro modesto avviso, Mattarella? Semplice: rinviare il testo del Rosatellum alle Camere. Renzi, Berlusconi, la Lega e gli stessi grillini avrebbero fatto finta di ‘aggiustare’ qualcosa e avrebbero rimandato il testo al Quirinale. A questo punto Mattarella avrebbe dovuto firmare la legge, lasciando, però, una ‘traccia’ politica precisa:
“Io, Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica, vi dovevo segnalare questa anomalia: e lo dovevo fare per far sapere a tutti che non ho nulla a che vedere con il ‘Patto per l’inciucio’ di Renzi e Berlusconi, che pensano di governare insieme dopo le elezioni. Anche perché, se dovessero perdere le elezioni – cosa che si è verificata – che cosa dovrei fare?”

E siamo arrivati ai nostri giorni. Il Presidente della Repubblica non ha fatto passare, firmandola, una legge elettorale immorale: gia con due terzi di parlamentari eletti direttamente con l’uninominale e un terzo nelle liste bloccate sarebbe stata una forzatura: figuriamoci con la formulazione attuale: un terzo con l’uninominale e due terzi di parlamentari “nominati” alla faccia del Porcellum ‘bocciato’ dalla Corte Costituzionale!  L’inchiappo non l’hanno combinato i grillini, che questa legge l’hanno accettata perché convinti di vincere; e nemmeno Salvini, al quale Renzi e Berlusconi hanno offerto, su un piatto d’argento, quasi tutti i collegi uninominali del Nord.
L’errore l’hanno commesso Renzi e Berlusconi: con lo stesso Mattarella che ha avallato una legge elettorale immorale!
Ora il Quirinale si vorrebbe sbarazzare di Renzi e di Berlusconi, ‘incassando’ le dimissioni del segretario del PD che, senza combattere, dovrebbe dire addio alla sua carriera politica, a quarant’anni, per togliere la castagne dal fuoco al Presidente della Repubblica e ai suoi consulenti. Magari per convincere un PD ormai allo sbando ad appoggiare dall’esterno un Governo monocolore grillino.
Il gioco è pericoloso. Perché il duplice obiettivo di sbarazzarsi di Renzi e, contemporanemente, di ‘ingabbiare e logorare’ i grillini in un Governo ‘europeista’, con Luigi Di Maio che inizia a prendere ordini da Mario Draghi, ci sembra un sogno un po’ irrealizzabile.
Anche perché Di Maio (e chi lo consiglia) ha già dimostrato di essere abilissimo fuori dal ‘Palazzo’: figuriamoci se, a Palazzo Chigi, si farà fregare…

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Angelo Forgia

Angelo Forgia

Agronomo, impegnato nel sociale, amante della natura.

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